I nostalgici dei governicchi

"Corriere della Sera" del 4 settembre 2012

Angelo Panebianco ( 05 settembre 2012 )

"È una regolarità conosciuta: in tempo di pace gli stati maggiori elaborano piani di guerra sulla base dell'erronea convinzione che il prossimo conflitto sarà la fotocopia del precedente...."


I nostalgici dei governicchi


È una regolarità conosciuta: in tempo di pace gli stati maggiori elaborano piani di guerra sulla base dell'erronea convinzione che il prossimo conflitto sarà la fotocopia del precedente. Poi, quando la guerra scoppia, si scopre che essa è diversa e quei piani di guerra diventano carta straccia. Qualcosa del genere sembra accadere nella politica italiana. I politici sono impegnati nel riproporre dosi più o meno massicce di proporzionale nella legge elettorale. Contemporaneamente, danno a intendere che dalle prossime elezioni possano uscire responsi definitivi, vincitori e vinti, un governo di legislatura. Per questo, fra l'altro, si attardano a parlare di primarie. Ma ha ragione Romano Prodi ( Corriere , 3 settembre) quando, a proposito del Partito democratico, osserva che le primarie hanno senso solo quando, vigente un meccanismo maggioritario, si sceglie il candidato premier, uno che, se vincerà, avrà buone probabilità, salvo incidenti di percorso, di governare per cinque anni. Non hanno senso invece in regime di proporzionale, ove il nome del premier è deciso dai partiti mediante trattative parlamentari.

Non si può prender congedo dal ventennio maggioritario, ritornare alla proporzionale, e poi pretendere che nella legislatura successiva ci sia un governo solo e basta. Quanti governi si succederanno dopo le elezioni del 2013: Due? Tre? Quattro? Si accettano scommesse. Se si affida ai partiti in Parlamento, anziché agli elettori, la formazione del governo, esso sarà poi in balia delle sempre mutevoli combinazioni parlamentari.

Giustamente Francesco Giavazzi (sul Corriere di ieri) auspica che centrosinistra e centrodestra prendano impegni su cosa faranno in seguito. Ma dato il quadro politico che si delinea sarà difficile che i partiti possano rispettarli. Perché le politiche di governo dipenderanno, più che dagli impegni presi con gli elettori, dalle contrattazioni post elettorali. Senza contare che solo chi è sicuro che la propria identità resterà salda nel tempo può assumere un impegno oggi convinto di volerlo rispettare domani. E le identità future degli attori odierni sono incerte.

Non esistono partiti per tutte le stagioni. Il Pd e il Pdl sono figli dell'epoca maggioritaria. È difficile che sopravvivano nella nuova stagione proporzionale. È più plausibile che nel corso della prossima legislatura si assista a scomposizioni e ricomposizioni lungo tutto l'arco parlamentare. C'è, a questo proposito, una certa congruenza fra la rivalutazione (che contraddice le ragioni della nascita del Pd) di Palmiro Togliatti, fatta dall 'Unità , e il ritorno alla proporzionale, preferenze incluse (forse). Si spiega col fatto che le «ragioni sociali» dei partiti del maggioritario sono venute meno.

Il fallimento della stagione maggioritaria, di cui è stato un aspetto essenziale la mancata riforma della Costituzione, ci lascerà con governi ancor più deboli e precari dei precedenti. Ciò fa intravvedere scenari inquietanti. Se l'Unione europea reggerà, se ci saranno passi importanti sulla strada della integrazione politica, l'Italia non avrà governi abbastanza forti per trattare autorevolmente con i partners . Sarà un vaso di coccio e ne faremo tutti le spese.

Se invece l'Europa si sfalderà, peggio ancora: senza leadership di governo forti, legittimate dal consenso popolare, ci ritroveremo presto alla deriva. Per durare nel tempo fronteggiando grandi sfide, di tutto hanno bisogno le democrazie tranne che di una successione di governicchi.

Materiale: