Un copione all'ennesima replica

"La Stampa" del 4 aosto 2011

Marcello Sorgi ( 04 agosto 2011 )

"Per unanime riconoscimento, il dibattito di ieri in Parlamento è stato una delusione...."

Un copione all'ennesima replica


Per unanime riconoscimento, il dibattito di ieri in Parlamento è stato una delusione. Chi si aspettava una risposta alla preoccupante, quotidiana, evoluzione della crisi non l'ha certo trovata. Così come nessuno ha visto quello scatto in avanti di Berlusconi, che tutti, a cominciare dai suoi più stretti collaboratori, ritenevano necessario. Purtroppo la ragione di questo passaggio inutile, se non proprio controproducente, è chiara: il Cavaliere è arrivato alla Camera per rispondere, non sul che fare, ma sul chi.

Dopo giorni e giorni in cui si vagheggiava di un premier ormai travolto dal vento impetuoso dei mercati finanziari, Berlusconi ha detto a tutti senza mezzi termini che non intende farsi da parte, né aprire a qualsiasi ipotesi di governo diverso dal suo.

Spalleggiato da Angelino Alfano, che parlava per la prima volta da segretario del Pdl, da cui tuttavia affiorano riserve sempre più forti sulla resistenza del leader, Berlusconi ha potuto così ripetere, parola più parola meno, la sua risaputa analisi all’acqua di rose della crisi. Una crisi americana, giapponese, mondiale, di cui a suo giudizio l’Italia fa le spese come altri e non peggio di altri, in attesa che si dispieghino gli effetti della manovra appena varata e pienamente condivisa dalle autorità europee. Per inciso, sarà la terza o quarta replica di un copione a cui Berlusconi, malgrado i consigli responsabili di esperti che meglio di lui sanno leggere i numeri inquietanti della congiuntura, non intende apportare alcun cambiamento, nel timore di giocarsi il consenso - quel poco che gli rimane - di un’opinione pubblica che prima o poi verrà nuovamente chiamata a votare.

Si dirà che è prova di incoscienza far finta di niente o quasi, davanti a quel che sta accadendo e in presenza di un estremo appello del Capo dello Stato al senso di responsabilità e all’indicazione di nuove misure - diffuso tra l’altro, da Napolitano, dopo due incontri consecutivi con il Governatore della Banca d’Italia. Oppure, che almeno un elemento di chiarezza, dal dibattito di ieri, è sortito: siccome Berlusconi non è affatto rassegnato a fare quel «passo indietro» in cambio del quale l’opposizione sarebbe disposta a fare un «passo avanti», sulla strada delle scelte dolorose invocate dagli osservatori più qualificati per fermare l’avvitamento dell’Italia sui mercati, bisognerà prendere atto che il Paese si salva - se davvero si salverà - con Berlusconi, e non senza di lui o con quel che potrebbe venire dopo di lui.

D’altra parte, anche se si tratta di un ragionamento puramente formale, che non tiene nel dovuto conto la realtà, in punta di principio non c’è nulla, se non il voto contrario del Parlamento, che obblighi il governo a dimettersi. E non è neppure una prepotenza il fatto che Berlusconi voglia avvalersi fino in fondo di questo, senza mostrare sensibilità per l’aggravarsi del quadro economico del Paese. E’ un suo diritto. Al dunque, il problema vero non sta nella sua insistenza ad andare avanti, ma nel non dire cosa vuol fare. Non lo dice, per altro, non perché non lo sappia, ma al contrario perché sa benissimo che ogni minimo spostamento da una manovra concordata tra mille difficoltà, e già contestata nella sua applicazione, aprirebbe una crepa forse insanabile nella fragile maggioranza che l’ha votata appena due settimane fa.

Stanno essenzialmente in questo, sia la debolezza del Cavaliere che i mercati percepiscono chiaramente, allontanando giorno dopo giorno i propri investimenti da noi, sia la profondità dell’abisso a cui anche ieri il Paese s’è avvicinato. Se stamane all’apertura le Borse gettano ancora più giù l’Italia, o Berlusconi dice cosa vuol fare per salvarla, o rischia di portarla al naufragio insieme a lui.


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