Alfano e i rischi di una strategia tutta Dc

"La Stampa" del 28 luglio 2011

Marcello Sorgi ( 28 luglio 2011 )

"L’annuncio delle dimissioni da ministro. E, prima ancora, l’adunata dei capicorrente, dei ministri e degli uomini eminenti delle istituzioni, con stile e metodo che ricordano la vecchia Dc...."

Alfano e i rischi di una strategia tutta Dc



L’annuncio delle dimissioni da ministro. E, prima ancora, l’adunata dei capicorrente, dei ministri e degli uomini eminenti delle istituzioni, con stile e metodo che ricordano la vecchia Dc. Ma Angelino Alfano, da ieri a tutti gli effetti segretario del Pdl, sa benissimo che la vecchia scuola scudocrociata può servire, ma non basta. I tempi sono cambiati.

Le ultime elezioni amministrative hanno liberato nuovamente un vento di antipolitica, che se dovesse durare o rafforzarsi, soffierebbe forte contro il partitone berlusconiano, che non ha più niente della natura movimentista impressagli dal suo fondatore.

Da allora in poi, Berlusconi è tornato al governo, ma alla fine della sua seconda legislatura a Palazzo Chigi la sua spinta propulsiva sembra ormai esaurita. Il primo problema per Alfano è: quanto vale, quanto può valere un Pdl che si presenti alle elezioni senza il Cavaliere, o ammesso che ci si possa pensare dato che nessuno ci crede, con un Cavaliere formato padre nobile? E quale dovrebbe essere il volto rinnovato del partito? Più moderato? Più centrista, come si dovrebbe ricavare dalla lezione delle ultime amministrative, che hanno vista sconfitta la linea radicale dell’attacco ai magistrati e della demonizzazione degli avversari?

Le prime mosse di Alfano, compreso l’atteggiamento tenuto ieri durante la conferenza stampa ai corrispondenti stranieri, lasciano pensare a questo. Ma che una forma partito più classica e più simile al modello Prima Repubblica della Dc possa bastare a riempire il vuoto che si aprirebbe, se veramente Berlusconi si facesse da parte, non è detto. Servirebbe, forse, a riavvicinare gli alleati separati Udc e Fli, anche se è improbabile che il Terzo polo rinunci a presentarsi da solo alle prossime elezioni, rendendo impossibile qualsiasi maggioranza al Senato, e riservandosi di trattare dopo con quelli che inevitabilmente sarebbero vincitori dimezzati. Inoltre non risolverebbe il problema di un appeal elettorale molto appannato e di un’immagine del Pdl schiacciata sulla politica professionale e su una classe dirigente che comincia ad assomigliare troppo all’odiata Casta.

Così, superati gli obblighi di rassicurazione dell’insediamento alla segreteria, Angelino è atteso all’« esame società»: quello che il Cavaliere ha sempre superato, anche nei momenti difficili, con la brillantezza e le capacità che perfino gli avversari gli riconoscono. E che Alfano dovrà affrontare senza la sua tutela, ed anzi prendendo il più possibile le distanze dal fondatore.


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