Tutte le carte da rimescolare

"Corriere della Sera" del 26 ottobre 2012

Massimo Franco ( 26 ottobre 2012 )

"Il vuoto lasciato dalla tortuosa uscita di scena di Silvio Berlusconi induce a chiedersi dove andrà il suo elettorato...."

IL DOCUMENTO CATTOLICO, LA MOSSA DEL CAVALIERE
Tutte le carte da rimescolare
IL DOCUMENTO CATTOLICO, LA MOSSA DEL CAVALIERE

Tutte le carte da rimescolare


Il vuoto lasciato dalla tortuosa uscita di scena di Silvio Berlusconi induce a chiedersi dove andrà il suo elettorato. È una domanda strategica, perché l'alleanza modellata dal e sul Cavaliere ha rappresentato il baricentro del sistema politico italiano dopo la fine della Guerra fredda. A livello governativo, si può dire che lo spazio è stato occupato da Mario Monti, icona di un'«altra Italia» più credibile sul piano internazionale rispetto a quella degli ultimi esecutivi. Ma nelle urne il presidente del Consiglio sarà presente solo come punto di riferimento simbolico: un «non candidato» al quale ci si può richiamare, ma che non si può votare.

La sua comparsa ha accelerato la scomposizione dei vecchi schieramenti. E il tentativo di aggregazione fra quanti si definiscono «montiani» e vogliono offrire una scelta alternativa a quelle tradizionali, segna una novità e un passo avanti: se non altro perché mette da parte ambizioni e velleità personali. Il documento che pubblichiamo oggi supera la nebulosa del convegno di cattolici dello scorso anno a Todi. E, nel suo trasversalismo, punta a ridurre la frammentazione e a rilanciare un'agenda europea che altrimenti apparirebbe annacquata, se non disdetta. È un fronte che prima mostrava generali e colonnelli inclini al protagonismo. Ora, invece, cerca di diventare l'interlocutore di un elettorato in fuga dal centrodestra e, in parte, dalla sinistra.

Di quest'area sarebbe perno naturale Pier Ferdinando Casini, il più «montiano» fra quelli che appoggiano il premier. Ma un Pdl schierato con Palazzo Chigi, seppure per necessità, insidia e insieme incrocia l'Udc: anche per il plauso col quale il Vaticano si è affrettato a salutare il passo indietro di Berlusconi. E il Pd di Pier Luigi Bersani, slittando verso un'alleanza con le sinistre, di fatto sta archiviando Monti, a costo di regalarlo agli avversari. La stessa idea di ereditare una fetta del consenso del centrodestra per forza di inerzia è tutta da verificare. È rivelatore lo smottamento di Pdl e Lega alle ultime Amministrative: un calo che non ha portato voti al cosiddetto «Terzo polo», se non in misura trascurabile.

Significa che i due elettorati non sono vasi comunicanti. Una parte consistente dei frutti raccolti in passato dal Cavaliere e dal Carroccio di Umberto Bossi è rotolata nella nebulosa del Movimento 5 Stelle del comico populista Beppe Grillo: un «parcheggio» che espande i suoi confini, insieme al disorientamento e alla delusione di elettori che optano per la protesta perché non vedono un'alternativa di governo all'orizzonte. È possibile che per arginare questa deriva i partiti alla fine decidano di tenersi la brutta legge elettorale di adesso. Ma il risultato sarebbe quello di perpetuare con una forzatura alleanze ormai finite, prolungando e complicando una fase di transizione.

Non ricandidandosi, Berlusconi ha voluto togliere l'ultimo alibi agli avversari, e presentarsi come un benemerito disinteressato al potere. In realtà, ha soltanto preso atto che la sua stagione è finita. Comunque sia, la mossa offre a tutti l'obbligo di ridefinirsi. Da questo momento, velare le proprie responsabilità dietro quelle altrui sarà più difficile. Un elettorato stanco e diffidente è meno disposto ad accettare mediocri scaricabarile di fine legislatura.


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