Federico Geremicca

"La Stampa" del 5 settembre 2012

E Bersani ora dubita degli alleati ( 05 settembre 2012 )

"Matteo Renzi cresce nei sondaggi, miete simpatie anche fuori del Pd, richiama folle crescenti alle sue iniziative eppure - paradossalmente - non è il sindaco di Firenze, in queste ore, la preoccupazione maggiore di Pier Luigi Bersani...."

E Bersani ora dubita degli alleati

Matteo Renzi cresce nei sondaggi, miete simpatie anche fuori del Pd, richiama folle crescenti alle sue iniziative eppure - paradossalmente - non è il sindaco di Firenze, in queste ore, la preoccupazione maggiore di Pier Luigi Bersani. A campagna per le primarie ormai aperta (aperta senza regole e senza nemmeno la certezza che la consultazione avrà poi davvero luogo) quello che comincia a impensierire il segretario dei democratici sono gli scricchiolii e i riposizionamenti all’interno della maggioranza che lo ha sostenuto fino ad ora, e che dovrebbe spingerlo alla vittoria contro lo scatenato sindaco di Firenze.

Infatti, sotto l’effetto del ciclone-Renzi e alla luce di un paio di mosse del segretario - che non pochi nel Pd hanno giudicato sbagliate - la geografia interna al partito sembra mutare col passar dei giorni in maniera imprevedibile e non favorevole a Bersani.

Walter Veltroni è perplesso, tanto da augurarsi - mentre molti degli uomini a lui vicini cominciano a spostarsi verso Renzi - che le primarie non si svolgano; Enrico Letta e i suoi riflettono e tacciono, dopo alcune sortite del segretario giudicate eccessivamente anti-montiane; Romano Prodi non annuncia quello che pareva uno scontato sostegno al suo «ministro delle lenzuolate» e i cosiddetti «giovani turchi» sono partiti decisamente all’attacco e chiedono (proprio come il sindaco di Firenze) che «i vecchi si facciano da parte».

Un quadro, come si vede, non incoraggiante. Al quale si è aggiunta ieri una pesante e inattesa critica di Rosy Bindi, presidente dell’Assemblea nazionale Pd, che ha chiesto a Bersani «una parola chiara» in difesa del gruppo dirigente, pena il rischio che - «tra il battutismo renziano e le intemerate dei giovani turchi sul ricambio generazionale» - le primarie si trasformino «in una farsa o in una impropria resa dei conti». E’ l’intero gruppo dirigente del Pd, insomma, a fibrillare sotto l’incalzare del «tutti a casa» urlato da Renzi in giro per il Paese. Fibrilla e sospetta che - di fronte all’efficacia di quello slogan - Bersani stia mettendo nel conto di abbandonare al loro destino alcuni dei più stagionati dirigenti del partito...

Non basta. Per i leader della maggioranza legata al segretario, infatti, gli imbarazzi di Bersani sul tema del rinnovamento non sono l’unica ragione di perplessità. Non sono piaciuti, per esempio, i toni riservati di recente al governo di Mario Monti e alla necessità del ritorno in campo della politica: sono parsi uno sgradito avvicinamento alle posizioni di chi considera il governo tecnico «una parentesi» da chiudere rapidamente, quasi fino a mettere in discussione perfino quell’«agenda Monti» considerata - ancora ieri - la stella polare del cammino futuro. La preoccupazione insomma è che - complice la necessità di contrastare la linea moderata e filo-montiana di Matteo Renzi - Bersani faccia ancor più sue posizioni «gauchiste» alla Fassina.

Anche il piglio da «candidato in pista» assunto dal segretario non convince molti. Non è piaciuta la decisione (solitaria) di dare del fascista a Beppe Grillo, trasformando in un colpo il Pd nel «nemico numero uno» del popolare comico genovese; non ha convinto l’articolo su Togliatti e il pantheon del Pd pubblicato da «l’Unità» (che avrebbe fatto davvero infuriare Romano Prodi) e ancor meno è stato gradito il mancato invito al ministro Fornero alla Festa nazionale Pd. Insomma, un decisionismo insolito per Bersani: e che sembra poter riservare una sorpresa al giorno, mentre i big del partito chiedono al segretario rassicurazioni e collegialità.

Una partita che sembrava senza storia, dunque, rischia di trasformarsi in una sfida dall’esito e dalle conseguenze imprevedibili. A ciò, più in generale, va aggiunta la sgradevole sensazione di confusione che regna con e tra i possibili alleati elettorali e di governo: Vendola contro Casini, Casini contro Vendola e il Pd che cerca di rassicurare e tenere tutto assieme. Inevitabilmente, torna a volteggiare il fantasma dell’Unione, quell’alleanza così indimenticabilmente eterogenea da portare al naufragio del secondo governo di Romano Prodi. E al di là delle primarie, è questo quel che rischia di render davvero più difficile una vittoria elettorale che pareva certa...


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