Primarie, un mito riabilitato

"La Stampa" del 4 giugno 2011

Federico Geremicca ( 04 giugno 2011 )

"Come talvolta accade di fronte a certi annunci di Silvio Berlusconi, la tentazione (purtroppo dettata dall’esperienza) sarebbe quella di non prendere il premier troppo sul serio...."

Primarie, un mito riabilitato



Come talvolta accade di fronte a certi annunci di Silvio Berlusconi, la tentazione (purtroppo dettata dall’esperienza) sarebbe quella di non prendere il premier troppo sul serio. Un riflesso simile è scattato anche ieri, di fronte all’affermazione del presidente del Consiglio di «non esser contrario», a certe condizioni, all’uso delle primarie per eleggere i dirigenti del suo partito, il Pdl. Lo scetticismo - nel caso in questione non è dettato da riserve pregiudiziali, ma dalla circostanza che lo stesso premier, appena un paio di giorni prima, aveva nominato il nuovo segretario del partito (Angelino Alfano) nel chiuso di una delle sue stanze di Palazzo Grazioli: e non pare, stando alle cronache, dopo un confronto particolarmente animato e magari concluso da un voto...

Fatta questa premessa, però, la novità potrebbe essere di quelle davvero rilevanti: e segna, comunque, la «rivincita» di uno strumento - le primarie, appunto - spesso bistrattato e caricato di colpe e responsabilità certo non sue. La consultazione di iscritti e militanti - storicamente a esclusivo appannaggio del centrosinistra - è stata infatti fin qui giudicata più per il verdetto finale di volta in volta sancito, che per i meccanismi e i processi, oggettivamente positivi, messi in moto: partecipazione dei cittadini a scelte importanti, riavvicinamento degli elettori ai loro partiti, maggior autonomia e autorevolezza per i prescelti con voto popolare. Tutti fattori dei quali la democrazia italiana (alle prese con un progressivo aumento delle astensioni dalle urne) mostra di aver bisogno come dell’aria.

E invece, fin qui, si è di volta in volta ironizzato (sia da destra che da sinistra) su «primarie finte» o plebiscitarie, su «primarie-suicidio» per il Pd, su «primarie-scandalo» quando la consultazione (è il recentissimo caso di Napoli) è degenerata in brogli veri o presunti e denunce alla magistratura. Raramente è parso opportuno - invece - soffermarsi sulla lungimiranza dei cittadinielettori, riconoscendo loro almeno parte del merito di scelte vincenti (si pensi ai casi di Milano e a Cagliari) che i partiti difficilmente sarebbero stati in condizione di compiere. Il risultato di questo «tiro incrociato» è stata, com’era inevitabile, la messa in discussione tout court delle primarie: strumento, però, largamente rilegittimato dalle ultime elezioni amministrative e dalla inattesa scelta di campo di Silvio Berlusconi.

Il presidente del Consiglio, come si annotava, si è limitato a sostenere di non esser contrario (a condizione che siano ben regolamentate) a primarie che riguardino la scelta dei dirigenti di partito: ma è evidente - e il Pd ne sa qualcosa - che una volta imboccata quella via è poi difficile spiegare perché vadano individuati attraverso consultazioni popolari i segretari di partito e non - invece - i sindaci o i candidati a qualunque carica istituzionale elettiva. Che Berlusconi abbia comunque aperto all’uso di questo strumento anche da parte del centrodestra - sia pur con i limiti che dicevamo - è senz’altro una significativa novità. Della quale, però, si potrebbero forse discutere i tempi.

Le primarie, infatti, per quanto si possa tentare di adattarle alle diverse convenienze e situazioni (primarie di partito o di coalizione) restano uno strumento classicamente funzionale a sistemi politici bipolari, se non addirittura bipartitici (valga per tutti l’abusatissimo esempio americano). Ora la domanda è: è questa la direzione verso cui marciano i comportamenti elettorali degli italiani e i progetti di alcuni tra gli stessi partiti di centrodestra e centrosinistra? Con tutto il gran parlare che si fa di crisi del bipolarismo e di una nuova legge elettorale proporzionale che accantoni per sempre la «sbornia maggioritaria» degli ultimi tre lustri, che utilità (e che destino) potranno avere le primarie? Lo si vedrà, e forse anche rapidamente. Per ora si può annotare, con un po’ di ironia, come Nichi Vendola non sia più solo nella difesa strenua delle primarie: da ieri può contare sul sostegno anche di Silvio Berlusconi. E’ una novità: sorprendente, forse. Ma certo non da nulla...

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