Disco rotto

www.ilriformista.it del 3 agosto 2011

Alessandro De Angelis ( 04 agosto 2011 )

"Crisi. Il premier va in Aula a mercati chiusi: «la nostra economia è solida», «l’opposizione collabori», «sono in trincea», «ora patto per la crescita»..."

Disco rotto


Crisi. Il premier va in Aula a mercati chiusi: «la nostra economia è solida», «l’opposizione collabori», «sono in trincea», «ora patto per la crescita».

«Nel 2013 ci presenteremo agli italiani con la serena coscienza di chi ha fatto tutto il possibile». Silvio Berlusconi piomba alla Camera a Borse chiuse.
Per evitare - a dispetto delle intenzioni del giorno prima - di mettere la faccia sull’ennesimo crollo di Piazza Affari. E prova a blindarsi a palazzo Chigi: «Nei venti mesi che ci separano dalle elezioni il governo farà il governo, proporrà un’agenda di interventi per sostenere la crescita e lo sviluppo». Sceglie una linea difensiva, il Cavaliere. Proprio mentre l’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne ne chiede le dimissioni. Proprio il giorno in cui i poteri che contano (vai alla voce: Corriere della sera) invocano una discontinuità.
Il premier tira dritto. Nessun metodo Obama per fronteggiare la crisi. È poco più che rituale il passaggio bipartisan: «Raccolgo l’appello di Napolitano. Non saremo sordi alle opposizioni. Tutti hanno il dovere di rimboccarsi le maniche, ricordando però che la stabilità è l’arma migliore contro la speculazione». Mera cortesia istituzionale. Tradita dall’unico passaggio a braccio, il più autentico, in risposta a qualche rumore dai banchi del Pd: «State ascoltando un imprenditore - dice il Cavaliere con tono di sfida - che ha tre aziende in borsa. Sono anche io nella trincea finanziaria, conscio di quel che accade sui mercati».
Plumbeo nel volto, affaticato, Berlusconi affida a un discorso scritto la sua resistenza estrema al tramonto di un’epoca. Per questo legge uno spartito che nulla concede a un cambio di passo. Prova a rassicurare le turbolenze internazionali: «La crisi va fronteggiata con coerenza e fermezza, senza seguire i nervosismi dei mercati». Elogia l’azienda Italia: «Il nostro sistema politico è solido e capace. Il nostro paese è solido. Abbiamo fondamentali economici solidi. Le nostre banche hanno superato gli stress test europei». Banche, famiglie, imprese, il paese che lavora e che produce, insomma, ha tenuto. Sono i mercati che in questa fase di impazzimento «non hanno valutato» la forza strutturale del sistema. Soprattutto, dice Berlusconi, ha tenuto il governo. Che ha fronteggiato la crisi con tempestività. Che ha tenuto in ordine il bilancio dello Stato: «Nel nostro paese l’evoluzione dei conti pubblici è più favorevole che in altri paesi avanzati, grazie alla nostra azione di finanza pubblica». Non nomina mai Giulio Tremonti, seduto al suo fianco. Ma rivendica la linea fin qui seguita da via XX settembre. A partire dalla manovra economica che consentirà nel 2014 il pareggio di bilancio: «La manovra è coerente con gli obiettivi europei ed è stata giudicata adeguata e sufficiente dall’Europa e da molti osservatori internazionali, anche per la tempistica».
Ecco il punto. Per Berlusconi è sufficiente a reggere l’urto della crisi. Non servono altri interventi strutturali. Anzi, dice, ora ci sono le condizioni per avviare una fase di sviluppo: «Il governo proporrà alle parti sociali un piano nazionale per la crescita e l’occupazione». Il «piano» consiste in quattro punti che saranno portati al tavolo di oggi con Confindustria, sindacati e banche. E su cui si discuterà nei prossimi mesi per arrivare a un patto per la crescita: «La manovra, gli investimenti, il ruolo delle banche nei finanziamenti e le relazioni industriali nel settore privato e in quello pubblico». Nessuna cifra. Per l’occasione il Cavaliere rispolvera pure qualche vecchio classico, dalla «riforma fiscale» (da fare subito) a un nuovo «statuto dei lavoratori», alla riduzione delle auto blu e dei costi della politica, per adeguarli «alla media europea».
Discorso quasi sviluppista, che simbolicamente archivia il tremontismo degli ultimi anni, come se il Cavaliere avesse già in tasca l’interim del ministro azzoppato: «Non abbiamo fatto poco, ma sappiamo che c’è molto da fare. Dobbiamo liberare maggiori risorse per gli investimenti». Per ora, dunque, non si cambia. Per ora. Ma c’è un motivo se al termine del consiglio dei ministri di ieri Berlusconi ha allertato tutti a non prendere impegni per l’11 agosto. Di fronte al crack, quel giorno potrebbe convocare un consiglio dei ministri straordinario, per varare in tempi record un decreto di lacrime e sangue. Che integri la manovra giudicata ieri sufficiente. Il decreto anticiperebbe, da subito, tutti i tagli previsti per il 2013. Praticamente un’altra manovra. Da approvare poi in una seduta straordinaria del parlamento a cavallo di Ferragosto. Sarebbe l’unico modo, dicono i ben informati, di resistere a palazzo Chigi sia pur accettando il «commissariamento Napolitano-Draghi». E col Tesoro senza più autorevolezza, lo staff con cui concordare ogni passo diventerebbe quello di via Nazionale.

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