Tutti deboli e il Cavaliere si rafforza

"La Stampa" del 23 giugno 2011

Marcello Sorgi ( 23 giugno 2011 )

"Può sembrare un paradosso: eppure Silvio Berlusconi è uscito dalla sua terribile primavera molto meglio di come ci era entrato...."

Tutti deboli e il Cavaliere si rafforza


Può sembrare un paradosso: eppure Silvio Berlusconi è uscito dalla sua terribile primavera molto meglio di come ci era entrato. Ha perso le elezioni amministrative, ha perso i referendum, ha visto calare pericolosamente il suo consenso nel Paese, indietreggiare il suo partito nei sondaggi al secondo posto dopo il Pd, crescere nelle stesse tabelle virtuali la candidatura a premier del suo avversario Bersani, ma alla fine a Montecitorio e nella verifica ha vinto lui, e la sua maggioranza raccogliticcia ha superato per la prima volta la soglia dei 316 voti, ciò che ha scoraggiato l'opposizione dal presentare mozioni di sfiducia.

Si dirà che è un risultato illusorio, che l'appoggio dei Responsabili viene e va, che le turbolenze nel partito del presidente si fanno sempre più forti, che la Lega ha sotterrato solo a metà l'ascia di guerra, e così via. Resta il fatto che, minacciato di trappole e agguati in un percorso di guerra come quello che ha dovuto attraversare in questi mesi, alla fine Berlusconi è riuscito a metabolizzare il pessimo risultato elettorale di cui in gran parte portava la responsabilità, la serie di richieste inaccettabili dal suo principale alleato di governo, l'inizio di frammentazione con scissioni praticate e annunciate nel suo partito, oltre alle immancabili, per lui, grane giudiziarie, che dopo la mezza cancellazione del lodo Alfano da parte della Corte costituzionale, e dopo l'altra mezza operata dagli elettori nelle urne referendarie, lo vedono oggi più indifeso, ma a sorpresa, dopo il rinvio del processo Mills, anche un po' meno gravato. Rimane ovviamente l'appuntamento del processo Ruby, sul quale dovrà pronunciarsi nuovamente la Consulta: ma fino ad allora anche i giudici di Milano dovranno aspettare.

Il Berlusconi un po' democristiano, morbido, aperturista, lontano (ma chissà per quanto) dai suoi inevitabili attacchi alla magistratura, perfino gigione con Di Pietro, nasce di qui: dalla consapevolezza, che per due volte ha ripetuto in Parlamento, che il governo malgrado tutto non ha alternative, e seppure non gode di buona salute, né di un sostegno d'opinione men che sufficiente, sta messo meglio (o meglio, meno peggio), sia dei suoi avversari dichiarati, sia di quella parte di alleati che in questi mesi hanno provato con tutte le loro energie a mandarlo a gambe per aria.


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