Destini incrociati

www.ilriformista.it del 2 giugno 2011

Alesandro De Angelis ( 03 giugno 2011 )

"B&B. Berlusconi non risolve i guai del Pdl neanche con la promozione di Angelino. Dentro il Pd Bersani non ha più nessun rivale. E vuole il quorum. Lui, il neo segretario, ostenta sicurezza. Ai microfoni del Tg1 Angelino Alfano si definisce «una figura unitaria»...."

Destini incrociati


B&B. Berlusconi non risolve i guai del Pdl neanche con la promozione di Angelino. Dentro il Pd Bersani non ha più nessun rivale. E vuole il quorum.
Lui, il neo segretario, ostenta sicurezza. Ai microfoni del Tg1 Angelino Alfano si definisce «una figura unitaria».
Ma la grande manovra delle nomenklature è iniziata. Per ingabbiarlo, mostrare che è solo una cerniera di apparati, non il futuro leader: «Gli alfaniani non esistono e l’alfanismo neppure - dice un alemanniano di ferro - e di qui al congresso vedremo gli equilibri».
Già, gli equilibri. La nomina ha avuto l’effetto di ridisegnare la mappa di potere nel Pdl. Rotto l’asse tra il potente Denis Verdini, che ha deciso di sostenere Angelino, e Ignazio La Russa, che ancora non metabolizza il colpo, avanzano nuovi correntoni nel partito che fu di plastica. Perché, dopo l’assemblea nazionale di fine giugno, in cui Alfano sarà eletto segretario, inizia la partita congressi che dovrebbe portarlo a una elezione vera e propria. E tessere, voti, regolamenti sono la prima spiaggia da far vedere al delfino.
Non è un caso che Gianni Alemanno spinge molto per un congresso aperto e democratico, da fare subito. E non è un caso che il grosso di Forza Italia, da Cicchitto a Verdini al partito ministeriale, ancora non ha fissato sull’agenda la data delle assise: «Se vogliono far vedere che Angelino - dice un azzurro di rango - è un segretario di una maggioranza e non di tutti si sbagliano. Altro che congresso nazionale, ci vuole tempo. Faremo i congressi comunali, e quelli provinciali, ci vuole tempo, e campa cavallo…».
Ecco le due grosse aree: ci sono quelli che «Angelino è una soluzione ponte», e quelli che «Angelino senza se e senza ma». Attorno al sindaco di Roma, fautore del “ponte”, sta nascendo uno strano correntone «riformista», così lo chiamano i suoi, che ha sponsorizzato l’operazione Alfano, oggi, per prepararne un’altra, quando sarà. Non si tratta di una fronda neo-aennina, ma di un qualcosa di diverso. L’asse con La Russa e Gasparri si è rotto al momento del giro di nomine di Poste, Enel, Eni e Finmeccanica, quando cioè i due avrebbero giocato per sé. E si è rotto perché sia Alemanno sia Matteoli hanno criticato, visti i risultati, la gestione muscolare e numericamente disinvolta dell’epurazione di Fini.
In una perfetta suddivisione dei ruoli, Matteoli ha iniziato a giocare da rottamatore della vecchia An in nome del rinnovamento («Basta quote» la sua parola d’ordine) e Alemanno da grande tessitore. Incontra periodicamente Claudio Scajola. Gioca di sponda con Formigoni, un asse questo solidificato nel tempo e che si è manifestato nella campagna per le primarie. Soprattutto mira ad espugnare l’Anci, e a prendere il posto di presidente che fu di Chiamparino, per interpretare lo stesso ruolo di sindaco che si muove da leader sul piano nazionale. Complicato, dopo la sberla elettorale del centrodestra, ma non impossibile. Più dei numeri, spiegano i suoi, potrebbero aiutare le divisioni della sinistra che al momento ha tre possibili candidati, Fassino, Renzi, ed Emiliano.
Alemanno, Matteoli, Scajola, Formigoni. Per ora la convergenza c’è sulla linea del «rompiamo le gabbie». Chissà se regge in prospettiva, quando si porrà il tema del candidato premier. Per solidificarla l’ideologo del correntone, Andrea Augello, da tempo ha preparato un collante programmatico: primarie, nuova legge elettorale, costruzione vera del Pdl. Parole d’ordine condivise da Stefano Caldoro e Renata Polverini, ormai in rotta di collisione con mezzo Pdl laziale. L’obiettivo è contarsi, per contare. Con Alfano oggi, domani si vedrà. Di certo ad Angelino vanno fatti sentire i muscoli. Pallottoliere alla mano, a livello parlamentare - tra Camera e Senato - gli ex An (senza La Russa e Gasparri) sono una quarantina, 35 gli scajoliani, una decina i ciellini, cui aggiungere gruppetti del finismo responsabile. Tradotto, il correntone avrebbe un centinaio di parlamentari.
Con La Russa che appoggia Alfano con qualche retropensiero, e l’area di Liberamente che lo sostiene con lo spirito maoista di chi vuole il bombardamento del quartier generale, soprattutto quando c’è dentro Denis Verdini, il vero correntone lealista del neo segretario è rappresentato dal corpaccione berlusconiano: Fabrizio Cicchitto, Maurizio Lupi, Raffaele Fitto con i ministri quarantenni e, appunto, Verdini visto che il suo potere è rimasto immutato. Vecchie volpi, che hanno suggerito di risolvere qualche criticità per blindare il giovane segretario. Nelle mani di Gianni Letta ieri è stata consegnata la mission di «trovare un posto a Scajola», per fargli dismettere i panni del critico. Così come è partita l’operazione per rendere irreversibile e senza retropensieri il sostegno di Matteoli. Di fatto, il congresso è iniziato. Con maggioranze e minoranze.

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