La Germania ci aiuta se comanda

"La Stampa" del 9 agosto 2011

Gian Enrico Rusconi ( 09 agosto 2011 )

"Dalla Germania della Merkel ci viene un aiuto o una imposizione? L’uno e l’altra...."

La Germania ci aiuta se comanda


Dalla Germania della Merkel ci viene un aiuto o una imposizione? L’uno e l’altra.

E’ improprio parlare in termini direttamente personali della cancelliera Merkel nei confronti di Berlusconi? Sì e no. E’ vero infatti che quella della Banca europea non è un’operazione tedesca, ma una misura concordata a livello europeo. Ma non è meno vero che senza l’approvazione della Merkel e senza la sua dettatura delle condizioni da far rispettare agli spagnoli e agli italiani, l’operazione non sarebbe stata possibile. Se c’è un commissariamento - brutta parola che fa inviperire il governo italiano - porta la firma Merkel. Ma esso c’è stato perché a Berlino Berlusconi appare inaffidabile sino all’irresponsabilità. Rigorosa la cancelliera e inaffidabile il cavaliere: i personaggi vengono rappresentati e fissati così intensamente nel reciproco immaginario politico dei due Paesi, da interpretare perfettamente le due nazioni.

Germania e Italia hanno rapporti culturali ed emotivi, di memoria e di interazione, intensi e complicati che si sono sempre intrecciati con quelli economici - senza mai entrare seriamente in collisione. Almeno sino ad oggi. Adesso la collisione è evitata a prezzo del definitivo declassamento dell’Italia da nazione sovrana, «terza d’Europa», a Paese che va salvato dalla bancarotta. «Un momento! - si obietterà -. La Germania, interviene insieme alla Francia e soprattutto con le grandi istituzioni europee bancarie, economico-finanziarie, politiche a favore dell’Italia e della Spagna, perché salvandole, salva se stessa».

Sì, è vero. Ma agli occhi dei tedeschi non era questo il patto costitutivo dell’Europa. E per intanto dalla grande crisi in corso uscirà un’Europa molto diversa. Diversa non solo da quella immaginata dai padri fondatori (tra cui c’era l’Italia in posizione preminente) ma anche da quella convulsa e insicura dei decenni scorsi (in cui l’Italia si è trovata sballottata, auto-emarginandosi di fatto). La Germania della Merkel con la sua iniziativa si è già guadagnato definitivamente il ruolo di egemone in questa congiuntura, mentre l’Italia di Berlusconi - così come è oggi - è destinata ad un ulteriore ridimensionamento.

Se non possiamo evitare l’inflazionatissima parola «crisi», attribuiamole almeno il suo significato etimologico, originario, di urgenza di una «decisione» per uscire da una impasse paralizzante. Quella che è stata presa l’altro ieri è evidentemente una decisione di emergenza. Ma dalle riunioni programmate nei prossimi giorni (G7, G8) ci attendiamo decisioni strategiche di lungo respiro. O dovremo accontentarci delle solite giaculatorie a favore di una politica fiscale, finanziaria ed economica comune, buone soltanto per i comunicati tg?

All’appuntamento aspettiamo la Germania. Constateremo se la sua rimane una politica di emergenza controllata o se ha l’energia e l’autorevolezza per guidare solidalmente verso una fase nuova. Si devono reinventare regole nuove per affrontare situazioni impreviste o vanno semplicemente applicate seriamente e severamente le regole esistenti? Le norme con cui si è costruita faticosamente e gradualmente l’Unione europea attraverso i suoi trattati e le sue istituzioni non sospettavano i fraudolenti trucchi fiscali e finanziari, le aggressioni speculative, i crolli finanziari dei mesi scorsi. Ma queste patologie potevano/dovevano essere evitate secondo le regole esistenti? In realtà tutte le autorità competenti, comunitarie e nazionali, sono state prese in contropiede e hanno reagito affannosamente.

Il discorso torna così agli uomini e alle donne di governo, torna alle classi politiche. Non è chiaro se la classe dirigente tedesca abbia in testa una nuova grande strategia, o non miri invece sostanzialmente a rimettere in sesto - con alcuni aggiustamenti - i meccanismi che avevano funzionato sino all’altro ieri. Avvicinandoli sempre più al virtuoso modello tedesco, nella convinzione - ovviamente non detta ad alta voce - che la prevalenza del punto di vista della Germania sia vantaggiosa per l’intera Unione europea.

Solo in questa prospettiva la popolazione tedesca accetta a denti stretti di sostenere i costi del salvataggio dei partner europei in grave difetto. La Merkel è sensibilissima agli umori dell’opinione pubblica tedesca, alla sua disaffezione crescente verso l’Europa e verso l’euro. Oltretutto deve fare i conti con il malcontento crescente nel suo partito. La cancelliera rischia davvero di essere sola con la sua responsabilità.

Su questo punto nulla è più grottesco del confronto con Berlusconi, che è sostenuto da una maggioranza vociante, ma poi di fatto è rimasto solo davanti alle pressioni europee. Costretto a modificare la sua linea strategia nel giro di poche ore, tirandosi dietro una maggioranza scarsamente competente, preoccupata soprattutto della propria sopravvivenza politica. Mi chiedo se al di là della differenza di statura dei due leader, il problema dell’Italia non stia innanzitutto nella qualità della sua classe politica.


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