Sindacati in ordine sparso

www.ilriformista.it del 26 marzo 2012

Gianmaria Pica ( 27 marzo 2012 )

"Art. 18. È iniziato il “pressing” delle organizzazioni dei lavoratori per modificare la riforma..."

Sindacati in ordine sparso


Art. 18. È iniziato il “pressing” delle organizzazioni dei lavoratori per modificare la riforma.


È tutto pronto, i lobbysti dei sindacati ai nastri di partenza. Le organizzazioni dei lavoratori stanno scegliendo i loro “diplomatici” più rappresentativi per convincere deputati e senatori a modificare il ddl di riforma del lavoro. Ma se Cisl e Uil hanno già pronta una loro strategia, la Cgil balla da sola: chiede uno sciopero generale unitario. L’invito, però, è stato rimandato al mittente.
Dunque, se sciopero sarà - «potrebbe arrivare alla fine di maggio» - la leader di Corso d’Italia, Susanna Camusso, potrà contare solo sulle sue forze. Gli altri sindacati (Cisl e Uil in testa) sono stati chiari, non aderiscono all’appello per una protesta unitaria lanciato dalla stessa Camusso. Secondo fonti sindacali interne all’organizzazione guidata da Luigi Angeletti, «mettere in piedi uno sciopero generale in questo momento sarebbe un suicidio. Passerebbe come una manifestazione contro il Parlamento, ma oggi più che mai deputati e senatori sono i nostri interlocutori privilegiati, grazie a loro potremo modificare la riforma del lavoro».
D’altronde, la posizione di Angeletti e del numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni, era chiara e non lasciava spazi a dubbi. La scelta del governo di presentare un disegno di legge per la riforma sul mercato del lavoro è stata giudicata positivamente da entrambi i leader sindacali. Per il segretario generale della Uil, «sposta il luogo della discussione in Parlamento, quindi probabilmente avremo più ascolto di quanto ne abbiamo avuto con il governo sino a ora». Per Bonanni, invece, «è una buona notizia perché avremo tutto il tempo per affrontare il problema. Faremo un’azione di lobbying sul Parlamento perché si trovino soluzioni più vantaggiose per i lavoratori».
Vediamo come funziona l’iter di “pressing” dei sindacalisti. Innanzitutto, bisogna capire se il ddl di riforma arriva alla Camera oppure al Senato. In un secondo momento, partiranno una serie di audizioni in Commissione Lavoro (di Camera o Senato, appunto) in cui i sindacati potranno informare i parlamentari del loro giudizio sull’articolato presentato dal governo, denunciando quelle che sono - ad avviso delle organizzazioni dei lavoratori - le luci e le ombre della riforma. Poi, partirà un vero lavoro di lobbying in cui i rappresentanti dei lavoratori incontreranno i singoli gruppi parlamentari. Qui il contatto tra sindacato e politica si farà più fitto, obiettivo: trovare deputati e senatori che materialmente presenteranno in Commissione gli emendamenti richiesti.
Ma cosa chiedono i sindacati? Per la Cisl, la norma che introduce il “licenziamento economico” va cambiata. Secondo Bonanni, «i licenziamenti economici vanno ispirati al modello tedesco e messi al riparo dagli abusi, è su come si debba fare che bisogna lavorare ora». Così, per il Segretario della Cisl, «bisogna adottare il modello tedesco vero». Quello che comprende un potente meccanismo di conciliazione preventivo e solo eventualmente un ricorso al giudice che valuti se il licenziamento è giustificato o no. Anche la Uil chiede una sostanziale revisione del licenziamento economico. Certo, ad Angeletti piace il modello tedesco, ma pretende che venga inserito anche un emendamento che punti a un maggiore coinvolgimento dei sindacati in caso di licenziamento economico: così, se l’azienda in crisi pretende che un dipendente lasci il suo impiego devono prima essere informate le organizzazioni dei lavoratori e gli stessi i rappresentanti sindacali avranno il compito preventivo di verificare se quel licenziamento è frutto di un “oggettivo” motivo economico, oppure se si tratta di discriminazione.
E la Cgil che cosa chiede? Bé, dentro Corso d’Italia è tutto più complicato. Un po’ come il Pd, anche il sindacato guidato dalla Camusso è costituito da correnti più o meno vicine (in alcuni casi, lontanissime) alla linea politico-sindacale della segreteria. Se oggi la strategia “unitaria” punta allo sciopero generale - decisione condivisa sia dai camussiani, sia dalla componente più radicale del sindacato racchiusa dentro la Fiom - il malumore delle piccole sigle cigielline inizia a manifestarsi e, in alcuni casi, ad andare contro la posizione confederale. Un esempio? La Cgil aveva promosso la norma presentata dalla Fornero per contrastare le “finte” partite Iva. Ed ecco che Maurizio Feriaud, segretario generale della Cgil Attori dichiara che «nel mondo dello spettacolo l’utilizzo di lavoratori a partita Iva è altissimo, nel teatro supera il 60 per cento della forza lavoro. E la sanatoria del governo è per noi una beffa, non risolve il problema».
Alla fine il Parlamento riuscirà a modificare il testo. Ieri Mario Monti ha affermato che la proposta del governo «è equa e abbastanza incisiva», ma «deve essere il Parlamento a decidere».

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