La strettoia del «tavolone»

www.ilriformista.it del 4 agosto 2011

Tommaso Labate ( 05 agosto 2011 )

"Opposizioni. La rotta di Bersani, l’idea di Casini..."

La strettoia del «tavolone»


Opposizioni. La rotta di Bersani, l’idea di Casini.

Quando i cronisti gli chiedono dell’intervista di Romano Prodi al sito dell’Economist, Bersani dà l’impressione di correggere la rotta.
Succede al termine dell’incontro tra i leader dell’opposizione e le parti sociali. Ai cronisti, che gli oppongono la posizione espressa dall’ex presidente del Consiglio ventiquattr’ore prima (dimissioni del Cavaliere: «Cambiare pilota durante la tempesta è pericoloso»), Bersani risponde con nettezza: «Il Pd non vuole alcuna spallata. Se rimane Berlusconi, io resto qui tutto agosto con le nostre proposte per dare una spinta all’economia». Tra l’altro, aggiunge, «non sto qui a chiedere le sue dimissioni tutti i giorni».
Messa così, pare un cambiamento di registro rispetto alle parole che il segretario del Pd aveva pronunciato in Parlamento. In realtà, se in pubblico Bersani cerca di contenere (per quel che è possibile) l’allarmismo, in privato le sue riflessioni sono oscuri presagi: «Siamo a ridosso del baratro e quello», dice riferendosi al premier, «non se ne rende nemmeno conto». E ancora, tirando una boccata di sigaro nel cortile di Montecitorio: «Non è che m’aspettassi qualcosa dal discorso di Berlusconi alle Camere. Ma così in basso, credetemi, non pensavo che arrivasse». Riflessioni che fanno pendant con quelle del deputato-economista Francesco Boccia, che dal 2006 al 2008 è stato alla guida del Dipartimento per lo sviluppo delle economie territoriali di Palazzo Chigi: «Pensare che le vecchie liturgie degli incontri con le parti sociali servano a risolvere i problemi è da irresponsabili. Significa che nessuno ha chiaro il dramma a cui stiamo andando incontro. Se la mega-asta di titoli prevista per settembre andasse deserta, saremo senza liquidità. Altro che Grecia... E pensare che, nonostante l’indifferenza del ministro Tremonti, molti di noi queste cose le dicono da tre anni».
Anche di fronte al peggiore dei drammi c’è spazio per una risata. Peccato che la risata in questione sia a metà tra l’amaro e l’isterico. Nel bel mezzo del vertice tra l’opposizione e le parti sociali, quando gli uomini comunicazione del Pd fanno arrivare al «tavolone» le agenzie con le ultime dichiarazioni di Berlusconi («Investite nelle mie aziende»), Bersani prende i foglietti e comincia a farli girare: «Leggete qua». Emma Marcegaglia, stando al resoconto dei presenti, scuote le testa. «Non ci posso credere», dicono praticamente all’unisono Pier Ferdinando Casini e Antonio Di Pietro.
E le proposte? «Se il dibattito sulla crisi è iniziato, lo dobbiamo al del documento delle parti sociali», spiega Bersani. «Il merito è anche vostro. Se non ci fosse stata la convocazione del tavolo con le opposizioni, il premier non ci avrebbe nemmeno chiamato», riconosce il presidente di Confidustria. I presenti - dai leader dei sindacati ai rappresentanti delle forze politiche - condividono l’ansia per il momento drammatico. Ma la road map è tutta da definire. L’anticipo delle misure «lacrime e sangue» previste per il biennio 2013-2014 non convince tutti. «Dopo 47 decreti non sarà certo il quarantottesimo a migliorare la situazione», osserva il segretario del Pd. Marcegaglia è d’accordo. Anche perché, è il senso del suo ragionamento, «se anticipiamo i sacrifici e non i provvedimenti sulla crescita rischiamo un effetto ulteriormente depressivo».
A smuovere le acque ci pensa la proposta che Pier Ferdinando Casini aveva descritto nel suo intervento di mercoledì alla Camera: quella «commissione per la crescita che metta assieme maggioranza e opposizione» in Parlamento, che entra nel documento del Terzo Polo. «Berlusconi ancora non ha capito», spiega lo spin doctor dei centristi Roberto Rao. Ma, aggiunge, «questo è un elemento che può far breccia all’interno di governo e maggioranza. Ho i miei buoni motivi per pensare che ci siano fior di ministri che sottoscriverebbero questa proposta».
Non sbaglia, Rao. Infatti, da Cicchitto a Crosetto, da Quagliariello a Gasparri, l’idea di un tavolo parlamentare (ne aveva parlato anche Beppe Fioroni, nell’intervista rilasciata al Riformista pochi giorni fa) potrebbe smuovere le acque. Roberto Maroni, che sta scalando sempre più posizioni e vede la “vetta” del Carroccio, l’avrebbe valutata molto positivamente. Restano da capire le mosse dell’altro dioscuro del nuovo centrodestra. Quell’Angelino Alfano che, nel giro di poche settimane, dovrà decidere se iniziare ad accennare il tema della «discontinuità» dal Cavaliere. Oppure, come pensano tutti i leader dell’opposizione, «cadere appresso a lui».

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