Di fronte alla crisi gli interventi necessari a favore della famiglia

"Famiglia Cristiana" n. 8 del 22 febbraio 2009

Sconosciuto ( 22 febbraio 2009 )

Primo Piano rubrica di Famiglia Cristiana interviene per rimarcare come la vera emergenza italiana sia ancora e soprattutto la famiglia.


DI FRONTE ALLA CRISI GLI INTERVENTI NECESSARI A FAVORE DELLA FAMIGLIA
È QUESTA LA PRIORITÀ, SI AGISCA DI CONSEGUENZA

Perché la famiglia sia riportata al centro delle politiche anticrisi, che in Italia come in tutto l'Occidente dovranno essere varate, è necessario che essa non sia un assente e muto "convitato di pietra".



La stagione che l’Italia sta vivendo è quella delle permanenti "emergenze". La crisi economica da una parte, le problematiche della sicurezza dall’altra occupano gli scenari della politica e dei mass media. E la famiglia? Sembra essere la grande assente nell’insieme delle scelte politiche che, in questi mesi decisivi se si vuole realmente "aggredire" la crisi, si vanno compiendo. L’inadeguata percezione della drammaticità dell’attuale situazione è dovuta, soprattutto, all’illusione (da molti consapevolmente o inconsciamente coltivata) che, alla fine, "passerà la nottata" e che, prima o poi, le cose si aggiusteranno.

D’altra parte, vasti settori non si sentono direttamente coinvolti dalla recessione che si annunzia: un pubblico impiego sostanzialmente garantito, un’agricoltura che conta sul fatto che gli essenziali consumi alimentari non saranno toccati, un turismo che punta sulla capacità di richiamo delle bellezze naturali e artistiche del Paese, e così via.

Non v’è dubbio che la crisi toccherà in modo fortemente differenziato i vari settori produttivi; ma vi è un soggetto che, comunque, ne sarà toccato, e cioè la famiglia. Soprattutto, su di essa si riverseranno gli effetti della disoccupazione, dell’accentuazione del precariato, dell’inaffidabilità dei mercati finanziari (con la conseguente erosione dei risparmi).

Rischia di venir meno il ruolo fondamentale della famiglia come grande "ammortizzatore sociale", come cassa di compensazione delle incertezze e, a volte, delle iniquità di una società di cui rappresenta ormai uno degli ultimi luoghi di un autentico solidarismo, di un’attitudine all’aiuto e alla condivisione che la cultura competitiva di oggi sembra avere perduto. Su questo sfondo, più che modesti palliativi come la "carta sociale", si impongono alcuni interventi di politica economica e sociale che pongano al centro la famiglia, e soprattutto tre.

Innanzitutto, una congrua detassazione dei redditi delle famiglie con figli, per consentire loro di far fronte alle conseguenze che la crisi avrà sul piano dell’occupazione e dei redditi senza dar luogo a quella drastica riduzione dei consumi che avrebbe, quasi a catena, effetti perversi sull’economia.

In secondo luogo, un potenziamento e una riqualificazione dei servizi sociali in ottica familiare, per consentire quella conciliazione tra famiglia e lavoro che è condizione necessaria per superare le attuali rigidità del "mercato del lavoro" (soprattutto nella sua componente femminile).

Infine, una incisiva politica abitativa, che consenta l’accesso alla proprietà della casa a condizioni non iugulatorie e, al tempo stesso, sostenga un mercato degli affitti oggi bloccato per l’assoluta sproporzione fra i costi delle locazioni e i redditi della maggior parte dei lavoratori.

Oltre tutto, il rilancio di una seria politica della casa potrebbe avere (come avvenne negli anni ’50 con il piano "Fanfani-case") un effetto trainante sull’economia, assai più di costosissime e faraoniche infrastrutture.

Perché la famiglia sia riportata al centro delle politiche anticrisi che, in Italia come in tutto l’Occidente dovranno essere varate, è necessario che essa non sia un assente e muto "convitato di pietra", né piccolo feudo di un sottosegretario senza poteri e senza fondi. È tutto il ceto politico, di maggioranza come di opposizione, che deve riconoscere questa priorità e agire di conseguenza.



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