I governi ”tecnici” di Berlusconi

www.ilriformista.it del 9 agosto 2011

Emanuele Macaluso ( 10 agosto 2011 )

"I giornali di Berlusconi conducono una violenta polemica contro i “governi tecnici” e, in particolare, contro l’ipotesi avanzata da diverse sponde di una candidatura di Mario Monti alla guida di un governo di transizione. Come fu quello presieduto da Ciampi..."

I governi ”tecnici” di Berlusconi


I giornali di Berlusconi conducono una violenta polemica contro i “governi tecnici” e, in particolare, contro l’ipotesi avanzata da diverse sponde di una candidatura di Mario Monti alla guida di un governo di transizione. Come fu quello presieduto da Ciampi. Io penso che i governi, se sono espressi dal parlamento e quindi dai partiti, non sono “tecnici”, ma politici, chiunque li presieda.
Ma la ragione per cui scrivo non è quella di sostenere la candidatura di Monti o altri “tecnici”, ma di mettere in evidenza l’incoerenza e la strumentalità della campagna berlusconiana contro ogni possibile alternativa all’attuale governo. Un governo screditato da un presidente che nel 1994 scese in campo come “tecnico”, come “imprenditore” con la sua squadra di “tecnici”, identificati in “Publitalia”, guidata dal “tecnico” Marcello Dell’Utri. “Tecnici” alternativi ai “politici”, molti dei quali presenti nelle aule giudiziarie, altri in panchina e senza ruolo.
Infatti i “progressisti” di Occhetto e Leoluca Orlando non avevano un candidato a presidente del Consiglio e non l’avevano i Popolari di Martinazzoli.
La squadra dei “tecnici” di Berlusconi vinse una battaglia politica contro la politica, anche perché usò con sapienza politica, la legge elettorale: si collegò con An del politico Fini al Sud, e con la Lega del politico Bossi al Nord.
Invece, i Progressisti e i Popolari, guidati da superpolitici come Occhetto e Martinazzoli, si presentarono separati: insieme ebbero più voti della coalizione berlusconiana e persero le elezioni.
Oggi la strumentalità della campagna berlusconiana contro i “tecnici” non ha pudore: non è stato il Cavaliere, nel 1995 dopo le sue dimissioni, a proporre al Capo dello Stato, Scalfaro, il “tecnico” Dini come presidente del Consiglio?
Berlusconi in questi anni ha usato tutti i teatrini della vecchia politica (uso un suo slogan) per restare a galla.
Il problema che oggi ha il nostro paese è chiaro, in Europa e in tutto il mondo: la politica del tecnico-politico Berlusconi non regge e i suoi comportamenti hanno screditato il suo governo. In questo contesto, il limite dell’opposizione guidata da politici di antico pelo (Bersani, Casini, Fini, Rutelli, Vendola) e quelli che il pelo l’hanno anche nello stomaco come Di Pietro, è evidente: insieme e non sono ancora in grado di presentare agli italiani un governo possibile, con proposte efficaci per affrontare la crisi che attraversiamo.


P.S.: l’avversione berlusconiana, in casa sua, a Tremonti è rivolta al tecnico o al politico?martedì, 9 agosto 2011

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