Le attese deluse

"Corriere della Sera" del 4 agosto 2011

Sergio Rizzo ( 04 agosto 2011 )

"Dunque la casa continua a bruciare senza che nessuno metta mano all'estintore. Dal discorso in Parlamento del presidente del Consiglio era lecito aspettarsi molto di più. La decisione di parlare solo dopo la chiusura dei mercati poteva far supporre perfino qualche clamorosa sorpresa...."

Le attese deluse


Dunque la casa continua a bruciare senza che nessuno metta mano all'estintore. Dal discorso in Parlamento del presidente del Consiglio era lecito aspettarsi molto di più. La decisione di parlare solo dopo la chiusura dei mercati poteva far supporre perfino qualche clamorosa sorpresa. Invece niente. Neppure una timida ammissione, verso un Paese che arranca nel pantano della crisi bombardato da quelli che chiamano «speculatori», di aver sbagliato qualcosa. Semmai il contrario: i guai sono del mondo intero, a cominciare dai più bravi (gli Usa), l'Italia è solida, le sue banche sono solide, i conti pubblici stanno meglio di quelli altrui, il nostro sistema pensionistico è invidiato da tutti... Dulcis in fundo , il governo resterà al suo posto fino al 2013.

Ma se il messaggio di stabilità che il premier intendeva lanciare ai mercati era tutto condensato in quell'« hic manebimus optime », stiamo freschi. Perché qui ha perfettamente ragione il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano: per venire fuori da questa situazione serve uno sforzo straordinario di coesione nazionale. Alle sue parole ha fatto riferimento anche il Cavaliere, precisando che «oggi più che mai» è necessario «agire insieme» e che «tutti hanno il dovere di rimboccarsi le maniche».

Peccato che il segretario del suo partito, Angelino Alfano, abbia speso quasi tutto il tempo della propria replica per lanciare bordate all'opposizione. E peccato che il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, per tutta risposta, si sia detto disponibile «a fare un passo avanti» soltanto dopo «un passo indietro» della maggioranza. Ossia le dimissioni di Silvio Berlusconi.

Dall'appello di Napolitano siamo quindi lontani anni luce. Il Parlamento è spaccato e il governo senza idee. La strategia per fermare la tempesta perfetta va dai decreti sull'uso delle auto blu a improbabili tavoli con le parti sociali, peraltro immediatamente affondati da Bersani. Quando già un pezzo della manovra approvata un mese fa è evaporata con l'aumento vertiginoso degli interessi sui nostri titoli di Stato e lo stesso Berlusconi ha lasciato intendere che si dovranno fare interventi sul fabbisogno «nell'ultima parte dell'anno».

Insomma, il peggiore segnale per gli «speculatori». Ma anche per un Paese, oggi migliore di chi lo dirige, che in questa situazione meriterebbe dalla classe politica una risposta ben diversa. Come un gesto immediato. Non domani: adesso, prima che il mercato (quello stesso mercato che Berlusconi, come si è premurato di ricordare egli stesso ieri alla Camera, conosce bene avendo «tre aziende quotate») ci spinga nel baratro.

Per esempio, un decreto che anticipi gli effetti consistenti della manovra a prima del 2013-2014. Un provvedimento del quale qualcuno parla già, anche se incontrerebbe molti ostacoli nel governo, che tuttavia responsabilmente Pier Ferdinando Casini ieri si è detto disposto a «votare immediatamente». Non risolverebbe certo i nostri problemi alla radice. Ma almeno mitigherebbe la probabile delusione dei mercati. E con l'aria che tira, è già qualcosa.


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