Il mal comune di governo e opposizione

"La Stampa" del 26 luglio 2011

Marcello Sorgi ( 26 luglio 2011 )

"I molti guai di governo e maggioranza hanno avuto un effetto anestetico, se non proprio ridimensionatore, sui contemporanei problemi dell’opposizione, alle prese con un periodo assai negativo dopo la boccata d’aria delle amministrative e dei referendum...."

Il mal comune di governo e opposizione



I molti guai di governo e maggioranza hanno avuto un effetto anestetico, se non proprio ridimensionatore, sui contemporanei problemi dell’opposizione, alle prese con un periodo assai negativo dopo la boccata d’aria delle amministrative e dei referendum. Limitiamoci ad analizzare i più importanti.

Nel Pd si allarga a macchia d’olio una questione morale che ha i suoi epicentri nei casi Tedesco e Penati. Salvato, il primo, dopo aver chiesto al Senato di autorizzare il proprio arresto, da un voto obliquo e contrario alla posizione ufficiale del partito di cui i senatori democratici hanno avuto in parte responsabilità, e che ha aperto nel partito una resa dei conti guidata dalla presidente del Pd Rosy Bindi contro lo stesso Tedesco, a cui ha chiesto invano di dimettersi per farsi arrestare. Il secondo, già capo della segreteria di Bersani, è invece circondato da una strana forma di solidarietà interna, malgrado la gravità delle accuse nei suoi confronti (le ultime: tangenti al ritmo di venti-trenta milioni di lire al mese), del tutto assente verso Tedesco.

In analoghe difficoltà versa il secondo pezzo di opposizione, il mai decollato Terzo polo di Casini, Fini e Rutelli. Oggetto di corteggiamento da parte del nuovo segretario del Pdl Alfano, il leader dell’Udc conferma, ma piuttosto stancamente, la linea del governo istituzionale. Quello del Fli, spingendosi in avanti, e rinnegando la propria tradizionale posizione anti-leghista, arriva a dire che appoggerebbe un governo Maroni. Con il risultato che il ministro dell’Interno, per evitare sospetti di intelligenza con l’avversario, ha reagito negativamente confermando l’alleanza con Berlusconi fino al 2013. E il Pd fa sapere che sarebbe indisponibile. Mentre i suoi due principali partners cercano in qualche modo di rientrare nel centrodestra, sia pure in un impossibile centrodestra deberlusconizzato, Rutelli prudentemente tace.

Prima d’ora l’inevitabile consunzione di un governo e di una maggioranza avevano sempre favorito, con Berlusconi e prima anche con Prodi, il rafforzamento dell’opposizione e la costruzione di una coalizione alternativa in grado di subentrare a quella in carica e prevedibilmente battuta alle successive elezioni. Invece è la prima volta, negli anni della Seconda Repubblica, che centrodestra e centrosinistra procedono parallelamente nel loro declino, senza che si intraveda una via d’uscita, lasciando che i loro problemi politici si avvitino in una crisi di sistema, che ci riporta indietro di vent’anni.


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