Giochi di veti e spiragli sulle riforme istituzionali

"La Stampa" del 28 marzo 2012

Marcello Sorgi ( 28 marzo 2012 )

"Anche se Napolitano e Schifani, alla fine di un incontro al Quirinale, si sono affrettati a sottolinearne l’importanza, e il presidente del Senato, in particolare, ha garantito che a Palazzo Madama si farà di tutto per favorirne l’iter parlamentare, è lecito dubitare ancora una volta che l’accordo siglato ieri dai segretari dei tre partiti di maggioranza, assente Monti, sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale, sia da considerare definitivo...."

Giochi di veti e spiragli sulle riforme istituzionali

Anche se Napolitano e Schifani, alla fine di un incontro al Quirinale, si sono affrettati a sottolinearne l’importanza, e il presidente del Senato, in particolare, ha garantito che a Palazzo Madama si farà di tutto per favorirne l’iter parlamentare, è lecito dubitare ancora una volta che l’accordo siglato ieri dai segretari dei tre partiti di maggioranza, assente Monti, sulle riforme istituzionali e sulla legge elettorale, sia da considerare definitivo.

E’ già accaduto in passato che intese come quelle di ieri sera siano state annunciate per essere subito dopo dimenticate o travolte dalle polemiche del giorno per giorno.

Negli ultimi sei mesi è stato svolto un buon lavoro istruttorio, più volte annunciata l’intesa su rafforzamento dei poteri del premier, distinzione delle funzioni tra le due Camere, riduzione del numero di deputati e senatori, oltre che su un sistema elettorale più proporzionale, in grado di seppellire il Porcellum e di rimettere la scelta dei candidati da eleggere nelle mani degli elettori.

Ma poi il percorso delle riforme s’è sempre arenato prima di partire, complici le tensioni politiche crescenti all’interno della maggioranza e tra i partiti e il governo.

Alfano, Bersani e Casini (quest’ultimo promotore dell’incontro a tre) giurano che questa sarà la volta buona, considerano ormai superato il gioco dei veti reciproci, e anche nel caso in cui le riforme istituzionali dovessero di nuovo fermarsi (per attivare la procedura di revisione costituzionale, che prevede quattro votazioni a intervalli non minori di tre mesi, il tempo di qui alla fine della legislatura è poco), la legge elettorale potrebbe procedere per conto proprio, a partire dall’impegno sancito ieri di muoversi per un sistema che non richieda di indicare prima del voto le alleanze e lasci ai partiti le mani libere per trattare sul governo dopo i risultati delle urne.

Di qui a trovare l’intesa anche sugli altri punti (due su tutti: la soglia dello sbarramento per i partiti minori e a chi assegnare, coalizioni o partiti, il premio di maggioranza), tuttavia ne corre. E al di là dei pubblici anatemi, l’ipotesi di votare ancora una volta con il Porcellum rimane nei retropensieri di tutti i leader dei partiti. I segretari della maggioranza promettono di riparlarne già la prossima settimana, in tempo per scambiarsi gli auguri di Pasqua. Passata la quale, la campagna elettorale riprenderà fino a maggio. Volenti o nolenti, di riforme e di articolo 18, Alfano, Bersani e Casini potranno seriamente ricominciare a occuparsi solo a giugno.


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