Se governa Francoforte finalmente si va in ferie

"La Stampa" del 9 agosto 2011

Alberto Mattioli ( 09 agosto 2011 )

"Gratta la crisi e trovi l’Italietta di sempre. La Banca centrale europea ci commissaria, stabilisce cosa bisogna fare e come farlo per uscire dalla crisi, o almeno sopravviverle, detta regole per mettere ordine nei nostri conti che non tornano?.."

Se governa Francoforte finalmente si va in ferie


Gratta la crisi e trovi l’Italietta di sempre. La Banca centrale europea ci commissaria, stabilisce cosa bisogna fare e come farlo per uscire dalla crisi, o almeno sopravviverle, detta regole per mettere ordine nei nostri conti che non tornano? Più che indignati, gli italiani appaiono sollevati. Scatta il nostro antico retaggio da serva Italia, dei secoli passati a essere, come diceva Voltaire, «il premio del vincitore», ieri sui campi di battaglia, oggi nei bilanci in pareggio. Passano i decenni, i governi e i padroni, ma restiamo la colonia più bella del mondo.

Ammettiamolo: quando si è saputo che il nuovo governo italiano aveva sede a Francoforte, come una volta a Madrid o a Vienna o a Parigi, tutti abbiamo pensato che forse ce l’avremmo fatta. Tanto è radicata la sfiducia in quello che sta a Roma, nel nostro Stato, in ultima analisi in noi stessi. «Se tu fiderai negli italiani, sempre avrai delusione», scrive Guicciardini: un italiano vero.

Certo, magari siamo meglio di chi ci (s) governa, e qui maggioranza e opposizione pari sono, come ha spiegato ieri Luca Ricolfi. Questa prevedibilissima crisi ha messo a nudo come mai l’insipienza, la superficialità, la frivolezza delle cosiddette classi dirigenti, che poi nel nostro caso sono soprattutto digerenti. Ma viene il sospetto che neanche se fossero governati da governanti di ferro gli italiani darebbero loro credito. Nemmeno un incrocio fra Bismarck, Stalin e la signora Thatcher riuscirebbe a scuotere il nostro tradizionale cinismo, l’individualismo forsennato, l’incapacità di guardare un po’ più in là del proprio naso, l’idea che lo Stato sia nel migliore dei casi un estraneo e un nemico nel peggiore, mentre invece siamo noi. E alla sua testa non ci vogliamo chi annuncia sangue, sudore e lacrime. Preferiamo, da sempre, chi promette i miracoli.

Nessuno si azzarda a dirlo, ma quando si è saputo che l’elemosina della Bce era subordinata a una serie di impegni precisi, fate questo e fatelo così, tutti hanno pensato che magari era la volta buona per quelle riforme che tutti invocano e nessuno fa. Forse l’insulso chiacchiericcio della vita pubblica si solidificherà in qualche misura banalmente sensata, tipo spendere meno di quel che si incassa, o almeno non di più. E poi, ribadito per l’ennesima volta che è meglio che ci governino gli altri perché non sappiamo farlo da soli, potremo finalmente partire tutti per le vacanze. Con la coscienza impeccabilmente sporca.


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