«Nessun armistizio con Berlusconi»

www.ilriformista.it del 5 agosto 2011

Tommaso Labate ( 06 agosto 2011 )

"Parla Franceschini. Il capogruppo del Pd respinge gli appelli di Casini e i suggerimenti di Prodi. «Serve un esecutivo tecnico, sostenuto da una maggioranza ampia»...."

«Nessun armistizio con Berlusconi»


Parla Franceschini. Il capogruppo del Pd respinge gli appelli di Casini e i suggerimenti di Prodi. «Serve un esecutivo tecnico, sostenuto da una maggioranza ampia».

Casini suggerisce un armistizio? Prodi invita a non disturbare «il pilota» durante la tempesta? Intervistato dal Riformista, Dario Franceschini insiste sull’uscita di scena di Silvio Berlusconi: «Se una bacchetta magica potesse far trovare domani al suo posto un presidente del Consiglio con credibilità internazionale e un governo forte, per il Paese gli effetti di questa mossa varrebbero quanto tre manovre economiche messe insieme. È per questo che noi non facciamo nessun passo indietro».

Franceschini, riavvolgiamo in nastro degli ultimi due giorni. Alla fine Berlusconi, in Parlamento, è venuto.
«Il discorso del presidente del Consiglio alle Camere è stato surreale. Incredibilmente tranquillizzante e giustificativo. Sia chiaro, nessuno nega che questa è una crisi globale. Ma c’è modo e modo di affrontare i problemi. Vede, Berlusconi è stato al governo per otto degli ultimi dieci anni. In questo periodo, l’Italia è il Paese che è cresciuto di meno dopo Haiti. Siamo in fondo alla classifica della crescita, tanto per farla breve. E la nostra è una situazione devastante».

Però l’ha riconosciuto lei. La crisi è globale…
«Però negli altri Paesi, europei e non, governi di destra e di sinistra sono stati in grado di rispondere all’emergenza assumendo anche misure impopolari. Al contrario di Berlusconi, che oggi continua a negare i pericoli che stiamo correndo dal punto di vista finanziario così come nel 2009 negava la crisi economica. E non è tutto: basta sentire quello che ha detto negli ultimi giorni per rendersi conto che, ormai, il premier si sta dedicando alla rivendicazione di successi inesistenti. È fuori dalla realtà, insomma».

Morale della favola? Non fate alcun passo indietro sulla richiesta di dimissioni?
«Non è una questione di puntiglio né, purtroppo, la difesa di interessi di bottega. Mettiamo insieme alcuni punti. Primo, Berlusconi non ha più la maggioranza degli italiani dalla sua parte. Al contrario, i referendum hanno dimostrato che la maggioranza del Paese è contro di lui. Secondo, non ha più nemmeno una maggioranza che lo sostiene in Parlamento. Basta considerare che, tolti i momenti in cui votano la fiducia e le sue leggi ad personam, i suoi hanno rinunciato a legiferare. Terzo, la squadra di governo e la sua coalizione si contraddistinguono per l’elevatissimo grado di litigiosità interna. E soprattutto, il quarto punto: di fronte alla comunità internazionale, ai mercati finanziari e agli investitori, il presidente del Consiglio non ha alcuna credibilità. Secondo lei, un premier che non sarebbe più in grado di guidare il
Paese in un momento ordinario può ancora rimanere al suo posto durante un’emergenza di questo tipo?».

Romano Prodi la pensa in maniera diversa da lei. L’aveva detto giorni fa al sito dell’Economist, l’ha ripetuto ieri ai microfoni della Bbc: «Non si può cambiare ora».
«In condizioni normali, Prodi avrebbe anche ragione. È vero, non si dovrebbe cambiare il pilota durante la tempesta. Il problema è che il nostro pilota, Berlusconi, sta portando la macchina dell’Italia a sbattere contro un muro. E noi abbiamo il dovere di fermarlo».

Sta dicendo che non si può accogliere neanche l’appello all’armistizio che arriva da Casini?
«Qualche settimana fa l’opposizione ha reso possibile l’approvazione della manovra economica in due giorni. Una cosa mai successa prima. E che cosa ha fatto Berlusconi subito dopo? Non solo ha respinto tutte le nostre proposte sulla crisi. Ma ha addirittura messo la fiducia in Senato sull’ennesima legge ad personam. Non è tutto: come si fa a siglare l’armistizio con una maggioranza che, alla ripresa di settembre, per giunta in questo momento drammatico, ha calendarizzato la legge sulle intercettazioni e a seguire il passaggio alla Camera del processo lungo? Lo ripeto per l’ennesima volta: il presidente del Consiglio non ha alcuna credibilità, né nazionale né internazionale. Se una bacchetta magica fosse in grado di farlo uscire dalla scena politica, gli effetti li vedremmo immediatamente. E il solo annuncio di un nuovo governo avrebbe il valore finanziario di tre manovre economiche messe insieme. Cominciamo a chiederci, una buona volta, quanto ogni giorno in più di permanenza di Berlusconi costa a ogni singolo italiano».

Lei parla di un nuovo governo nel momento in cui si sprecano le etichette. Serve un governo «tecnico», «politico», «del presidente», «di solidarietà nazionale»?
«Non partecipo al giochino delle etichette. Dico solo che un governo guidato da una personalità che abbia credibilità internazionale, composto da tecnici autorevoli e sostenuto da una maggioranza parlamentare molto ampia, potrebbe evitarci il baratro. Tra l’altro, non avendo il problema del consenso e non dovendosi ripresentare alle elezioni, questo governo avrebbe le mani libere per assumere misure drastiche e coraggiose. Anche il centrodestra ne guadagnerebbe, visto che dividerebbe con noi la responsabilità e l’impegno a sostenere questa operazione…».

Difficile convincere il Pdl a fare questo passo, non trova?
«Una cosa è certa: che succeda domani o nel 2013, il ciclo di Berlusconi è finito. Non c’è più la possibilità che rivinca le elezioni e torni di nuovo al governo. Se Pdl e Lega non volessero arrivare a un governo del presidente, farebbero bene a valutare un nuovo governo di centrodestra senza il Cavaliere. Ovviamente, il Pd starebbe all’opposizione. Ma, in questo caso, si potrebbe recuperare un rapporto costruttivo tra avversari».

Come avete fatto sui tempi dell’approvazione della manovra?
«Proprio così».

Non pensa che vista l’emergenza, sia quantomeno il caso di accantonare il tema delle elezioni anticipate?
«Putroppo, e sottolineo purtroppo, qualsiasi cosa è meglio della situazione attuale».

Apparentemente, il Pdl sembra valutare l’idea di Casini di una commissione bipartisan che in Parlamento lavori alle misure per tamponare la crisi. Pensa che sia fattibile?
«Se avessero per davvero buone intenzioni avrebbero già ascoltato le nostre proposte. E invece, l’ha ricordato anche Casini, la maggioranza non l’ha fatto. Non è un problema di strumenti. D’altronde, basterebbe la Commissione Bilancio della Camera».

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