Ultima occasione per una svolta

"Corriere della Sera" del 2 agosto 2011

Francesco Giavazzi ( 02 agosto 2011 )

"Wall Street non ha brindato all'accordo fra democratici e repubblicani: l'indice delle 500 maggiori società quotate ha chiuso in ribasso dello 0,4%. Preoccupano i dati sull'economia americana...."

Ultima occasione per una svolta


Wall Street non ha brindato all'accordo fra democratici e repubblicani: l'indice delle 500 maggiori società quotate ha chiuso in ribasso dello 0,4%. Preoccupano i dati sull'economia americana. Nel primo semestre dell'anno la crescita ha rallentato dal 3% a meno dell'1%; ieri i dati di luglio sull'industria manifatturiera hanno confermato questa frenata. La flessione di New York si è trasferita in Europa e ancora una volta si è amplificata in Italia: la Borsa di Milano è scesa di un altro 3,87%.

«Chiuso l'accordo sul debito, occupiamoci di ciò per cui gli americani ci hanno eletto: creare posti di lavoro, consentire alle aziende di pagare salari migliori, in una parola far sì che l'economia riprenda a crescere». Con queste parole il presidente Obama ha colto ciò che angoscia i mercati e i cittadini: il rischio che la ripresa svanisca e la disoccupazione non scenda.

Domani Silvio Berlusconi si presenterà in Parlamento per parlare della crisi. È importante che sia lui a farlo. La strategia dei suoi ministri economici evidentemente non ha funzionato. Dopo aver ripetuto per tre anni che l'Italia era al riparo dalla tempesta, che le nostre banche erano le più solide al mondo e il nostro sistema di protezione sociale il migliore, il ministro dell'Economia, evocando il naufragio del Titanic, ha detto che era necessaria una correzione violenta dei conti pubblici. Ma poi non è stato capace di realizzarla e ha varato una manovra fatta per lo più di maggiori tasse e spostata a dopo il 2013, quando chissà se questo governo ci sarà ancora. Non sorprende che i mercati non gli abbiano creduto: il Tesoro, che in aprile, prima che Tremonti alludesse al Titanic, si finanziava a 10 anni pagando il 4,8%, ora paga attorno al 6%.

Dopo aver tuonato contro il mercato, e aver irriso i liberisti, il ministro Sacconi ora chiede, nei cinque punti dell'intervista di ieri al Corriere , una «stagione di privatizzazioni e liberalizzazioni». Troppo tardi.

Ci attende un autunno molto difficile. In settembre il Tesoro dovrà emettere una quantità straordinaria di titoli. Gli investitori cui chiederà d'acquistarli pongono una sola domanda: dopo un decennio di stagnazione, sarete capaci di ricominciare a crescere? Altrimenti chi garantisce che ripagherete ciò che ora ci chiedete in prestito? Aspettare settembre è una strategia suicida: se la crisi si aggrava, tutto diventerà più difficile. Dopo aver perso tre anni, non gettiamo al vento altre settimane.

Silvio Berlusconi ha un'ultima chance per salvare se stesso, il suo governo, e non ultimo questo sfortunato Paese. Egli è stato un imprenditore che nella sua vita ha saputo cogliere grandi successi. Dia prova di saper affrontare questa nuova emergenza. È in grado, se lo vuole, di prendere in mano il timone della politica economica. Lasci perdere leggi e leggine ad personam. Pensi al Paese.

È un'opera in cui l'intuizione è più importante delle scelte tecniche e Berlusconi, diversamente dai suoi ministri economici, non ha mai avuto dubbi che si dovesse lavorare per la crescita. Se avrà bisogno di un supporto tecnico, e certamente ne avrà bisogno, chieda alla Banca d'Italia di mettere uno staff al suo servizio. La Banca è l'unica istituzione che da anni ripete che solo la crescita ci salverà. Una guida politica forte e diretta, priorità chiare e uno staff credibile ci possono salvare. Ma la strategia deve partire domani. Dopo le vacanze sarà troppo tardi.

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