La terza tregua

"Corriere della Sera" del 18 giugno 2012

Marcello Messori ( 18 giugno 2012 )

"La popolazione greca si è espressa ieri per la permanenza del proprio Paese nell'area dell'euro..."


La terza tregua


La popolazione greca si è espressa ieri per la permanenza del proprio Paese nell'area dell'euro. Insieme all'ingente immissione di liquidità assicurata dalla Banca centrale europea (Bce) e agli impegni per il sostegno della crescita che l'azione coordinata di Obama, di Hollande (rafforzato dalla vittoria socialista in Francia) e di Monti sapranno strappare alla Germania, è possibile che il voto della Grecia offra una terza «tregua» alla crisi del debito sovrano. Ciò dovrebbe anche allentare le tensioni sulla connessa crisi di liquidità o di insolvenza del settore bancario nell'Unione economica e monetaria europea (Uem). Questa volta le istituzioni europee non potranno però accontentarsi di quelle scelte incompiute di coordinamento fiscale e macroeconomico, che hanno interrotto la «tregua» nel primo trimestre del 2011 e che sono poi sfociate nel contagio di Italia e Spagna. A maggior ragione, esse non dovranno riproporre le ricette dei «sacrifici oggi per una crescita rinviata a un indeterminato domani», che hanno dissipato il «tempo» ottenuto all'inizio dell'anno grazie alle operazioni di rifinanziamento bancario a lungo termine (Ltro) da parte della Bce.
Si tratta, innanzitutto, di rilanciare la domanda europea di investimenti (intangibili e tangibili) per i Paesi «periferici» mediante il ricorso al bilancio comunitario e di rinegoziare gli accordi per il sostegno europeo alla Grecia e agli altri Stati membri in difficoltà (Spagna inclusa). Tali iniziative dovrebbero produrre quattro risultati: allentare i vincoli di crescita di breve periodo e i vincoli di competitività di medio periodo per i Paesi più deboli; fissare oneri finanziari e condizioni macroeconomiche sostenibili affinché, per un tempo ragionevole, la Grecia (oltre che il Portogallo e l'Irlanda) possa rifinanziare il proprio debito pubblico senza il ricorso ai mercati; disegnare l'aiuto alle banche spagnole senza aggravi per i bilanci pubblici e senza «spiazzamenti» degli investitori privati; costruire, così, un ambiente più favorevole per le politiche di consolidamento dei bilanci pubblici degli Stati membri «periferici».
Il Consiglio europeo di fine giugno non potrà, però, accontentarsi di simili risultati che, fino a poche settimane fa, avrebbero garantito una solida base di ripartenza. Il «tempo» sprecato rende le «tregue» sempre più fragili. Ormai, l'agenda europea impone la fissazione degli obiettivi e delle scadenze intermedie per la realizzazione dell'unificazione fiscale, bancaria e macroeconomica. La messa in capo di garanzie europee sui depositi bancari, di forme centralizzate di vigilanza e di soluzione delle crisi, presuppone l'avvio del processo di unificazione fiscale. Quest'ultimo poggia su due pilastri: garanzie e gestioni congiunte rispetto ai debiti sovrani dei singoli Paesi e relativa cessione di sovranità nazionale. Merkel e Hollande sapranno superare i veti reciproci nell'interesse della Uem e delle loro stesse economie?




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