Le elezioni, la crisi e il paese

www.ilriformista.it del 30 maggio 2011

Emanuele Macaluso ( 31 maggio 2011 )

"I risultati dei ballottaggi non consentono inutili divagazioni, non servono né i se, né i ma..."

Le elezioni, la crisi e il paese

I risultati dei ballottaggi non consentono inutili divagazioni, non servono né i se, né i ma...

I risultati dei ballottaggi non consentono inutili divagazioni, non servono né i se, né i ma. La sconfitta del Pdl e della Lega è netta. Le dichiarazioni di Cicchitto e altri nelle Tv sono penose. L’incapacità di dire la verità anche a se stessi è impressionante. Alla vigilia del voto mi ha colpito il fatto che il candidato del Pdl a sindaco di Napoli, Lettieri, non voleva Berlusconi per la chiusura della campagna elettorale. Il Cavaliere invece è andato e il risultato per la destra è molto più disastroso che a Milano. In attesa dei ballottaggi, i notabili del Pdl avevano in coro invocato la “costruzione del Partito”: il Cavaliere “non basta più”, dicevano. Ma le due cose, Berlusconi e il partito, sono incompatibili: l’uno nega l’altro. Il berlusconismo è un fenomeno che ha al centro il culto della personalità, il populismo fondato sul carisma del capo, collocato al vertice di una piramide in cui si ritrovano circoli, clan, lobby, interessi piccoli e grandi e persone di ogni ceto che comunque e con chiunque vogliono sbarrare la strada alla sinistra.
I notabili che chiedono la “riforma” del Partito non escono dalla logica della piramide.
Frattini chiede un “direttorio” in cui si ritrovino tutte le “correnti” che non sono correnti. Infatti nel Pdl non c’è un contrasto politico ma un groviglio di potentati. Metterli attorno a un tavolo, sempre col Capo che media, non cambia nulla.
La verità è che queste elezioni amministrative parziali hanno assunto un eccezionale rilievo perché si sono svolte nel corso di una crisi sociale e politica profonda.
E lo stesso Berlusconi, aprendo la campagna elettorale a Milano, aveva chiesto espressamente un voto sul governo. Io non so cosa farà il Presidente del Consiglio e cosa farà la Lega, inequivocabile invece è l’acuirsi della crisi politica, e l’ulteriore indebolimento di questo governo, nel momento in cui si parla di mettere mano a una manovra di 40 miliardi di euro e si preannunciano nuovi scossoni all’economia globale. L’esigenza di intese europee e di un rapporto con gli USA e altre potenze è sempre più stringente. Ma, diciamo le cose come stanno: il prestigio internazionale del presidente del Consiglio è sottozero. Cosa fare? Nella maggioranza si continuerà a recitare giaculatorie sul Cavaliere perseguitato? In questo quadro politico c’è chi pensa ancora alla “riforma” punitiva della Giustizia?
L’opposizione ha certamente vinto lo scontro elettorale, anche nelle dimensioni politiche a cui ho accennato, ma non è oggi in grado di proporre un’alternativa e chiedere elezioni. A mio avviso occorre un governo, senza ribaltoni, in grado di aprire un dialogo trasversale per affrontare l’emergenza economica e sociale. Forse, questa mia, è una predica al vento. Ma, se si pensa di tirare a campare si va a sbattere. E a perdere è il paese.

Materiale: