Il rapporto malato tra politica e giustizia

www.ilriformista.it del 1° agosto 2011

Emanuele Macaluso ( 02 agosto 2011 )

"Domenica scorsa Ernesto Galli Della Loggia ha scritto l’editoriale del Corriere, “La pozzanghera del malaffare”, che merita di essere discusso per quel che mi pare interessante e quel che considero sbagliato...."

Il rapporto malato tra politica e giustizia


Domenica scorsa Ernesto Galli Della Loggia ha scritto l’editoriale del Corriere, “La pozzanghera del malaffare”, che merita di essere discusso per quel che mi pare interessante e quel che considero sbagliato. Sbagliato, infatti, è avere citato come esempio luminoso un articolo del Fatto, scritto da Ferruccio Sansa, il quale, dice Ernesto, racconta con abbondanza di particolari e come esperienza personale che «chi tocca il centro-sinistra muore». Infatti Sansa racconta - e Galli Della Loggia ripete - «i particolari che gli hanno procurato le inchieste sul centro-sinistra non hanno uguali, rispetto a quelli del centro-destra ecc...».
Io avevo letto l’articolo di Sansa e mi colpì non come ad Ernesto, per “abbondanti particolari”, ma per la totale assenza di riferimenti concreti.
Del resto è lo stesso Sansa che conclude così il suo articolo-martirio: «Non ho fatto volutamente i nomi dei protagonisti e dei testimoni di questi episodi. Posso scegliere di affrontare una battaglia, ma non posso trascinarci anche gli altri». Perfetto. Ecco, è questo dire e non dire, lanciare accuse pesantissime e non specificare, il giornalismo che fa male a se stesso e agli altri. Prima di fare un ragionamento generale sulle cose che scrive Galli Della Loggia ,voglio sottolineare positivamente la sua affermazione che la grande stampa d’informazione, sui temi della comunicazione non dovrebbe fare sconti né alla destra né alla sinistra. Ma, a me pare che oggi emerga una questione che si pose anche nei primi anni novanta: il ruolo dei partiti e le campagne che tendono a coinvolgere la politica nel suo complesso.
Ricordo le mie polemiche, anche nei confronti dei miei compagni, quando con Tangentopoli si tese a coinvolgere tutto e tutti. E insieme alla condanna spesso sommaria altre volte sacrosanta di alcuni dirigenti, si tese a cancellare anche la storia del partito socialista e della stessa democrazia cristiana. Poi arrivò il salvatore della patria e della politica: il Cavaliere.
Insomma, la fermezza nella denuncia dovrebbe mirare ad animare una battaglia volta a migliorare la qualità della politica e del sistema nel suo complesso, e quindi anche il rapporto, sempre più malato, tra politica e giustizia, su cui conclude il suo articolo Galli Della Loggia. Il quale ha ragione quando scrive che la «sinistra è convinta che alla fine le inchieste giudiziarie l’avvantaggeranno in modo risolutivo». Fu l’illusione dei “Progressisti” di Occhetto, Orlando e compagni nel 1992/94. Ed è vero che la «destra prima o poi è convinta di poter riuscire a mettere il morso alla magistratura». E Della Loggia ritiene che su questo tema occorrerebbe uno «sforzo comune per trovare un’intesa all’insegna delle reciproche concessioni».
Ma, a questo punto un’intesa non mi pare più raggiungibile perché la destra continua a identificare i problemi della giustizia con quelli giudiziari di Berlusconi, presidente del Consiglio. L’abbiamo visto, ancora una volta, con l’incredibile legge sul “processo lungo”. E nella destra non si manifesta, su questo punto, alcuna differenziazione. La grave crisi economica nazionale e internazionale peggiora il quadro. La decantazione, auspicata dall’editorialista del Corriere, è necessaria, ma può verificarsi solo se gli sforzi che lui chiede verranno indirizzati a preparare l’avvento di un governo, presieduto da una persona di alto prestigio, in grado di interpretare gli auspici del Presidente della Repubblica, sottolineati opportunamente dallo stesso Galli della Loggia.

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