Domina il timore che ogni mediazione fallisca

"La Stampa" del 29 giugno 2012

Marcello Sorgi ( 29 giugno 2012 )

"Espresso da Napolitano insieme con la speranza che un ripensamento dell’ultima ora possa consentire un recupero ormai molto improbabile, il timore che il voto Lega-Pdl sul Senato federale rappresenti la pietra tombale sul progetto di riforme costituzionali faticosamente concepito in Senato s’è diffuso a macchia d’olio tra tutte le forze politiche..."

Domina il timore che ogni mediazione fallisca


Espresso da Napolitano insieme con la speranza che un ripensamento dell’ultima ora possa consentire un recupero ormai molto improbabile, il timore che il voto Lega-Pdl sul Senato federale rappresenti la pietra tombale sul progetto di riforme costituzionali faticosamente concepito in Senato s’è diffuso a macchia d’olio tra tutte le forze politiche.

Le dimissioni del presidente della commissione in cui l’accordo era maturato, Carlo Vizzini, già mercoledì sera avevano fatto scendere un velo di pessimismo. Ed anche se Berlusconi, ieri a Bruxelles, ha cercato di minimizzare la portata dell’allarme lanciato dal Capo dello Stato, la sensazione è che anche per questa legislatura la Grande Riforma sia tramontata di nuovo.

Napolitano non si rassegna, anche perché il cambiamento della Costituzione, dopo quasi vent’anni di transizione, era stato il più importante obiettivo dichiarato della sua presidenza. E tuttavia il Capo dello Stato può spingere, stimolare, pungolare, ma alla fine tocca ai partiti in Parlamento discutere e approvare i testi.

Stavolta il programma limitato (rafforzamento dei poteri del premier, differenziazione dei compiti delle Camere e riduzione del numero di senatori e deputati, nuova legge elettorale), condiviso da centrodestra e centrosinistra, sembrava destinato a realizzarsi. Ma a farlo saltare, prima ancora dell’iniziativa a sorpresa di Berlusconi sul semipresidenzialismo alla francese, valutata da tutti come un modo di far saltare il tavolo, sono arrivati i risultati delle elezioni amministrative, con quel boom dell’antipolitica e del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo che ha fatto dilagare il panico tra le forze politiche. A quel punto, è scattato una specie di «si salvi chi può».

Per la stragrande maggioranza degli attuali parlamentari, che non sanno più se saranno ricandidati e rieletti e se i loro partiti continueranno ad esistere tra qualche mese, accostarsi all’idea di una riduzione per legge del numero dei loro scranni è diventato impossibile

L’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi in altre parole, non si sa quanto ingenuamente, è stato solo il killer finale di una Grande Riforma già moribonda.

La cui archiviazione adesso, - a meno che non si trovi la strada per un salvataggio in extremis - rischia di trasformarsi nell’ennesimo tentativo suicida di una classe politica agli occhi di un’opinione pubblica sempre più scettica.


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