Pd: idee-forza per le nuove sfide

www.ilriformista.it del 4 giugno 2011

Claudia Mancina ( 05 giugno 2011 )

"Referendum inutili? Non sembra, visto che il governo ha addirittura fatto ricorso alla Corte costituzionale contro la riammissione del quesito sul nucleare..."

Pd: idee-forza per le nuove sfide


Referendum inutili? Non sembra, visto che il governo ha addirittura fatto ricorso alla Corte costituzionale contro la riammissione del quesito sul nucleare...

Referendum inutili? Non sembra, visto che il governo ha addirittura fatto ricorso alla Corte costituzionale contro la riammissione del quesito sul nucleare. Segno evidente di una grande paura: la paura di una definitiva destabilizzazione della coalizione di governo. La stessa paura che spiega il ritorno di un tema antico e apparentemente desueto: il partito. O, come si sarebbe detto un tempo, la forma-partito. La ristrutturazione del Pdl avviata in questi giorni - se non si rivelerà fuori tempo massimo - potrebbe essere meno irrilevante di quanto si crede. Certo, Alfano è stato designato dal padre-padrone; ma resta il fatto che si prevede, per la prima volta, il ruolo di segretario, cioè il ruolo più tradizionale che ci sia per un partito. E a nessuno - tanto meno a Berlusconi - può sfuggire che si è creata così una postazione che può in qualunque momento diventare il punto di partenza per una corsa alla leadership. Dipenderà dall’evoluzione della situazione, e anche dalle capacità personali di Alfano, oltre che dalla volontà di Berlusconi. In ogni caso il Pdl ha iniziato un percorso che potrebbe anche portarlo lontano dalla sua attuale configurazione di partito personale.
La capacità di disobbedire, infatti, più che un tratto di carattere individuale, è una variabile dipendente dalla struttura del partito. Ed è questa struttura che oggi si comincia a mettere in discussione.
Lo conferma l’improvviso favore per le primarie, prima irrise come elemento di debolezza del Pd: un altro segnale che il post-berlusconismo è già cominciato.
Segretario+primarie: questa torna a essere la formula vincente anche nel Pd. La posizione di Bersani è oggi innegabilmente più forte e la sua candidatura a premier difficilmente discutibile. Anche le primarie sono tornate in salute: non si parlerà più di eliminarle, se mai sarà il caso di cambiare i comportamenti del partito, che non sono stati finora molto coerenti con quello strumento. Il Pd non è certo un partito personale, ma resta un partito conformista, ingessato, poco capace di produrre innovazione, nelle politiche come nella scelta delle persone. Per questo la costruzione dell’alternativa è così difficile. Le amministrative non sono state soltanto, come ha scritto Salvadori sul Riformista, la vittoria di una negazione: questo è vero in un’ottica nazionale, ma non basta a spiegare vittorie come quella di Milano o quella di Cagliari.
Pisapia ha vinto perché ha saputo rappresentare per i milanesi un’alternativa, intercettando così la stanchezza verso Berlusconi e la Lega. A livello nazionale, è semplicistico dire che ha vinto la sinistra radicale ma anche che ha vinto il Pd. La situazione è piena di opportunità ma il centrosinistra è ancora un cantiere aperto e il profilo dell’edificio non è affatto chiaro. Per trasformare le opportunità in una vittoria ci vuole un disegno politico capace di raccogliere le novità che si sono manifestate in queste elezioni: il logoramento di Berlusconi, il malessere dell’elettorato leghista, la protesta dei giovani. Ci vuole una proposta politica innovativa, che esca finalmente dalla “negazione” e dia una prospettiva di sviluppo alla società italiana. Il rischio maggiore che il Pd corre adesso è di restare bloccato sulla questione delle alleanze (come ha fatto D’Alema nella sua intervista a Repubblica), mentre dovrebbe mettersi al lavoro subito per identificare le idee-forza che gli consentano di intercettare il declino del berlusconismo. Le alleanze verranno.

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