E le Diocesi stendono la rete di protezione

"Famiglia Cristiana" n. 11 del 15 marzo 2009

Alberto Bobbio, ( 15 marzo 2009 )

"Adesso la crisi fa paura. E la Chiesa mobilita diocesi, parrocchie, associazioni in tutta Italia, stendendo una rete di salvataggio che poco a poco copre tutto il Paese. Lo aveva detto con chiarezza il cardinale Angelo Bagnasco, prima di Natale, quando aveva sollecitato lo Stato a fare la sua parte e intanto aveva schierato la Chiesa per fronteggiare la crisi "per un lungo periodo"."



DAL NORDEST ALLA SARDEGNA SI MOLTIPLICANO LE INIZIATIVE


E LE DIOCESI STENDONO LA RETE DI PROTEZIONE

Parrocchie, associazioni, reti di volontariato. È già partita un opera straordinaria di aiuti e finanziamenti.

Adesso la crisi fa paura. E la Chiesa mobilita diocesi, parrocchie, associazioni in tutta Italia, stendendo una rete di salvataggio che poco a poco copre tutto il Paese. Lo aveva detto con chiarezza il cardinale Angelo Bagnasco, prima di Natale, quando aveva sollecitato lo Stato a fare la sua parte e intanto aveva schierato la Chiesa per fronteggiare la crisi "per un lungo periodo".
Alla sede della Cei non si fanno molte illusioni e dicono che si profilano mesi "dolorosi e drammatici". Per questo motivo, la Conferenza episcopale ha deciso per "un’iniziativa straordinaria di carità", una "colletta" nazionale per costituire un Fondo di solidarietà per le famiglie in difficoltà e per coloro che perdono il lavoro. I dettagli verranno definiti nel Consiglio permanente della Cei che si riunirà il 23 marzo. Per ora si sta ragionando sul gesto della colletta, e il modello a cui ci si ispira è quello di san Paolo, che la definiva servizio, benedizione, amore, grazia, addirittura "liturgia", cioè gesto offerto a Dio e insieme «azione d’amore a favore del popolo», come ebbe a dire Benedetto XVI alcuni mesi fa in un’udienza generale. Questa ispirazione tiene lontani i vescovi da ogni fraintendimento politico. La Cei con il Fondo nazionale e le diocesi con decine e decine di iniziative locali, non intendono proporre un Welfare alternativo allo Stato, ma stimolare la politica ad affrontare la dimensione sociale, e non solo finanziaria, della crisi.
Il Consiglio permanente della fine di marzo dovrà anche indicare come verranno utilizzati i soldi. Bagnasco ha più volte spiegato che non saranno interventi "a pioggia". È possibile che la Cei individui una tipologia di destinatari, significativa e dall’alto valore simbolico anche per la politica, come le famiglie monoreddito, dove chi lavorava è stato licenziato o ha perso il lavoro perché precario e dunque non ha alcuna tutela, con i figli che vanno a scuola o all’università, con il mutuo da pagare. Ma si sta ragionando anche sul fatto che non sia denaro donato a fondo perduto, ma da restituire, magari a tasso zero, in modo che un Fondo di questo tipo diventi strutturale e duri nel tempo.
La Caritas in prima linea
La Chiesa italiana su questo fronte ha schierato le sue forze migliori. In prima linea c’è la Caritas, che ha già avviato alcune iniziative significative per affrontare la crisi. Non ci sono infatti solo il pacco viveri o i pasti delle mense, ma anche l’Osservatorio nazionale sull’accesso al credito, che la Caritas ha istituito con la Fondazione responsabilità etica e il Centro culturale Ferrari di Modena, per tenere sotto controllo il costo del credito e le difficoltà di accesso per le famiglie povere. È la carità che aguzza l’ingegno, analizza, trova soluzioni.
Il viaggio che Famiglia Cristiana intraprende da questa settimana racconterà la crisi e di come la Chiesa si ingegna dentro uno scenario drammatico. Dal Nord al Sud dell’Italia vi sono decine e decine di iniziative. Esse, nota monsignor Giuseppe Merisi, presidente della Caritas e vescovo di Lodi, «non si presentano come una magica soluzione ai problemi, ma ripongono fiducia nell’impegno di solidarietà, accanto a chi è in difficoltà». È una rete che abbraccia l’Italia e stimola buone pratiche soprattutto sul fronte del credito, rete di intesa spesso insieme alle amministrazioni e alle banche locali. Decine e decine di accordi sono stati stipulati con altrettante banche del sistema di Credito cooperativo, le più vicine alla gente, che hanno già avviato moltissimi progetti di microcredito, secondo una formula efficace.
La scorsa settimana se ne è parlato molto al Consiglio nazionale della Caritas. Nel settore bancario, spiega don Vittorio Nozza direttore della Caritas italiana, «occorre ristabilire un equilibrio che chieda alle banche non una generica responsabilità sociale, ma di diventare anche strumento di accesso al credito per le famiglie e le imprese, così da promuovere un’economia più responsabile». Lo ha fatto monsignor Cesare Nosiglia, a Vicenza, convocando gli Stati generali dell’economia vicentina. Lo ha fatto il vescovo di Melfi monsignor Gianfranco Todisco. Lo fanno i vescovi del Sulcis in Sardegna e il vescovo di Prato, Gastone Simoni, luoghi di crisi profonda evocati dal Papa.
Molte diocesi hanno scelto le Acli, per la loro grande esperienza con i Patronati e i Caf, come strumento per far funzionare Fondi di solidarietà. È accaduto a Milano, dove il Fondo per il lavoro e la famiglia ha raccolto oltre 3 milioni di euro e le donazioni continuano, aggiornate ogni giorno sul sito www.diocesidimilano.it. Poi c’è il coinvolgimento di altre associazioni, oltre le Acli, dal Banco alimentare, alla San Vincenzo, a molte congregazioni religiose. In Umbria, dove i vescovi hanno stabilito per il 29 marzo una colletta regionale per il Fondo "Famiglie e disoccupati", la San Vincenzo e il Banco alimentare assistono già 30 mila famiglie. Ma la rete è ancora più estesa. La racconteremo nel nostro lungo viaggio.





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