La distanza tra Roma e Madrid

"La Stampa" del 30 marzo 2012

Irene Tinagli ( 30 marzo 2012 )

"Sciopero generale ieri a Madrid: i sindacati si ribellano alla riforma del lavoro e manifestano tutto il loro dissenso. Il governo tuttavia, forte anche del plauso della Commissione Europea e degli osservatori internazionali, dichiara di non avere intenzione di fare alcun passo indietro. La Spagna come l’Italia? Solo in apparenza..."

La distanza tra Roma e Madrid


Sciopero generale ieri a Madrid: i sindacati si ribellano alla riforma del lavoro e manifestano tutto il loro dissenso. Il governo tuttavia, forte anche del plauso della Commissione Europea e degli osservatori internazionali, dichiara di non avere intenzione di fare alcun passo indietro. La Spagna come l’Italia? Solo in apparenza.

La riforma spagnola per certi versi è più radicale di quella italiana eppure, grazie alla forte maggioranza parlamentare uscita dalle urne, Rajoy si è potuto permettere un percorso meno mediato e con meno intoppi. La situazione italiana è molto diversa. Nonostante Monti dichiari che i cittadini appoggiano la sua riforma, il suo consenso ha una natura molto diversa da quello di Rajoy. Senza togliere niente all’efficacia dell’azione del governo Monti, buona parte del suo consenso vive di luce riflessa e inversa: è la grande debolezza dei partiti a dargli molta forza. Ma per quanto deboli siano, sono pur sempre i partiti che fanno o disfano le maggioranze parlamentari che devono approvare le sue riforme. E da qui le mediazioni, i tavoli, le soluzioni intermedie, gli aggiustamenti.


Non è un caso se le prime riforme di Monti, avvenute in un momento di crisi totale dei partiti, sono quelle approvate più rapidamente, mentre le successive hanno vissuto maggiori «battaglie». Questo processo di mediazione chiaramente può essere visto sia come una opportunità – perché consente di raggiungere soluzioni più bilanciate - che come un problema – gli effetti potrebbero risultarne attenuati o troppo dilazionati.

Ma a ben vedere le differenze tra gli atteggiamenti e le misure dei due governi non derivano soltanto dall’avere una solida maggioranza parlamentare, ma anche da una serie di idee e questioni più squisitamente politiche e per certi versi ideologiche che cominciano ad emergere nel caso spagnolo.

E’ inevitabile infatti che molte delle iniziative prese dal governo di Rajoy in qualche modo lascino trasparire l’impronta politica del partito che le ha elaborate. L’obiettivo non è solo rimettere a posto il deficit, ma anche rispondere alle aspettative del proprio elettorato, sia in economia, con pesanti tagli al sistema di Welfare creato dai socialisti che i popolari hanno sempre considerato eccessivo, sia in altri ambiti non economici.

Non è un caso se il governo spagnolo ha iniziato ad affrontare temi di ben altra natura, come, per esempio, la questione dell’aborto, un tema su cui i popolari non hanno mai digerito la riforma di Zapatero del 2010. Proprio l’altro ieri il ministro della Giustizia Gallardon ha annunciato una nuova legge sull’aborto, dichiarando che le leggi attuali spingono le donne ad interrompere la gravidanza, e sostenendo che «la libertà» di diventare madri è ciò che rende le donne autenticamente donne.

Ecco, in queste circostante viene fuori fino in fondo la differenza tra un governo politico e un governo tecnico. Nessun ministro dell' attuale governo italiano si sarebbe mai sognato di esprimere giudizi di questa natura su un tema così delicato. E per quanto le dichiarazioni del ministro Gallardon possano scuotere e sconcertare (soprattutto i milioni di donne che ormai sono abituate a scegliere in totale libertà cosa le definisca «donne», senza che glielo debba dire un ministro), è normale che un governo politico cerchi di portare avanti una sua idea di società, di diritti civili, di etica, di rapporto Stato-cittadini.

Il governo tecnico, come lo stesso Monti ha ricordato in alcune occasioni, non può entrare in materie di questo genere. Non perché non abbia idee in proposito - sicuramente sia Monti che molti suoi ministri avranno loro idee in materia di unioni civili o di interruzione di gravidanza -, ma perché non rientra nel loro mandato implicito. Non è un caso se da qualche mese a questa parte in Italia non si parla quasi più di matrimoni gay, omofobia, testamento biologico, fecondazione assistita e altri temi che invece negli anni scorsi hanno segnato anche molto animatamente il dibattito pubblico. Tutti temi rimasti sostanzialmente aperti, congelati nel clima di emergenza economica in cui ci siamo ritrovati. Ma questo vuoto non potrà durare in eterno. Un Paese non può andare avanti a lungo senza affrontare questioni importanti che influenzano la vita quotidiana dei cittadini anche al di là dell’economia. Da questo punto di vista ciò che preoccupa non è tanto che il governo tecnico non entri in questi argomenti, ma che pure i partiti sembrano essersene scordati. Sempre più anestetizzati dalla rapidità d’iniziativa con cui il governo Monti si sta muovendo sui temi economici, i partiti sembrano aver perso anche la capacità di pensare e proporre la loro idea di società e di Paese nel suo complesso. Sarà bene che si risveglino presto da questo torpore e che si facciano trovare pronti all’appuntamento elettorale, perché molti italiani aspettano delle risposte e delle strategie, e non solo sull’articolo 18.


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