La coalizione e il timore di un collasso

"La Stampa" del 3 agosto 2011

Marcello Sorgi ( 03 agosto 2011 )

"La vigilia dell’intervento del presidente del consiglio alle Camere ha coinciso con un’altra giornata di sofferenza dell’Italia sui mercati, che ha portato la pressione sui titoli pubblici ormai oltre il livello di guardia...."

La coalizione e il timore di un collasso


La vigilia dell’intervento del presidente del consiglio alle Camere ha coinciso con un’altra giornata di sofferenza dell’Italia sui mercati, che ha portato la pressione sui titoli pubblici ormai oltre il livello di guardia. Non c’è ancora, è bene precisarlo, la convinzione che il Paese possa collassare, anzi i segnali che vengono dall’Europa dicono il contrario, anche se i dati sullo spread dei titoli ci avvicinano pericolosamente alla Spagna. Ma in un momento di forte speculazione l’Italia paga il prezzo di una persistente instabilità politica, determinata anche da fattori incommensurabili come il cattivo stato di relazioni interne della coalizione.

In altre parole: se il presidente del consiglio e il ministro dell’Economia - fatto segno peraltro per la prima volta di un duro giudizio del Financial Times - continuano ad avere rapporti tali che il primo decide di presentarsi in Parlamento senza avvertire il secondo e senza condividere minimamente il senso del suo intervento, che avrà un effetto cruciale sulle valutazioni dei mercati sull’Italia, il risultato di tutto ciò, fin dalla vigilia, è quel che è accaduto ieri. Rispetto a cui il richiamo che il Capo dello Stato, esplicitamente preoccupato, ha ribadito ieri - dopo un incontro, il secondo in pochi giorni, con il Governatore della Banca d’Italia -, rivolto sia alla maggioranza che all’opposizione, e la lunga riunione del comitato per la stabilità che Tremonti ha convocato al suo ministero erano chiaramente mirate a convincere gli osservatori esterni che la situazione, malgrado tutto, sia sotto controllo.

Ma naturalmente l’eventuale recupero di credibilità italiana resta legato soprattutto a quel che Berlusconi dirà oggi nel discorso in Parlamento. Un appuntamento a cui il premier arriva in condizioni tutt’altro che buone: con la Lega, timorosa di un nuovo giro di vite in materia di rigore, che minaccia addirittura di non presentarsi o di assicurare solo una rappresentanza simbolica. E l'opposizione, incurante degli appelli del Quirinale, che insiste perché Berlusconi passi la mano, o si rassegni, come ha fatto Zapatero, ad andare ad elezioni anticipate. Ma Berlusconi non ci pensa affatto.


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