Obbligo di reazione

"Corriere della Sera" del 5 agosto 2011

Daniele Manca ( 05 agosto 2011 )

"Un'America intimorita da una possibile ricaduta in recessione. L'Europa che ha risposto balbettando alla crisi greca e ammettendo che anche un Paese dell'area della moneta unica poteva avvicinarsi al fallimento...."

Obbligo di reazione


Un'America intimorita da una possibile ricaduta in recessione. L'Europa che ha risposto balbettando alla crisi greca e ammettendo che anche un Paese dell'area della moneta unica poteva avvicinarsi al fallimento. Una Banca centrale europea che solo ieri ha deciso di attivare misure anticrisi per aiutare i Paesi in difficoltà comprando i loro titoli di Stato. E che lo ha fatto però dividendosi: con il voto contrario della Bundesbank tedesca. Vale a dire del Paese al quale sono legate le sorti dell'euro. È stato così che il malessere sotterraneo che da qualche settimana percorre le Borse mondiali si è trasformato in un crollo.

Proprio per questo pensare che si debba solo aspettare che la bufera passi, che basti la manovra già approvata, e che il nostro Paese possa farcela senza prendere misure straordinarie può condannarci a una marginalità difficile se non impossibile da recuperare in futuro. A preoccuparci, e molto, dovrebbe essere sicuramente il differenziale dei tassi di interesse (quanto dobbiamo pagare in più a chi sottoscrive nostri titoli) tra Btp e Bund tedeschi. Ma ancora di più avrebbe dovuto suonare come campanello d'allarme il fatto che quello spread si sia ristretto rispetto ai titoli spagnoli dai 54 punti del primo luglio agli 11 di ieri.

I mercati ci stanno dicendo che paradossalmente credono di più a quanto sta facendo un governo dimissionario e con un leader in uscita come Zapatero, piuttosto che a quanto viene deciso a Palazzo Chigi. Non si può pensare che le parole di Jean-Claude Trichet, con le quali ancora ieri ha chiesto un anticipo del risanamento e quindi del pareggio di bilancio, vengano ignorate dagli investitori. È accaduto invece che l'azzeramento del fabbisogno entro fine anno che emergeva ieri dalle parole del presidente del Consiglio, sia evaporato e scomparso dal tavolo delle trattative tra governo e parti sociali.

A poco serve prendersela con l'orologio rotto della Borsa che non misurerebbe l'economia reale. L'economia e i mercati sono fatti anche di fiducia e aspettative e quegli orologi misurano esattamente questo. Misurano un futuro faticoso, arduo, per l'economia mondiale e per il nostro Paese in particolare. Si tratta di un difficilissimo passaggio per i Paesi occidentali, è per questo che dobbiamo fare in modo che le nostre imprese, i cittadini, che in questi mesi stanno dimostrando capacità di reazione e senso di responsabilità, superino il guado ritrovandosi in un'Italia non più appesantita da inefficienze, sprechi e conti in disordine.

Le cose da fare sono note. Sono state scritte più volte, a cominciare dall'anticipo del pareggio di bilancio fino ai preziosi consigli forniti dalla Banca d'Italia. E sono nel metodo indicato dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. È necessario però che tutto questo avvenga rapidamente. E quindi con un segnale dalla politica e dal governo. Si riapra il Parlamento, si riconvochi il Consiglio dei ministri: si dia, prima di tutto al Paese, il forte messaggio che l'Italia reagirà come ha già saputo fare in passato.

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