Con il turno unico rischiamo di ritrovarci come la Grecia

"La Stampa" del 19 giugno 2012

Marcello Sorgi ( 19 giugno 2012 )

"Oltre a stabilizzare, per quanto possibile, il paesi dell’eurozona in vista del vertice del 28, i risultati delle elezioni in Grecia (e in diverso modo anche quelli francesi) spingono a riflettere anche sul presente e sul futuro prossimo dell’Italia...."

Con il turno unico rischiamo di ritrovarci come la Grecia


Oltre a stabilizzare, per quanto possibile, il paesi dell’eurozona in vista del vertice del 28, i risultati delle elezioni in Grecia (e in diverso modo anche quelli francesi) spingono a riflettere anche sul presente e sul futuro prossimo dell’Italia. In Grecia infatti, dopo aver vinto con poco più di un terzo dei voti, il leader del centrodestra Antoni Samaras si accinge a formare un governo con i socialisti, usciti molto ridimensionati dalle urne, e se possibile con i partiti minori, lasciando all’opposizione la sinistra radicale, giunta seconda con un quarto dei voti. Ma i partiti che dovrebbero allearsi con Samaras - che solo in coalizione con i socialisti avrebbe la maggioranza di 162 seggi su 300, e con gli altri toccherebbe i 200 non lo danno affatto per scontato. Chiedono che anche la sinistra estrema sia associata al governo, per condividere le responsabilità dei sacrifici che dovranno essere imposti ai cittadini greci. Il leader della sinistra, Tsipras, naturalmente non ci pensa proprio.

Un quadro del genere, capovolto, ma con la costante della sinistra che resiste al peso delle scelte impopolari, e con la necessità di associare il centrodestra, potrebbe crearsi alle prossime elezioni anche in Italia, specie se la tendenza che da mesi i sondaggi preannunciano, dando un Pd in vantaggio rispetto al Pdl, dovesse portare il centrosinistra a vincere, ma a non essere pienamente in grado di far accettare ai suoi alleati (in particolare a Vendola) il peso delle decisioni anticrisi che anche il prossimo governo dovrà continuare a prendere. Di qui a prevedere che la guida del governo possa restare affidata a Monti, e che anche la maggioranza che lo sorreggerà non sarà troppo diversa da quella attuale, il passo è breve.

La lezione francese invece è diversa ed è sempre legata al sistema a doppio turno che, dopo aver determinato il passaggio da Sarkozy a Hollande, ha assegnato ai socialisti una larga maggioranza all’Assemblea nazionale, neutralizzando l’ondata di protesta del primo turno e riducendo a due, dicasi due, i parlamentari eletti del Front national di Marine Le Pen. Vale per i nostri leader che si sono dati tre (ormai due) settimane per cambiare la legge elettorale. Magari (tutti se lo augurano) non finiremo come La Grecia.

Ma se la nuova legge che dovrebbe sostituire il Porcellum sarà ancora a turno unico, molto probabilmente non avremo un governo politico come quello francese.

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