Arcipelago cattolico

www.robertomolinari.it del 1° febbraio 2013

Roberto Molinari ( 01 febbraio 2013 )

Questa mattina il quotidiano di Varese "La Prealpina" ha pubblicato una mia riflessione sul mondo cattolico. Ovviamente per giuste ragioni di spazio il testo è contenuto e breve. Quì di seguito trovate il lavoro più articolato e completo da cui poi ho tratto il testo apparso sul giornale.

Arcipelago cattolico

E’ di qualche giorno fa la notizia dell’annullamento dell’appuntamento di Todi3. Da qualche anno a Todi si ritrovano le maggiore associazioni di area cattolica per riflettere sulla situazione politica nel nostro Paese. Proprio in uno di questi incontri, secondo la stampa, fu dato il ben servito al governo Berlusconi.
Todi3 è stato annullato perché, questa la versione ufficiale, troppo a ridosso delle elezioni e perché era stato invitato il Premier Monti ora parte della contesa elettorale.
Il 3 gennaio scorso una nota a firma dell’Ufficio Stampa di C.L ha di fatto significato e reso pubblico il “liberi tutti” prendendo le distanze da tutte le parti politiche, segno questo evidente che anche all’interno del movimento in molti non “ sono convinti della validità di un collateralismo degli interessi che saldi organicamente aggregazioni sociali, iniziative economiche e referenti politici, il sistema di cui Formigoni è stato il maggior regista.” ( Agostino Giovagnoli ). In una recente intervista Mons. Domenico Mogavero ( attuale commissario CEI per l’immigrazione ) rispondendo al suo interlocutore, dichiara “sicuramente l’esecutivo tecnico è stata una necessità imposta dalla catastrofe nella quale il ventennio berlusconiano aveva precipitato il paese, quindi Monti è senza dubbio meglio di Berlusconi. Però il punto è che non compete a noi vescovi distribuire l’etichetta di cattolico ai partiti. È il laicato cattolico a doversi muovere in piena autonomia rispetto alle gerarchie ecclesiastiche. Continuando a manovrare dall’alto, si fa solo il male della Chiesa. C’è solo da valutare i programmi elettorali dei candidati e vigilare che non venga violato il nostro campo d’azione che è la predicazione del Vangelo…..”.
Su Vaticaninsider, inserto telematico del sito de “La Stampa”, in un articolo dal significativo titolo “E’ aperta la caccia ai voti del cielo”, il sociologo Diotallevi dichiara “ dal referendum del 2005 sulla procreazione assistita non si registra più empiricamente una influenza della gerarchia ecclesiastica sul voto dei cattolici. Ciò non significa che non esiste una correlazione tra religione e comportamento elettorale. L’elettorato costituito da coloro che vanno a messa tutte le domeniche è molto importante ed è mobile. Se allo stato attuale esso si orienta prevalentemente verso il centrodestra non è per ragioni di principio ma perché negli ultimi dieci anni il PD non gli ha mostrato interesse, lo ha snobbato. E anche i cattolici non praticanti sono in gran parte del centrodestra. Inoltre, è molto più alto di quello che si pensi il numero dei cattolici praticanti e non praticanti che al Nord votano la Lega. Comunque, dagli inizi degli anni Novanta la maggioranza dei cattolici ha scelto il bipolarismo e questo si riflette nella scarsa presa di un partito cattolico di centro come l’UDC.” Anche per il futuro di quello che lo storico Giovagnoli definisce come il “collateralismo dei valori” sembra esserci dei dubbi. Così in una intervista fatta dal quotidiano cattolico “Avvenire” a Sacconi del PdL e Mario Mauro ciellino ora con Monti le risposte sul tema sono state diverse e apparentemente distanti. In ultimo il Presidente delle ACLI, Andrea Olivero, dopo essere stato uno degli animatori degli incontri di Todi ha deciso di sostenere il progetto di Montezemolo presidente della Ferrari e quindi di candidarsi per la lista Monti in Piemonte. Superati dunque i tempi dell’aclista Livio Labor che con la sinistra democristiana e sindacale di Donat-Cattin si contestava da sinistra la DC. Per venire poi a livello locale non poco stupore hanno determinato i comportamenti di Cattaneo, proconsole di Formigoni in terra varesina, che, dopo essersi dichiarato entusiasta della candidatura di Albertini in regione Lombardia, ha abbandonato l’ex sindaco di Milano per ritornare nei ranghi del PdL, ma sostenendo che il voto disgiunto rispetto alle politiche era una ipotesi accettabile. (Varesereport ). Una sintesi di dichiarazioni e fatti come questi mi pare possano portare a tre semplici considerazioni e ad una riflessione. Dopo quasi venti anni dalla fine della DC si sono ormai, consumate definitivamente le ragioni storiche dell’unità politica dei cattolici in un’unica formazione. La DC ha vinto politicamente perché anche gli eredi della sinistra, salvo qualche reduce ancora legato a schemi anticapitalisti, condividono appieno i valori della liberaldemocrazia e del mercato, l’alleanza occidentale con gli Stati Uniti, Nato compresa e soprattutto hanno sposato un europeismo forte non riscontrabile certo nel centrodestra berlusconiano. Seconda considerazione. Oggi nessuno, nemmeno le gerarchie sono in grado di spingere o orientare le scelte politiche dei cattolici. Tant’è che possiamo parlare senza problemi di un mondo cattolico visto come un arcipelago composto da tante isolette ciascuna con la sua “teologica verità di fede” indirizzata a scelte politiche diverse e anche distanti. Terzo ed ultimo elemento, il voto del 24 e 25 febbraio prossimo segnerà il tramonto non solo della “seconda Repubblica”, ma anche il superamento del “collateralismo degli interessi e del collateralismo dei valori” e questo perché il dopo elezioni vedrà emergere un nuovo discrimine: un europeismo non di facciata, ma capace di rigenerare la politica italiana e che porterà le formazioni uscite dalla tornata elettorale ad unirsi e a dividersi su questo, o, per dirla con Mauro Magatti preside della facoltà di sociologia dell’Università Cattolica di Milano, a costruire una nuova agenda economica capace di dettare “altri consumi e altre scale di valori: capitale umano e sociale prima di tutto. E dunque cura, relazioni, cultura, ambiente, formazione. Infrastrutture e innovazione ambientale. Il keynesismo del futuro, su scala europea, può rinascere da qui.”
Dopo le considerazioni un breve spunto di riflessione e una domanda. Un quadro si fatto comporta un ulteriore supplemento di attenzione per quello che è, al momento attuale, l’unico partito che si può chiamare con questo nome e, probabilmente, quello col maggior consenso nel Paese, il PD. Il partito Democratico ha una esigenza, ma anche un compito fondamentale per essere il partito del Paese. Dialogare, senza per questo dimenticarsi la laicità ( che non è laicismo ) della politica, col mondo cattolico e con le sue diverse articolazione sapendo che dialogo non è avere rapporti diplomatici con le gerarchie o costruire legami di interesse e questo perché oggi occorre prendere atto che il profilo del cattolico impegnato in politica è radicalmente cambiato, non è più il profilo di uno che è espressione di un mondo organizzato, ma è quello di uno che mantiene saldi i propri valori declinandoli però nella ricerca di una piattaforma politica da condividere che li sottenda senza mai esplicitare il suo credo.
E questo significa anche il superamento delle correnti all’interno del PD che si rifanno più o meno esplicitamente alla tradizione del cattolicesimo popolare. Infine la domanda: se è vero che il mondo cattolico è oggi un arcipelago, almeno per ciò che riguarda le scelte politiche e se è vero che non esiste più la capacità di esprimere personalità di alto profilo rappresentative delle diverse articolazioni, se è vero tutto questo, ha ancora senso parlare di cattolicesimo democratico.?



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