La tenaglia che stringe il PD

www.ilriformista.it del 26 luglio 2011

Emanuele Macaluso ( 27 luglio 2011 )

"Il vento dell’antipolitica soffia forte e come sempre a beneficiarne sarà la destra. Non sarà più Berlusconi come nel 1994 e non si vede ancora, come allora, il salvatore della patria. Ma non è difficile capire che..."

La tenaglia che stringe il PD

Il vento dell’antipolitica soffia forte e come sempre a beneficiarne sarà la destra. Non sarà più Berlusconi come nel 1994 e non si vede ancora, come allora, il salvatore della patria. Ma non è difficile capire che...

Il vento dell’antipolitica soffia forte e come sempre a beneficiarne sarà la destra. Non sarà più Berlusconi come nel 1994 e non si vede ancora, come allora, il salvatore della patria. Ma non è difficile capire che, come allora, ci sarà un raduno di forze conservatrici e reazionarie disponibili a sostenere il “nuovo” per seppellire la “vecchia” politica. La “vecchia politica” è stata individuata nel Pd di Bersani, il quale in questi giorni si trova stretto in una tenaglia: da una parte Libero e Il Giornale, dall’altra Il Fatto quotidiano; da una parte la difesa estrema e disperata del berlusconismo, dall’altra l’attesa di un “movimento” che issi sulle spalle del popolo un De Magistris nazionale.
Ma quando cominciai a fare politica c’era un vecchio saggio che ricordava a noi ragazzi che “il nemico non collabora”, cerca semmai di darti un colpo. Il problema quindi riguarda chi si fa stringere in una tenaglia, riguarda il Pd che, piaccia o no, oggi è la forza più organizzata (relativamente a ciò che si vede) e la più consistente. Ma è un partito fragile, nella sua identità e nella lotta politica: incerto nel costruire alleanze per configurare un’alternativa, incerto e confuso nel governo e nella vita interna. Non è un caso che nel momento in cui si manifesta una difficoltà la presidente del partito si affretta a definire qual è lo schieramento di riferimento del Pd (Sel e Di Pietro) e afferma che i problemi morali riguardano un socialista (Tedesco) e un partito che non è il Pd ma i Ds (Penati).
Pesa anche l’incertezza nella scelta del leader. E quando nel Pd si è insistito nel fare il nome di Bersani, sono scattate, fuori e dentro il Pd, contromisure.
Parlare di complotti mediatico-giudiziarie è furviante e stupido. Lo fa già Berlusconi. Alle procure, però, arrivano carte, documenti, “spontanee” dichiarazioni e i magistrati agiscono. Il come è materia opinabile. Tuttavia non sono iniziative giudiziarie (parlo di Penati) costruiti sul nulla: se un uomo politico nei rapporti con un certo mando degli affari concede un dito, deve sapere che gli taglieranno la mano, il braccio e anche la testa. A volte le parti sono rovesciate. Ma chi guida un partito deve sapere come stanno le cose deve avere la forza di affrontare la situazione. Non basta dire: ci rimettiamo al giudizio dei magistrati. Il nodo è politico. E sono questioni in cui conta la lotta politica, all’interno e all’esterno del partito. Attenzione il clima è torbido e se non si reagisce bene, con idee chiare e determinazione, diventerà ancora più torbido.

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