Umberto nel mirino dentro e fuori il partito

"La Stampa" del 4 aprile 2012

Marcello Sorgi ( 04 aprile 2012 )

"Lo scandalo dell’uso illecito dei finanziamenti pubblici da parte della Lega ha investito in pieno Bossi e la sua famiglia, destinatari secondo le accuse, dei fondi distratti dal tesoriere Francesco Belsito, e rischia di avere conseguenze anche più gravi del prevedibile proprio perché non è giunto inatteso..."

Umberto nel mirino dentro e fuori il partito


Lo scandalo dell’uso illecito dei finanziamenti pubblici da parte della Lega ha investito in pieno Bossi e la sua famiglia, destinatari secondo le accuse, dei fondi distratti dal tesoriere Francesco Belsito, e rischia di avere conseguenze anche più gravi del prevedibile proprio perché non è giunto inatteso. Anzi, il 22 gennaio, oltre tre mesi fa, di fronte alle prime rivelazioni sul comportamento del tesoriere, era stato lo stesso Bossi che solo ieri sera si è rassegnato a farlo dimettere - a insistere per difenderlo e ad attendere che fosse lui stesso a chiarire in che modo erano stati amministrati i fondi del partito. Ma naturalmente, nei mesi seguenti, Belsito si era ben guardato dal dare spiegazioni. Probabilmente anche perché sapeva che rischiavano di danneggiare il leader del Carroccio.

Ora tutti si chiedono se Bossi, colpito sia nella sua famiglia che nella rete di protezioni che il gruppo di dirigenti a lui più vicini, il cosiddetto «cerchio magico», gli assicurava, sarà in condizione di approntare una risposta credibile alle contestazioni dei giudici. E soprattutto fino a che punto si spingerà la pressione di Maroni nei suoi confronti, mirata ad un’operazione trasparenza rispetto agli elettori. L’ex ministro dell’Interno, in vantaggio finora in tutti i precongressi locali della Lega in cui s’è votato, ha rilasciato ieri una dichiarazione molto dura e ha disertato il vertice con Bossi nella sede di via Bellerio. Ma nella Lega non esistono le condizioni per far si che il Senatur si rassegni a un passo indietro, né forse per immaginare una Lega senza Bossi. Bisognerà vedere quanto pagherà il Carroccio nelle prossime elezioni amministrative per uno scandalo che in gran parte, grazie alle rivelazioni dei giornali, era diventato noto alla base leghista, provocando reazioni molto dure nelle manifestazioni del partito, dove a un certo punto erano comparsi anche striscioni con su scritto «Tanzania», con un’evidente allusione agli investimenti sospetti del tesoriere del partito.

L’altra conseguenza riguarda i già sofferenti rapporti tra il Carroccio e il Pdl, schierati in maniera opposta di fronte al governo, e alla ricerca di una faticosa ricomposizione almeno per affrontare le amministrative al Nord. Anche se Berlusconi ieri si è affrettato a dichiarare pubblicamente la sua solidarietà a Bossi, sarà inevitabile, nei prossimi giorni, che il Pdl prenda le distanze dagli ex alleati e in alcuni casi cerchi di intercettare gli eventuali voti in libera uscita dalla base elettorale nordista disgustata dallo scandalo.


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