La DC è morta in Vaticano

"La Stampa" 14 giugno 2008

Gianni Baget Bozzo ( 14 giugno 2008 )

L'originale tesi del prete politologo sulla DC. Don Baget Bozzo è personaggio eclettico. Nato conservatore alla corte del Cardinal Siri si sposta sempre più a sinistra. Dalla sinistra Dc - memorabile un suo libro - a quella di altri partiti. E'candidato nel periodo craxiano per il PSI. Per finire poi alla corte di Berlusconi. Consigliere del Principe ascoltato ed amato. Insomma nascono incendiari e muoiono pompieri.



Il vero fatto politico del fervente incontro tra Benedetto XVI e Berlusconi è che il nuovo ministero segna la fine della Democrazia cristiana, che diede molte preoccupazioni alla Chiesa e la condusse a giocare di lato la partita politica nazionale. Il rigetto della miniformazione centrista rompe con il concetto che in politica cattolico voglia dire centrista, e quindi storicamente democristiano. Nella prima Repubblica un gruppo di laici Dc fu decisivo nei rapporti tra la Chiesa e la politica italiana molto più del Papa o dei vescovi. Fanfani, Andreotti, Rumor, Colombo, Moro univano alle competenze istituzionali del governo il mandato di fiducia che la Santa Sede affidava al partito dell’unità dei cattolici. Dopo la liberazione di Roma, l’idea del Vaticano, sostenuta da Ottaviani e da Tardini, era di costituire due partiti cattolici, uno di destra e uno di sinistra (s’interessarono anche alla sinistra cristiana di Franco Rodano). Pio XII s’opponeva all’unità dei cattolici attorno alla Dc per le medesime ragioni per cui san Pio X s’era opposto a Romolo Murri e alla prima nascita d’una democrazia cristiana. I due Pii vedevano il pericolo che la Chiesa, diventando partito in forma ideale, s’inserisse nel moderno come un filone tra gli altri e perdesse la sua definizione sia in termini costituzionali che spirituali. Mons. Montini fece accettare a papa Pacelli la pratica del voto unitario, ma senza che mai la formulasse. Con Paolo VI la Dc ebbe piena delega sulla politica italiana, mentre venivano distrutti i Comitati Civici di Luigi Gedda, che avevano vinto la battaglia elettorale del 18 aprile ’48 facendo votare la Dc ma rimanendo autonomi.
Al laicato cattolico vicino alla Chiesa non rimaneva che la «scelta religiosa». Paolo VI dedicò tutto lo spazio politico della Chiesa alla Dc, non a caso Moro e Andreotti, che s’erano succeduti alla presidenza della Fuci, l’organizzazione degli universitari italiani creata da Montini, furono i protagonisti della politica italiana. Un dramma a tre avvenne nella trattativa su Moro prigioniero delle Br: Andreotti presidente del Consiglio capo del fronte della fermezza, Moro prigioniero per il dialogo con il terrorismo e Paolo VI, costretto a pronunciare la condanna a morte di Moro rifiutando trattative con i carcerieri. Dopo il grande finale tragico rimane l’unità dei cattolici, ma la Dc perde senso e forma. Al posto dell’Azione Cattolica e della «scelta religiosa» emergono i movimenti ecclesiali e Craxi diviene il vero punto di riferimento politico delle alleanze di governo. Neanche l’autoscioglimento della Dc sotto i colpi della procura di Milano toglie ai cattolici, specie agli ecclesiastici, la «saudade» della Dc. Eppure i democristiani nei loro giorni gloriosi avevano fatto pagare alla Chiesa il prezzo dell’accordo con i partiti laici introducendo il divorzio e l’aborto e non facendo politica per la famiglia e per la scuola privata: il proprio dei cattolici era sacrificato all’interesse dei dc.
Anche le elezioni del 2008 come quelle precedenti si sono svolte con l’idea che il democristiano centrista fosse la voce propria del cattolico e Casini l’ultima spiaggia del cattolicesimo politico italiano. Anche Ruini subì la tentazione di mantenere come cattolico il centrismo democristiano. Gli elettori non seguirono. Berlusconi ha vinto con una coalizione di centrodestra che si propone il ristabilimento della legalità e dello Stato nella vita politica e sociale sconvolta dalla violenza. L’elettorato di Berlusconi e di Bossi è più a destra di Berlusconi e di Bossi, qui sta la prova della maggioranza per unire governo e consenso. Benedetto non ha mai creduto alla mediazione dc tra Chiesa e Stato, ha sempre fatto valere il concetto che la Chiesa rappresenta sé stessa: nel governo Berlusconi il centrismo dc non è più il volto della Chiesa cattolica in politica. Il Papa si compiace di un governo senza «cattolici» e presenta a Berlusconi in persona le richieste della Chiesa verso la politica italiana. Berlusconi risponde laicamente, gliene riconosce il diritto, si impegna a tutelarne la voce. Sarà lieto di accettare le proposte della Chiesa se convenienti allo Stato, altrimenti dovrà respingerle. Non è un governo laicista perché riconosce il diritto alla Chiesa di parlare e obbligare. E dà all’espressione «laicità» un senso che la Chiesa può abitare, anche quando subisce e non prevale.

Materiale: