Sotto choc

www.ilriformista.it del 31 maggio 2011

Alessandro De Angelis ( 01 giugno 2011 )

"Day after. II premier annuncia la riforma del fisco e attacca Tremonti: «Lui propone, io decido». Ma nel Pdl è caos. Slitta la nomina di Alfano al partito. Bossi sul governo: «Avanti, non so se tranquilli»..."

Sotto choc


Day after. II premier annuncia la riforma del fisco e attacca Tremonti: «Lui propone, io decido». Ma nel Pdl è caos. Slitta la nomina di Alfano al partito. Bossi sul governo: «Avanti, non so se tranquilli».
Sopravvivere, prima di tutto: «Volevo fissare la data del mio funerale - scherza, ma neanche tanto il premier - ma nei prossimi giorni ho troppi impegni e quindi rimanderemo...». Il come sopravvivere si vedrà.
Ancora troppo forte la sberla. E la reazione è affidata alla strategia della grande dissimulazione. Ferito, ma non abbattuto, Berlusconi vuole far capire che ruggisce ancora: «Abbiamo subito un gol, ma stiamo ancora 4 a 1 perché abbiamo vinto le politiche, le regionali, le europee e le amministrative, comunque abbiamo ancora 2 anni di gioco davanti».
Solito Cavaliere. Coglie l’occasione del tradizionale ricevimento nei giardini del Quirinale in vista del 2 giugno, per improvvisare uno show. Battute, sorrisi, gaffe. Su Obama, per dirne una: «Mi ha detto che non mi faranno cadere perché “sei così forte che caschi sempre in piedi”». Sulla bella Mara, per citare un altro pezzo forte: «C’è solo un rammarico per quanto riguarda le amministrative. Con la Carfagna avremmo vinto a Napoli. Ma non volevamo consegnarla alla camorra». E poi attacchi ai giornali, alle tv, ai plotoni di esecuzione al servizio dei poteri forti. Per l’occasione il premier rispolvera pure il repertorio dello statista, che annuncia le riforme dell’architettura istituzionale: «Non è possibile che un presidente del Consiglio non può nemmeno sostituire un ministro se non è contento del suo operato. Sono regole che sono state scritte sotto la paura di possibili regimi. Ora sarà possibile procedere alle riforme».
Ostenta serenità, quasi per mascherare la grande paura post voto, quasi per dissimulare lo stato confusionale di maggioranza e Pdl. Esorcizza i possibili spettri, a partire dalla verifica sui sottosegretari fissata per il 20 giugno: «C’è lo 0,0 per cento di preoccupazione. Io sono fiducioso. Adesso lavoreremo sulle riforme. Ho preso atto che ci sono stati dei problemi ma andiamo avanti». Una raffica di dichiarazioni, trovate, annunci. Per coprire l’assenza di uno straccio di linea c’è. L’unico ruggito serio, all’interno del siparietto, è verso il ministro dell’Economia: «Tremonti propone, non decide» scandisce il premier parlando di riforma del fisco. Forse una dichiarazione di guerra per stoppare il gioco della successione. Forse solo un segnale di rabbia, o peggio di impotenza. Perché il problema è tutto qui. Il Cavaliere considera Tremonti, col suo rigorismo, uno dei colpevoli della sconfitta. Ma sulla fase due, all’insegna del rilancio dell’economia e della riforma fiscale, Berlusconi non ha ancora messo nero su bianco una road map. Causa, appunto, Tremonti.
Per questo il premier aveva deciso di mandare segnali di rinnovamento prima sul partito poi sul governo, dove una turbolenza potrebbe far cadere tutto. Quando però ha cominciato a sentire i vari notabili pidiellini per preparare l’ufficio di presidenza slittato a oggi ha capito che il Pdl è una polveriera. Non è bastato rimandare di un giorno il parlamentino per impedire l’effetto sfogatorio. Il passaggio dal triumvirato al coordinatore unico è complesso. L’idea di base era nominare, già oggi, Alfano nel ruolo di «reggente» affiancato da un coordinamento dove partecipano tutti i big - ministri, capigruppo, ex triumviri - che porti il partito fino al congresso. Il tutto da approvare in una direzione, magari mercoledì prossimo. Il via libera all’operazione è arrivato dagli ex azzurri ma anche da Alemanno, Matteoli e Augello. Epperò Berlusconi si è trovato di fronte la resistenza di Ignazio La Russa e Maurizio Gasparri. Che hanno chiesto un vice che affianchi Alfano. Richiesta respinta. Risultato: la quadra ancora non c’è. Anche perché il riassetto del partito apre un valzer di poltrone su cui - paradossalmente, ma non troppo - il giorno dopo la sconfitta si sono già scatenati famelici appetiti. Chi andrebbe al posto di Alfano, nella trincea giudiziaria del premier? Maurizio Lupi, uno dei possibili, preferirebbe il posto che è di Fabrizio Cicchitto alla guida del gruppo. Il quale, però, per il Cavaliere è intoccabile. E poi c’è il tormentone delle Politiche comunitarie. Un risiko infernale. Che potrebbe far slittare la nomina di Alfano.
L’idea del premier è comunque di trovare una quadra entro il dibattito parlamentare del 20 giugno. E di trovarla anche sul «rilancio» dell’azione di governo. Perché i segnali della Lega sono rassicuranti, ma solo in parte. Ieri il Cavaliere e Bossi non si sono visti, e nell’inner circle del premier la sensazione è che la fiducia del Carroccio è a termine. E non solo perché è iniziato il dialogo traversale sulla legge elettorale. Il problema è proprio Tremonti e il rilancio sul fisco: «Siamo al paradosso - spiega un ministro azzurro a microfoni spenti - Ora che pure la Lega preme su Tremonti per la riforma, è oggettivamente difficile farla dal momento che c’è una manovra da 40 miliardi». Già, il paradosso.

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