"Le elezioni anticipate? Un pericolo per il Paese"

"La Stampa" dell'11 agosto 2011

Antonella Rampino ( 11 agosto 2011 )

"L’Europa è fragile. Carlo Azeglio Ciampi ha indicato con nitidezza questo drammatico passaggio...."

"Le elezioni anticipate? Un pericolo per il Paese"

L’ Europa è fragile. Carlo Azeglio Ciampi ha indicato con nitidezza questo drammatico passaggio. Che Walter Veltroni apprezzi Ciampi non è una novità: fu lui, da segretario dei Ds, a costruirne la candidatura al Quirinale. Ma condivide, e rilancia, analisi e preoccupazioni. «L’Occidente e l’Europa sono in una crisi allarmante per assenza di crescita, per il fortissimo indebitamento degli Stati Uniti e di alcuni Paesi come l’Italia, e per la disoccupazione ormai a due cifre, una vera bomba sociale. Per giunta il Welfare non regge, in tempi di invecchiamento demografico, scavando le crepe della democrazia. Siamo immersi in una crisi che richiede risposte coraggiose e innovative. L’Europa non può rimanere sospesa, senza una compiuta unità politica. Occorre muoversi subito. E non stupirsi, se il presidente della Bce invia una lettera a Berlusconi e ad altri governi».

Ma Berlusconi non farebbe bene a renderla nota? Trichet ha detto di considerarla pubblica...
«Io continuo a sperare che Tremonti, in Parlamento, ce ne renda noti almeno i contenuti. E spero anche di ascoltare da lui un discorso di verità, che smetta come ha fatto per questi lunghi anni di sottovalutare la crisi, di sostenere che l’Italia è al riparo, che tutto va bene. Ora si è vista qual è la realtà, la durissima realtà. E serve da parte di maggioranza e opposizione un’assunzione di responsabilità. Non dobbiamo avere paura del futuro, o continuando a guardarci indietro resteremo di sale».

Ma voi del Pd siete divisi. Lei chiede un governo istituzionale, «alla Ciampi», e Bersani le dimissioni di Berlusconi e le elezioni.
«Mi pare che tutto il Pd oggi chieda un governo istituzionale, con passo indietro di Berlusconi. Precipitare nelle elezioni, e per giunta con il rischio di attacchi speculativi, sarebbe pericoloso per il Paese».

E l’Italia deve stare ben ancorata all’Europa...
«Anche all’Europa serve uno scatto di reni, o verranno giù le architravi, a cominciare da quella monetaria. L’Italia dovrebbe essere in prima linea nel chiedere una politica economica e sociale comune, e anche l’elezione diretta del capo del governo europeo: che quella di Van Rompuy non sia una carica a suffragio diretto ne indebolisce l’autorevolezza e il peso. Dobbiamo andare con decisione verso gli Stati Uniti d’Europa. E invece, sembra che cerchiamo scorciatoie per l’inferno: all’attacco all’euro, reagiamo alzando le spalle».

Con un rischio in più, se salta l’euro: sono possibili anche in Italia rivolte come quella di Londra?
«Devo citare nuovamente La Stampa per l’intervista a Zigmut Baumann, così significativa. Spiegava che le rivolte di Londra fanno aumentare il Pil, mentre la solidarietà tra i cittadini lo fa diminuire. Dobbiamo rovesciare le nostre categorie di pensiero, le gerarchie sociali, le priorità. Come scriveva Emilio Sereni, il ’68 fu il frutto della rivoluzione scientifica e tecnologica, dell’urbanizzazione e del diffondersi della tv. Di lì nacque una potente domanda di innovazione. Oggi invece abbiamo de-industrializzazione, precarizzazione della vita, l’incubo delle banlieus, e il social network. Non l’assalto al cielo, ma al televisore al plasma. Il qui e subito dei bisogni materiali, senza ambizioni di cambiamento. E la lentezza della democrazia è pericolosa, a fronte della velocità con cui si muove la società. Basti pensare alla farraginosità della soluzione per la Grecia, allo scontro per evitare il default degli Stati Uniti. Tanto che, davanti alla fatica della democrazia, c’è chi ammira l’autoritarismo vestito di immediatezza decisionale dei vari Putin. E invece, il principale agitatore di antipolitica è la politica stessa, con la sua corruzione, macchinosità, privilegi... La semplificazione e la trasparenza della vita pubblica è un bisogno primario della democrazia, e la politica dovrebbe afferrare questo tema. Per questo, ribadisco la mia proposta: si abbini al pareggio di bilancio il dimezzamento dei parlamentari. In 91 giorni si può approvare. E occorre abolire le provincie e nuove norme sull’incompatibilità e contro la corruzione. Solo partiti più leggeri e aperti salveranno la politica».

C’è stato l’incontro con le parti sociali, andato per ora a vuoto, ed è alle viste la manovra-Bce. Quale linea deve tenere il Pd, secondo lei?
«Equità e giustizia sociale sono l’identità del Partito democratico. In una crisi, chi ha di più deve dare di più. Il Pd deve essere determinato in questa direzione, ed essere al tempo stesso la forza del rigore.

C’è un nuovo Ciampi, in Italia?
«Eccome. Ce n’è più di uno. E sceglierlo spetta, se riterrà, al Presidente della Repubblica».

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