Primo: domare subito l'incendio

www.corriere.it del 3 agosto 2011

Ferruccio de Bortoli ( 03 agosto 2011 )

"La prima cosa da dire è che non ci meritiamo la sfiducia dei mercati. Non se la meritano le famiglie, che lavorano e risparmiano più della media europea. Non se la meritano le imprese, il cui export cresce allo stesso ritmo di quelle tedesche..."

Primo: domare subito l'incendio


La prima cosa da dire è che non ci meritiamo la sfiducia dei mercati. Non se la meritano le famiglie, che lavorano e risparmiano più della media europea. Non se la meritano le imprese, il cui export cresce allo stesso ritmo di quelle tedesche. Se la meriterebbe la politica che inganna i cittadini facendo finta di tagliare le proprie spese per poi andare in ferie, scandalosamente, fino al 12 settembre. Ma non è tempo di polemiche.
Non c'è tempo nemmeno per vagheggiare governi tecnici e nuove maggioranze. Almeno per ora. La casa brucia ed è necessario prima di tutto spegnere l'incendio. L'amara realtà è che per rifinanziare il nostro debito pubblico dobbiamo garantire a chi ci presta i soldi quasi quattro punti percentuali in più dei tedeschi. Come la Grecia 16 mesi fa.

Berlusconi parlerà oggi alle Camere, chiamato a un difficile compito e forse all'ultima drammatica prova da statista che la storia gli assegna: convincere i mercati della serietà della nostra correzione dei conti e della nostra volontà di crescere.
Finora il governo non c'è riuscito. La manovra da 80 miliardi (compresa la delega fiscale) è apparsa poco credibile perché, nell'arco di prevedibile durata di questo esecutivo, vale appena 15 miliardi (il 19%). Le uniche misure immediate, i ticket, sono state applicate solo da alcune Regioni e apertamente contestate dalla Lega. Come possono i mercati fare affidamento su provvedimenti subito smentiti da una parte della maggioranza che li ha votati? E perché mai devono aver fiducia in un esecutivo che concentra la propria azione sul processo lungo o sul trasloco di tre stanze ministeriali a Monza? Una maggioranza che non governa è un unicum costituzionale, ma oltre a fare male al Paese scava la fossa a se stessa.

Il minimo che ci si possa attendere oggi è l'indicazione di un percorso concreto. L'ascolto delle richieste delle parti sociali. L'assunzione di alcuni impegni precisi che non si potranno disattendere. E se ciò accadesse ancora, allora sarebbe opportuno che il premier ne traesse le doverose conclusioni dimettendosi.

La misura più urgente, come più volte sottolineato su queste colonne, è l'anticipo del pareggio di bilancio. La promessa di farlo nel 2014, quando ci sarà un altro governo, ha la portata vacua di una boutade estiva. Come arrivarci? Operando soprattutto sui tagli di spesa, apparsi nella manovra, appena approvata con un lodevole sforzo bipartisan, niente più che un'operazione cosmetica.

Coraggio, le idee non mancano. I consigli e l'appoggio della Banca d'Italia sono indispensabili. Privatizzare e liberalizzare con decisione, ridurre drasticamente il costo della burocrazia e della politica. L'adozione di misure eccezionali, anche se dovesse comportare sacrifici per imprese e famiglie, sarebbe accettata a fronte di una ripresa degli investimenti e di prospettive meno incerte sul versante della crescita. Interventi più incisivi sul mercato del lavoro e sul sistema previdenziale potrebbero avere come contropartita maggiori opportunità di occupazione per i giovani, sostegni agli investimenti, certezze per le imprese. Una volta tanto si chiede al premier di pensare solo al Paese. E di cercare un dialogo con un'opposizione che non può essere tentata di scommettere sul disastro del Paese per liberarsi del suo odiato avversario. Un confronto responsabile e serio. E si ascoltino le parole del presidente Napolitano, unica fiaccola nel buio estivo della nostra politica.



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