Il governo Berlusconi è sotto tutela?

www.ilriformista.it dell'8 agosto 2011

Sergio Sergi ( 09 agosto 2011 )

"Lo spettro del “podestà straniero” (copyright del professor Mario Monti) agita il sonno del governo Berlusconi-Scilipoti..."

Il governo Berlusconi è sotto tutela?


Lo spettro del “podestà straniero” (copyright del professor Mario Monti) agita il sonno del governo Berlusconi-Scilipoti. Ma, è doveroso aggiungerlo, anche dell’opposizione. Nel pieno della tempesta finanziaria che squassa i mercati...
I Lo spettro del “podestà straniero” (copyright del professor Mario Monti) agita il sonno del governo Berlusconi-Scilipoti. Ma, è doveroso aggiungerlo, anche dell’opposizione. Nel pieno della tempesta finanziaria che squassa i mercati e minaccia seriamente la condizione economica delle famiglie a reddito fisso, si discute sul “commissariamento” dell’esecutivo italiano da parte delle istituzioni sovranazionali. Il governo prima ammette e poi nega. L’opposizione denuncia e pretende di sapere quali siano le condizioni imposte.
Nell’osservare questa disputa è obbligatorio fare una considerazione. L’Italia è uno dei Paesi fondatori delle Comunità europee e della conseguente Unione europea. E, come tutti e 27 i paesi, ha accettato, come principio di base del processo d’integrazione, di cedere parti consistenti della propria sovranità. Lo Stato moderno nazionale, con l’avvento della inedita costruzione europea, ha deciso di trasferire dosi massicce di potere ad un’autorità terza. Non si tratta della nascita di un Superstato o di un’entità federale, ma è indubbio che le nazioni abbiano convenuto, per il bene delle rispettive società, di compiere questo passo importante. L’avvento dell’euro è la plateale conferma del cambiamento epocale.
Dunque, la cessione di sovranità c’è stata, eccome. E, peraltro, pochi ricordano che anche una parte ormai rilevante della legislazione nazionale è di derivazione europea. Da qualche anno a questa parte, poi si sta procedendo persino all’armonizzazione degli ordinamenti penali.
Insomma, se si vuol parlare, sia pure in maniera impropria, di “commissariamento”, non si può negare che sia così già da tempo. Il “commissariamento” non è un fatto negativo. È una scelta strategica che ha trovato la sua spettacolare intuizione nell’appello di Schuman per l’Europa del carbone e dell’acciaio, nel Manifesto di Spinelli e compagni dall’isola di Ventotene e che, per li rami, passando per il Trattato di Roma e per quello di Maastricht, ha dato vita alla moneta unica.
Questo impianto, davvero inedito nel mondo, ha tuttavia lasciato insoluto un aspetto essenziale rappresentato dalla mancanza di un “governo politico” dell’Europa che si ponga come interfaccia della Banca centrale europea. La lentezza europea nel fronteggiare l’attacco della speculazione internazionale deriva proprio da questo buco nero istituzionale.
Perché, allora, il governo Berlusconi è ormai considerato sotto tutela? Perché, parametri di Maastricht a parte, gli manca un altro parametro: quello della credibilità. Un governo che ha negato la crisi per lungo tempo, cullandosi sulla presunta capacità di tenere i conti sotto controllo; ha legiferato prevalentemente a difesa degli interessi personali del premier; ha varato una manovra iniqua senza uno straccio di intervento per la crescita e che non ha realizzato il tanto strombazzato piano di riforme liberali. Ripetutamente Berlusconi, che si è chiuso nella villa sarda, è stato guidato per telefono da Angela Merkel, la quale gli ha addirittura “ordinato” di accelerare la manovra. Ma ciò non è commissariamento. È una sorta di assistenza a domicilio.
Già anni fa – e ciò la dice lunga - il professor Monti rimproverò al centrodestra “liberale” di non aver saputo far propria l’idea europeista. E adesso dal centrodestra si levano alti lai perché Monti registra quel che è sotto gli occhi di tutti. E francamente suona comico che Bossi abbia scoperto ora l’Europa, sostenendo che bisogna seguirla quando sino all’altro ieri si occupava solo di andarle contro per le giuste multe sulle quote latte. Bossi ha ospitato Tremonti a Gemonio, presente anche il figliolo, annunciando che “bisognerà andare a incontrare un certo Berlusconi”. Siamo a questo teatrino. Qualche esponente pdl ammette, a denti stretti, che il governo non ha centrato i suoi obiettivi ma non arriva a concludere che bisogna chiudere con Berlusconi e aprire una fase nuova. E l’opposizione, dall’altra parte, non è stata in grado, in questi mesi di precipitosa caduta del berlusconismo, di offrire una prospettiva a sua volta credibile e operativa. Non si vede all’orizzonte uno sbocco politico che offra una speranza mentre l’incendio divampa.
Il Paese è immobile. Pietrificato dalla chiacchiere. E l’Italia appare commissariata. Fino a quando?

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