"A Ferragosto qui si lavora"

"La Stampa" del 10 agosto 2011

Marco Alfieri ( 10 agosto 2011 )

In tempi di crisi un pezzo "diverso" di Marco Alfieri apre a prospettive nuove....

"A Ferragosto qui si lavora"
Nei capannoni comaschi si scelgono gli abiti per le grandi catene

La palazzina uffici è chiusa, davanti alla porta è ammucchiata la posta degli ultimi giorni, ma nel capannone si lavora a pieno ritmo. Alla Stamperia di Lipomo si arriva dopo il centro commerciale Como Alta, salendo sulla strada che porta a Lecco. Gianluca Brenna, il titolare, è a Prato da alcuni clienti, ma in azienda ci sono una dozzina di operai con il signor Gianfranco, il responsabile di produzione, che accovacciato sul muletto sta scaricando una balla di stoffa dal furgone.

«Ad agosto di solito siamo chiusi, ma quest’anno dopo maggio e giugno piatti, sono arrivati 30mila metri di stoffa da consegnare per metà agosto», racconta concitato. «Chi poteva rinviare le vacanze si è precipitato in azienda ed eccoci qui». Alla Lipomo stampano qualsiasi derivato serico per i converter che presentano e vendono i loro disegni alla grande distribuzione o alle grandi firme. «Parecchie nostre aziende si stanno buttando sul fast fashion», Zara, H&M, Mango, Stradivarius, conferma Brenna che è anche responsabile della filiera tessile degli industriali comaschi. «Per questo ci vuole rinnovo continuo dei prodotti, creatività e investimenti in ricerca». Spesso è l’unico modo di resistere ai cinesi, anche se impone il ciclo continuo.

Nel Comasco del tessile l’aperto per ferie non è una boutade alla Calderoli o un moto perpetuo che può essere frenato dal panico sui mercati finanziari. Per contratto bisognerebbe fare almeno tre settimane di stop ma grazie ad accordi interni c’è chi farà lo stakanovista di agosto. Lo impone una crisi che ha cambiato la mappa planetaria dell’industria manifatturiera. Se hai commesse, prendere o lasciare. Senza industria che genera i guadagni di produttività, crea posti di lavoro qualificati, fa la gran parte della ricerca e fornisce il 78% delle esportazioni, non si fa Pil, almeno in Italia.

A Tavernerio, Michele Viganò con la sua Seterie Argenti è uno dei principali converter del distretto comasco. Maglietta bianca, tatuaggio vistoso sul braccio, «Michele» come lo chiamano i 55 dipendenti, è la quinta generazione in azienda. Al piano terra del casotto ci sono splendidi archivi del primo novecento, e «spesso vengono gli stilisti di Zara a consultarli», dice con orgoglio. La Seterie, 17 milioni di fatturato esportato per l’80%, lavora per le seconde linee degli stilisti e la grande distribuzione. «Ad agosto in Germania, Inghilterra, Usa sono aperti quindi abbiamo ridotto all’osso le ferie», racconta. «Stiamo andando bene, recuperiamo fatturato». La crisi c’è per la fascia media del confezionista di provincia. Ma chi fa seta e cravatteria di lusso o si è riconvertito al fast fashion, è tornato a fare buoni margini.

Alle crisi nel Comasco ci sono abituati: nel 2001 il settore ha sbandato, nel 2004 la fine dell’accordo multifibre ha portato all’invasione di prodotti cinesi ma tre anni dopo l’export era ri-cresciuto del 30 per cento. Oggi succede più o meno lo stesso. «Il segreto è dare un buon servizio al cliente e innovare nel prodotto perché tutto è copiabile», spiega Ambrogio Taborelli, che a Faloppio e dintorni ha tre tessiture (è uno dei più grandi produttori, 250 dipendenti in Italia e 120 in Romania). «Quest’anno - dice si profila meglio del 2010, chiudiamo solo dieci giorni perché sempre di più il modello di business impone commesse non prevedibili e i nostri competitor sono i paesi emergenti».

Fabbriche d’agosto non solo in Lombardia. Tra Sassuolo, Fiorano, Maranello e Casalgrande è tutto un via vai di camion. Se non fosse per l’aria appiccicosa sembrerebbe un maggio qualsiasi. Lo scorso anno le imprese sono rimaste chiuse per 4-5 settimane, si univano le ferie alla cassa, adesso no. Sassuolo in tutto il mondo vuol dire piastrella. L’80% della produzione nazionale (5,7 miliardi di euro) viene dal modenese, dove si concentrano una novantina di aziende, per un export in crescita che sfiora il 72% dei ricavi. Ovvio che se Francia, Germania e Russia tornano a tirare, chi è presente su quei mercati ad agosto tiene aperto. Perchè i cinesi saranno diventati i più grandi produttori di massa con 4 miliardi di mq di piastrelle l’anno: uno shock per il mondo piccolo della Bassa, tenore di vita e automobili hollywoodiane. Ma grazie ad una innovazione di prodotto continua il distretto resta campione del mondo per la produzione in valore. Piastrelle in casa, in facciata, per usi non residenziali, eco-sostenibili, fotovoltaiche, antibatteriche ideali per ospedali, mense, asili nido e case di riposo. Tutto e sempre da Sassuolo.

«Non sono i politici che devono dirci se lavorare o meno d’estate, è il mercato che ci dice che non possiamo più stare chiusi un mese», si accalora Franco Manfredini, presidente di Confindustria ceramica, splendido 70enne alla guida di Casalgrande padana (mille dipendenti per 283 milioni di fatturato). Nel suo magazzino file di camion con targhe di mezza Europa stanno caricando a tutta forza, mentre lo stabilimento di Maranello «non farà nemmeno un giorno di fermo perché fornisce la polvere semilavorata alla grande distribuzione di Germania e Francia», Leroy Merlin e Briko center. Che volete, allarga le braccia Manfredini, «guardiamo con stupore questa baraonda finanziaria ma continuiamo ad investire». La pensa uguale un altro 70enne indomito, Francesco Zironi, patron della gruppo Piemme di Spezzano, «però abito a Maranello» precisa con la classica calata emiliana. «Il mondo non sta finendo, se lo pensassi non avrei deciso di ammodernare la mia fabbrica investendo 30 milioni di euro. L’export sta ripartendo in Ue nei Paesi arabi e in Russia, dove apprezzano la nostra qualità». Quella di Zironi è una bella storia d’impresa. Nel 1975, durante l’anno santo, va a Roma con la moglie in pellegrinaggio. Passeggiando per via Condotti «vidi questi tessuti bellissimi di Valentino». Comincia allora a tormentarlo finché un anno e mezzo dopo firmano un accordo per la produzione di piastrelle griffate Valentino/ Piemme. «Un sodalizio che dura da 35 anni», gongola Zironi. Ad agosto? «Dobbiamo montare un forno nuovo, la fabbrica non la fermo. Così siamo pronti per settembre…».


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