La svolta non c’è stata

www.ilriformista.it del 3 agosto 2011

Emanuele Macaluso ( 04 agosto 2011 )

"Il tentativo di rilanciare Berlusconi e il suo governo come guida del paese nel momento in cui, come scrive Ferruccio de Bortoli sul Corriere di ieri, occorre anzitutto spegnere l’incendio, non mi pare abbia avuto l’esito sperato...."

La svolta non c’è stata

Il tentativo di rilanciare Berlusconi e il suo governo come guida del paese nel momento in cui, come scrive Ferruccio de Bortoli sul Corriere di ieri, occorre anzitutto spegnere l’incendio, non mi pare abbia avuto l’esito sperato. Eppure il credito datogli da un economista come Francesco Giavazzi che, sempre sul Corriere, sembrava non parlasse solo a titolo personale, coinvolgendo addirittura la Banca d’Italia, era stato incredibilmente eccezionale.
Se il Cavaliere voleva seguire il suggerimento del Corriere, doveva subito dire che, effettivamente, nella situazione che attraversa il paese, parlare del processo lungo o continuare nella farsa dei ministeri monzesi e altri ammennicoli era uno sbaglio da correggere. E avrebbe dovuto indicare le cose da fare per modificare e integrare la manovra in termini tali da poter coinvolgere l’opposizione. Il discorso di Berlusconi alle Camere, invece, è stato una esposizione pacata e puntuale della politica svolta dal governo e di alcuni provvedimenti che non sono certo una svolta. Infatti, non c’è nulla che attiene a interventi che colpiscono i nodi strutturali che stringono il nostro sistema, tema su cui insistono tutti gli economisti che ieri ho citato nel mio editoriale.
L’onorevole Alfano, esordendo come segretario del Pdl, ha fatto alla Camera un comizio penoso. Insomma, il colpo d’ala su cui ha puntato il Corriere non c’è stato e il clima di sfiducia che ormai investe questo governo e chi lo guida può diventare ancora più pesante e colpire la politica nel suo insieme.
Sull’altra sponda, l’opposizione fa il suo mestiere e alla Camera sono stati svolti interventi responsabili e anche concreti. Tuttavia, l’opposizione, per più motivi, non ha acquisito la credibilità tale da pensare che il paese affiderebbe ad esse il governo.
Ieri, ancora una volta, Alfredo Reichlin, che del Pd si può dire sia un ispiratore e saggio, distaccato consigliere, indicava quale dovrebbe essere il ruolo di quel partito: quel che dopo la guerra fecero i grandi partiti per rifare l’Italia. Ma, tra queste vette e la modesta realtà del Pd corre molta acqua. Ed è questa realtà che consente alla brigata giustizialista del Fatto di aggredire quotidianamente il Pd e i grandi giornali di considerarlo fuori giuoco nella prospettiva di un’alternativa al berlusconismo.
Insomma, il paese è nella tempesta ma non ha un governo adeguato né un’opposizione pronta per sostituirlo. Ecco perché occorrerebbe un governo, non tecnico ma politico, come furono quelli di Amato e Ciampi in grado di integrare la manovra con misure eque ed affidabili. E dare spazio e tempo, alla destra e alla sinistra di riorganizzarsi, di fare veri congressi e di prepararsi a una competizione con una legge elettorale possibilmente condivisa. Sogni estivi? Forse. Ma se non c’è svolta, non c’è speranza.

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