Gli attacchi risvegliano la voglia di elezioni

"La Stampa" del 29 marzo 2012

Marcello Sorgi ( 29 marzo 2012 )

"Avrà il suo bel da fare, al ritorno in Italia, la prossima settimana, Mario Monti, per cercare di ricucire la sua maggioranza e far ripartire la riforma del mercato del lavoro sull'impervio percorso che la attende...."

Gli attacchi risvegliano la voglia di elezioni

Avrà il suo bel da fare, al ritorno in Italia, la prossima settimana, Mario Monti, per cercare di ricucire la sua maggioranza e far ripartire la riforma del mercato del lavoro sull'impervio percorso che la attende. Se infatti la sua prima uscita, tre giorni fa, quando aveva evocato Andreotti per dire che non era disposto a tirare a campare, aveva sollecitato una reazione in positivo dei partiti (vertice a tre dei segretari della maggioranza, direzione del Pd in cerca di un'intesa sull'articolo 18), la seconda, ieri, ha colto di sorpresa un po' tutti. Irritando oltremodo Bersani, che se n'è uscito sostenendo che, di questo passo, i politici (accusati da Monti di non trovare consenso nel Paese), e i tecnici (che secondo lo stesso Monti invece lo hanno), rischiano di andare a casa insieme.

Sarà pure, come sostiene Casini, nuovamente nel ruolo del pompiere, che Monti durante il suo road-show globale mirato a consolidare la credibilità dell'Italia sui mercati, si rivolge ad interlocutori che si aspettano di sentirlo parlare così e per questo ha abbandonato la sua proverbiale pazienza. Ma le conseguenze della campagna internazionale del presidente del consiglio si fanno sentire. Il governo non rischia affatto di cadere, come l'allarme lanciato da Monti all'estero lascerebbe credere. Ma se il premier continua a martellare così, va a finire che la voglia di elezioni sempre viva nei partiti si risveglia e poi non sarà facile farla passare. Qualche timore in questo senso s'è colto nell'intervento del Presidente della Repubblica: un Napolitano insolitamente irritato, con Monti o anche con Monti, verrebbe da dire. Altrimenti non si sarebbe detto convinto che il Paese, diversamente da quel che aveva sostenuto il premier, è pronto a comprendere la necessità di riforme rigorose come quella del mercato del lavoro.


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