Premier latitante Bossi arrogante

www.ilriformista.it del 29 luglio 2011

Marcello Del Bosco ( 30 luglio 2011 )

"Può una pagliacciata come il trasferimento di tre stanze semi arredate “ministeriali” nella Villa Reale di Monza (chiusa per lavori) trasformarsi in un affare di Stato?..."

Premier latitante Bossi arrogante

Può una pagliacciata come il trasferimento di tre stanze semi arredate “ministeriali” nella Villa Reale di Monza (chiusa per lavori) trasformarsi in un affare di Stato?...

Può una pagliacciata come il trasferimento di tre stanze semi arredate “ministeriali” nella Villa Reale di Monza (chiusa per lavori) trasformarsi in un affare di Stato?
Sì, in quest’Italia può accadere. Grazie alla latitanza del presidente del Consiglio, ormai immerso a tempo pieno nelle sue vicende personali, e alla becera arroganza di un ex capo popolo che sente il suo potere sfuggirgli di mano. Entrambi, come cupi personaggi shakespeariani occupati a inseguire l’ombra di complotti e complottardi, e convinti di poter continuare, impunemente a utilizzare la cosa pubblica secondo i propri interessi.
Alla base della sceneggiata di Bossi ci sono tre sconfitte. L’arretramento elettorale alle amministrative, il fallimento del federalismo fin qui perseguito con la rivolta dei sindaci del nord, il fiasco degli ultimatum di Pontida. Proprio lì il senatur aveva lanciato la provocazione dei “ministeri al nord”, sia per fumosa propaganda sia per tentare di placare il mal di pancia della sua base. Il cuore del popolo padano non si è però scaldato più di tanto, e probabilmente l’annunciato “trasloco” sarebbe finito in archivio fra le mille sparate folkloristiche del senatur, a cui - quasi a considerarlo un’anomalia antropologica - si tende a perdonare di tutto, dalle corna alle pernacchie, dai gestacci all’incontinenza verbale.
Tuttavia l’irrompere di Maroni come uomo forte della Lega (e la minaccia di un ticket Maroni-Alfano per soppiantare i due leader in declino) ha probabilmente costretto Bossi a indossare i panni “movimentisti” e a rilanciare la carnevalata. Contando, ben inteso, sulla omertosa complicità del silenzio del premier e sullo sbrindellamento del Paese.
Ancora una volta è toccato al Quirinale intervenire per fare chiarezza, stoppare l’iniziativa, e far rispettare la Costituzione (art. 114, dacché Bossi se lo continua a chiedere). E ci sono anche i giudici a Berlino, ossia una Corte dei Conti in grado di non far trasferire neanche uno spillo. Resta comunque l’avvilente ultimo atto di un presidente del Consiglio che non riesce neanche a balbettare una parola, paralizzato dal terrore di irritare il barcollante alleato. Ed è una scena umiliante soprattutto per tutti quelli che lo circondano, i cortigiani di re Silvio. Quelli che continuano a sospirare, a scrollare le spalle, ad alzare gli occhi al cielo. Muti.

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