Alfano non ricorda De Gasperi

www.ilriformista.it del 4 agosto 2011

Emanuele Macaluso ( 05 agosto 2011 )

"Chi ha letto i commenti di questo giornale, scritti prima della seduta della Camera di mercoledì, sa bene che non nutrivamo dubbi su ciò che Berlusconi avrebbe detto..."

Alfano non ricorda De Gasperi

Chi ha letto i commenti di questo giornale, scritti prima della seduta della Camera di mercoledì, sa bene che non nutrivamo dubbi su ciò che Berlusconi avrebbe detto. È questo, del resto, il senso della nostra polemica con quel che l’economista Francesco Giavazzi aveva scritto sulCorriere. Ero invece curioso di ascoltare il neo-segretario del Pdl, Angelino Alfano, dato che in tanti pensavano che con la sua elezione si aprisse una nuova stagione politica nella destra italiana, una nuova generazione e una nuova politica.
Dico subito che non mi aspettavo nulla di eccezionale. Tuttavia, Alfano viene dalla Dc siciliana, una forza politica che ha certo conosciuto trasformismi e compromessi mafiosi, ma il cui asse portante è stata una battaglia politica-culturale, avviata da Luigi Sturzo e sviluppata, prima e dopo la liberazione dell’Isola, da forti personalità che si chiamavano Salvatore Aldisio, Giuseppe Alessi, Bernardo Mattarella, Silvio Milazzo, Italo Corsaro, Pasquale Cortese, Attilio Salvatore (che nel 1943 costituì il primo nucleo della Dc nazionale) e successivamente da Franco Restivo, Giuseppe La Loggia (veniva dal Pli), Domenico Macrì, Nino Gullotti e altri che esercitarono il potere dell’Isola per tanti anni.
Anche nelle nuove generazioni, soprattutto con la segreteria De Mita, in Sicilia si rianimò un certo dibattito politico. Poi cadde il sipario e il trasformismo ha sospinto gran parte del personale della Dc nel calderone berlusconiano. Il giovane Angelino Alfano è stato uno di loro. E la sua carriera politica, sul piano nazionale, è segnata dalla fedeltà al Cavaliere. Come ministro della Giustizia verrà ricordato solo per quel che ha fatto, e non ha fatto, per evitare i processi a Berlusconi. Il quale, nel momento più acuto della crisi politica che lo coinvolge, lo ha promosso segretario del suo partito personale, come segnale di un possibile mutamento.
A questo punto la domanda che si è posta chi osserva le cose della politica con distacco è questa: è possibile una rivoluzione copernicana all’interno di un aggregato di interessi, gruppi e persone che ha come riferimento solo un leader che si è configurato come padrone di un partito-non partito? Questa operazione può tentarla il giovane Alfano? Da subito ho nutrito seri dubbi su questa possibilità. Tuttavia, la crisi che attraversa il berlusconismo obbliga chi sta nel centro-destra a fare i conti con questa realtà: come uscirne?
E torno subito alla seduta della Camera. Se c’era una cosa che il neo-segretario del Pdl doveva fare era un’analisi, anche breve e sommaria, di questa crisi per delineare una via d’uscita. Sarebbe sciocco pensare che Alfano segretario del Pdl si ponesse in contrapposizione rispetto a Berlusconi. Ma è avvilente la povertà politica di un discorso che somigliava a un comizio.
Quando Alfano dice che occorre rifiutare i governi tecnici in nome della politica e del popolo sovrano, Casini ha buon gioco nel dirgli che oggi è proprio la politica in crisi che può dare spazio a “governi tecnici”. Ma, proprio sui caratteri della crisi politica, Alfano non ha detto una parola, confondendo il populismo berlusconiano, con il popolarismo di Sturzo, De Gasperi, Moro e Alessi. Che aveva però come riferimento le istituzioni, e non un Cavaliere.
C’è da chiedersi: il berlusconismo è riformabile?

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