Il biglietto per Bruxelles

"Corriere della Sera" del 27 giugno 2012

Massimo Franco ( 27 giugno 2012 )

"C’è una strana inversione di ruoli fra l’Europa e l’Italia nei confronti di Mario Monti..."


Il biglietto per Bruxelles


C’è una strana inversione di ruoli fra l’Europa e l’Italia nei confronti di Mario Monti. La prima sembra investire sulle capacità di mediazione e di stimolo che il presidente del Consiglio ha dimostrato finora; e che i capi delle altre nazioni gli riconoscono. La maggioranza che lo sostiene a Roma non smette invece di appoggiarlo in Parlamento e insieme di indebolirlo con distinguo politici sempre più stupefacenti. Il biglietto per il Consiglio europeo a Bruxelles che comincia domani riceve così una vidimazione ambigua: da parte soprattutto di Silvio Berlusconi.

Dire che tre quarti degli elettori del Pdl sono ostili a Monti non è il miglior viatico al capo del governo mentre affronta una delle mediazioni più drammatiche della storia dell’Unione Europea. Lo stesso ex premier ammette che una caduta dell’esecutivo viene considerata catastrofica dalle istituzioni di Bruxelles; eppure non sembra intenzionato a far molto per scongiurarne il logoramento. Dopo l’incontro di ieri a Palazzo Chigi denuncia l’«indeterminatezza più assoluta » delle proposte italiane. Ma la critica non riesce a cancellare i problemi di Berlusconi e del suo partito: al punto che la sospensione del giudizio sembra figlia del calcolo di usare la polemica antigovernativa per comporre le fratture interne.

Ascoltare Monti nell’aula della Camera faceva un certo effetto, ieri pomeriggio. Colpiva la sua insistenza sul «tandem Parlamento- governo» chiamato a pedalare in sincronia per togliere alibi a quanti in Europa usano l’incertezza politica per ridurre l’influenza dell’Italia. L’impressione è che Monti pedali senza sosta: si prepara persino a fermarsi a Bruxelles fino a domenica per concordare con gli alleati lemisure più urgenti a difesa dell’euro; e per impedire che lunedì, alla riapertura dei mercati finanziari, la moneta unica possa ricevere nuovi attacchi. Ma altri si limitano a guardare, lasciando che a sfiancarsi sia solo lui.

È un atteggiamento da spettatori più scettici che interessati: come se il destino del governo dei tecnici e il loro non fossero coincidenti. Di più: come se accompagnare quasi a distanza di sicurezza Monti al vertice di domani e dopodomani fosse un modo per tenersi le mani più libere. L’assenza di una mozione unitaria sull’Europa è un piccolo capolavoro di autolesionismo. Eppure, questo surplace non prepara uno scatto verso la rivincita dei partiti. Promette invece di anticipare una volata che porta al traguardo del nulla. E contribuisce ad alimentare anche strumentalmente le domande che assediano l’Italia, e che nei mass-media e nelle cancellerie occidentali ruotano intorno all’incognita del dopo-Monti.

Se questo è lo sfondo, destabilizzare il governo confermerebbe lo stereotipo di un’Italia eternamente precaria, in balìa di chi non coltiva progetti di crescita ma solo di sopravvivenza sulle macerie del Paese. E cancellerebbe il poco o il tanto di buono che Monti ha prodotto in un periodo breve ma intenso. Il giudizio sui tecnici non può che essere in chiaroscuro, eppure l’alternativa è il caos. Se si rompe il «tandem» si fa male l’Italia, che alla fine sarebbe costretta a bussare alle porte del Fondo monetario internazionale; e si accelererebbe la deriva di un’Europa altrettanto in bilico. Attenti a non ritrovarsi schiacciati dal peso di una doppia, terribile responsabilità.


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