Sempre più giù

www.ilriformista.it dell'8 agosto 2011

Mauro Bottarelli ( 09 agosto 2011 )

"La crisi. Da Wall Street a Francoforte, un bollettino di guerra. Piazza Affari a ruota. Caccia ai contenuti della lettera della Bce al governo italiano. Obama: «Restiamo sempre un paese dalle tre “A”..."

Sempre più giù


La crisi. Da Wall Street a Francoforte, un bollettino di guerra. Piazza Affari a ruota. Caccia ai contenuti della lettera della Bce al governo italiano. Obama: «Restiamo sempre un paese dalle tre “A”. I nostri problemi risolvibili».

La montagna ha partorito il topolino. Non appena testato il primo livello di resistenza in mattinata, i mercati hanno affossato le Borse di tutto il mondo - quelle Ue finite ai minimi da due anni con 197 miliardi di euro bruciati - e con esse il piano congiunto di Bce-G7 a tutela di Spagna e Italia.
La cui efficacia è durata in tutto due ore e al prezzo di un esborso dell’Eurotower sul mercato obbligazionario secondario fra i 3 e i 5 miliardi di euro. Dopo una giornata in altalena Milano ha chiuso a -2,35 per cento, Londra a -3,3, Parigi a -4,6, Francoforte a -5 e Madrid a -2,4.
Anche per New York, a tre ore dall’inizio della contrattazioni, la situazione era da profondo rosso (Dow Jones -3,1, Nasdaq e S&P’s 500 a -4 per cento), nonostante Moody’s avesse confermato il rating “AAA” agli Usa, ritenendoli in grado di gestire un debito alto. A trainare al ribasso gli indici, il downgrade di Standard & Poor’s per le agenzie parastatali Fannie Mae e Freddie Mac e alcune compagnie assicurative, per dieci delle dodici banche federali per i mutui immobiliari, per alcune arterie del sistema finanziario come la Depository Trust e la National Securities Clearing Corp. oltre che per la Berkshire Hathaway del guru Warren Buffett ma soprattutto i rinnovati timori per il sistema bancario Usa. Bank of America, infatti, profilava all’orizzonte l’ipotesi di un nuovo piano Tarp da parte della Fed, il cui comitato monetario si riunirà proprio oggi pomeriggio.
Per cercare di placare i mercati e tranquillizzare il paese, ieri sera Barack Obama ha ribadito che «gli Usa sono sempre stati e sempre saranno un paese “AAA”», visto che «i nostri problemi sono problemi risolvibili, dobbiamo affrontare la questione del debito e ridurre il deficit senza ostacolare la crescita, in modo da poter mettere soldi nelle tasche degli americani anche attraverso la riforma del fisco». Il film della giornata, però, è sembrato un deja vù. Scontando in partenza la chiusura negativa delle piazze asiatiche, l’Europa finiva subito in rosso a eccezione di Madrid e Milano, beneficiarie degli acquisti di Btp e Bonos da parte della Bce.
Nell’arco di dieci minuti, tra le 9 e 20 e le 9 e 30 di ieri mattina, il Ftse Mib è infatti passato da +4,8 per cento al territorio negativo, quando la scelta di Francoforte di acquistare titoli di Stato italiani e iberici aveva sì fatto calare gli spreads nostro e spagnolo verso il Bund - ritornato poi a quota 303 punti base in chiusura di contrattazioni - ma contemporaneamente affossava proprio i titoli di Stato tedeschi, francesi e britannici e le rispettive piazze finanziarie, che di riflesso indebolivano anche Milano e Madrid.
La strategia di Bce e G7 mostrava da subito il suo limite: ovvero, trasferire il rischio alle economie più forti invece che eliminarlo. Detto fatto, quando alle 15 e 30 Wall Street ha aperto le contrattazioni, l’effetto placebo è svanito del tutto e le reali criticità del mercato hanno preso il sopravvento, con gli indici newyorchesi in profondo rosso capaci di trascinare al ribasso ulteriore tutte le Borse europee e spedire al massimo da 52 settimana l’indice Vix, quello che misura la volatilità dei mercati. Nulla di imponderabile, a dire il vero, almeno per quanto riguarda l’Europa. Tutto ciò, nonostante l’ottimismo della Commissione europea, che in mattinata si diceva fiduciosa che le misure italiane siano una mossa adeguata a rassicurare i mercati.
Stando ai calcoli di Royal Bank of Scotland, infatti, per difendere in maniera effettiva Roma e Madrid, la Bce dovrebbe comprare circa metà del debito acquistabile presente sul mercato dei due Paesi, più o meno 850 miliardi di euro. Peccato che, conti alla mano, questo sia impossibile vista la natura temporanea dell’intervento della Bce e il fatto che, quando a fine settembre il fondo salva-Stati diverrà operativo, questo non verrà però ampliato (ieri la Germania ha tenuto a confermare questa linea mentre l’indice Dax crollava), restando con disponibilità di 440 miliardi.
Ovviamente, con l’approssimarsi degli acquisti obbligazionari della Bce a quella cifra, i mercati ricominceranno a picchiare duro su bonds di Italia e Spagna: ai ritmi attuali, lo spazio di manovra è di circa tre settimane. Anche perché, come ricordava ieri Gary Jenkins della Evolution Securities, i rendimenti delle obbligazioni greche scesero dal 12,43 a 7,35 per cento nella settimana seguente al primo programma di acquisto della Bce, salvo andare di nuovo fuori controllo dopo sei settimane. Ma, come anticipato, il mercato Usa ieri ha scontato anche i rinnovati timori per il sistema bancario nazionale e il rischio che per salvare Bank of America (crollata del 15 per cento in Borsa), dopo la creazione di una bad bank federale per la controllata sui mutui Countrywide Financial, la Fed debba iniettare altri trilioni di dollari nel settore, innescando uno shock terribile sui mercati. Il comitato monetario della Federal Reserve di oggi pomeriggio potrebbe dare qualche risposta in più, calmando i mercati o mandandoli del tutto sull’ottovolante.
Il timore è che il terzo anniversario del crollo di Lehman Brothers veda qualcuno andare a fargli compagnia, qualcosa di ben peggiore della pur grave situazione dell’orticello obbligazionario italiano e spagnolo.

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