Il benessere delle famiglie che la politica ignora

"Famiglia Cristiana" n. 11 del 15 marzo 2009

Sconosciuto ( 15 marzo 2009 )

Primo Piano di Famiglia Cristiana sottolinea, questa settimana, l'intervento del Pontefice sulla crisi economica.


LE PRIORITÀ INDICATE DA BENEDETTO XVI DI FRONTE ALLA CRISI ECONOMICA

IL BENESSERE DELLE FAMIGLIE
CHE LA POLITICA IGNORA

All'Angelus della prima domenica di Quaresima, Benedetto XVI ha detto: «C'è bisogno di comune e forte impegno, ricordando che la priorità va data ai lavoratori e alle loro famiglie».
C'è chi la crisi non la vede o assicura che non è tragica, o chi chiede agli italiani di smetterla di lamentarsi, perché i nostri ammortizzatori sociali sono i migliori d’Europa. E così si trovano quasi 18 miliardi di euro per le grandi opere, tra cui il ponte sullo Stretto, ma i soldi per le famiglie (cioè per il "quoziente familiare") non si vedono nemmeno all’orizzonte.
Il presidente della Repubblica avverte che la crisi si aggrava, ma c’è ancora chi inietta ottimismo a piene mani, rimproverando giornali e Tv di catastrofismo. Bankitalia dice che il Prodotto interno lordo va giù del 2,6 per cento, il Censis rileva che gli italiani consumano meno, a febbraio le ore di cassa integrazione sono aumentate di 5 volte, ma il ministro Brunetta, al Corriere della Sera, dice che non ci saranno problemi, perché c’è il lavoro nero.
Stiamo giocando sulle emozioni e sulle pulsioni estreme, con un contrappunto di ottimismo e di paura. Ma di fronte alla grave crisi, con la prospettiva che i licenziamenti possano gettare nella disperazione molte famiglie, la politica dovrebbe fare di più, abbandonando le sterili dispute tra maggioranza e opposizione.
L’appello di papa Benedetto XVI per i lavoratori e le famiglie, lanciato all’Angelus della prima domenica di Quaresima, e le iniziative della Chiesa italiana nascono dalla convinzione che questa crisi sarà dolorosa per tutti e drammatica per molti, soprattutto per le famiglie monoreddito, con un lavoro precario e con figli. Le iniziative delle varie diocesi non si limitano a erogare somme, perché la Chiesa non propone ammortizzatori sociali alternativi allo Stato, indica delle priorità e un percorso.
Come ricorda in questo stesso numero Andrea Olivero, presidente delle Acli: «Essa non ha intenzione di proporre il suo Welfare, invita a riflettere e a cambiare stile di vita, perché la crisi non è solo economica e finanziaria, ma anche morale ed etica». Il modello di sviluppo e il mercato non possono emarginare i più poveri e i più deboli.
Chiara Lubich, scomparsa un anno fa, parlava di "economia di comunione". Condividere è la parola chiave del futuro, se si vuole uscire dalla crisi. La Chiesa chiede di mettere in fila la solidarietà di ognuno, quella delle istituzioni, quella delle banche e delle imprese; chiede alla politica di non allenare la gente a difendersi dai poveri e dagli immigrati, a distinguere tra chi vive nel lusso (spesso al di sopra delle proprie possibilità) e chi versa in condizioni precarie e di vera indigenza, con un occhio particolare alle famiglie, oggi le più provate.
La politica ha perso per strada il bene comune e il "benessere" delle famiglie, che si salvaguarda con interventi strutturali e di lungo termine. La famiglia è davvero strategica, bisogna ripartire da essa. I provvedimenti tampone una tantum servono a poco.
Oltre tutto, le Acli hanno denunciato che il bonus familiare finisce, all’80 per cento, nelle tasche di single con redditi doppi rispetto ai limiti di povertà e di famiglie senza figli. Alle altre restano poche briciole. La famiglia non tira più, e mai come in questo momento è sotto schiaffo.
Da questo numero, Famiglia Cristiana intraprende un lungo viaggio dentro la crisi che attanaglia il Paese, per raccontare, in particolare, l’opera della Chiesa accanto alle donne, agli uomini e alle famiglie in difficoltà.
Questa Chiesa vuole davvero bene all’Italia e l’amore cristiano è l’unico capace di rinnovare la faccia della Terra e il volto solidale di questo Paese.


Materiale: