Morto Blumenthal: Isis in lutto

www.prealpina.it del 15 aprile 2013

Mario Visco ( 16 aprile 2013 )

E' morto il mio amico Roberto Blumenthal. E' scomparso in silenzio,in punta di piedi, così come aveva vissuto.Caro Roberto milioni di ricordi si stanno affacciando nella mia mente.Dall'università in poi ci siamo sempre sentiti, frequentati. Abbiamo condiviso speranze, sogni, disillusioni e sconfitte. Mi manchi già.

LA TRAGEDIA
Morto Blumenthal: Isis in lutto
Aveva 50 anni e insegnava Diritto e Economia al Newton: l'ha stroncato un infarto la sera di domenica 14 aprile. Era stato giornalista alla Prealpina e nelle altre testate del gruppo Sev. La tragedia segue di pochi giorni quella costata la vita all'insegnante del Liceo Manzoni, Cristina Basili


Varese - È morto all'improvviso, nella casa in cui abitava con la madre, in via Santa Maria Maddalena, Roberto Blumenthal, professore di Economia e Diritto all'Isis Newton di Varese. Aveva 50 anni. La data dei funerali non è ancora stata decisa perché sarà l'autopsia ad accertare le cause del decesso, imputabili al primo riscontro medico legale, a un infarto. La grande famiglia della Prealpina, della Prealpina del Lunedì, di Lombardia Oggi e di prealpina.it si stringe alla mamma Adriana nel ricordo del carissimo Roby.
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Se n'è andato la sera di domenica 14 aprile, crollando sul letto di casa sua, spintovi da quell'infarto che aveva provato a scherzare sin da ragazzo. Cioè quando, adolescente, gli aveva provocato il dolore più grande: la morte improvvisa del padre cinquantenne.
Se n'è andato così come ha vissuto Roberto Blumenthal: in punta di piedi ma lasciando un solco profondissimo nei cuori di chi, anche solo per un istante, s'è lasciato vincere dalla sua vitalità fatta parola, dai suoi modi essenziali e garbati, dalla sua colta intelligenza.
Roberto Blumenthal aveva compiuto cinquant'anni lo scorso settembre.
Aveva pochi mesi più della sua compianta collega Cristiana Basili, docente di Lettere al Liceo Manzoni di Varese, scomparsa pochi giorni fa per un analogo malore.
Camminava per chilometri ogni giorno il professor Blumenthal "perchè - spiegava col suo solito sorriso a metà fra ansia e affanno - soffro di pressione alta e le pillole da sole non bastano".
Ne soffriva sin da ragazzo, anche quando si dedicava al tennis e al calcio con buoni risultati: la sua generosità agonistica e il suo sinistro rasoterra avrebbe fatto comodo a certi "campioni" dell'attuale Inter, squadra per cui tifava.
Camminava con l’apparente svagatezza degli assorti in un altro spaziotempo ma a passo di marcia, per scongiurare quelli che definiva gli "scherzetti dell'ipertensione". Così da via Santa Maria Maddalena, traversa di viale Borri, ogni mattina partiva a piedi per l'Itis - oggi Isis Newton - dove insegnava Diritto e Economia.
Il professor Blumenthal, meglio "il Roby" (con tanto di pagina Facebook dedicatagli con affetto da allievi e colleghi) ogni giorno scarpinava sia all'andata sia al ritorno. Facevano eccezione rari passaggi in auto presi per scambiare quattro chiacchiere con amici incrociati lì per lì e non certo per contravvenire alla "regola chilometrica". L'ipertensione, pillole a parte, Roberto Blumenthal la curava soprattutto così.
La fame di vita che gli era rimasta incollata nonostante la morte del padre fosse giunta a scombinare la vita sua e della mamma Adriana, appena venuti via dalla loro Torino, Roberto Blumenthal l'ha sempre saputa declinare con curiosità e originalità anche nelle situazioni meno rosee.
Un'originalità umile e indomita che suonava stravagante solo per i cultori della monotonia e che a tanta Varese sarà persino parsa dissonante con certe stonate abitudini.
Fu così che il prof Blumenthal s'era ritrovato a insegnare Geografia politica: lui laureato col massimo dei voti in Scienze politiche, pur d'avere una cattedra s'era deciso a partecipare e a (stra)vincere un concorso per insegnanti di una materia secondaria nel suo corso accademico. Da precario di lusso (per talenti suoi) non s'è mai fatto mancare nulla, tanto meno le difficoltà. Pur di ottenere la cattedra e poi l'abilitazione alla materia che meglio gli veniva d'insegnare, aveva pure rinunciato al mestiere che più l'intrigava. Giornalista per vocazione di curioso e per passione, era infatti troppo colto e riflessivo per potersi dedicare alla "catena di passaggio" di articoli altrui e alla compilazione di relativi titoli e didascalie. Blumenthal cominciò a offrire il suo prezioso contribuito alla completezza informativa sulle vicende di Varese e provincia dell'allora Voce delle Prealpi, organo di partito della Dc, di cui fu militante alla fine degli anni Ottanta, stagione vitalissima del Movimento giovanile targato Lorenzo Airoldi. Collaborò poi per lustri anche con la Prealpina del Lunedì, per Lombardia Oggi e per la stessa Prealpina e con altre testate ancora, non lesinando l'esercizio della sua eclettica cultura su libri e riviste di settore.
Nella sua scuola e per chi ha avuto l’ottima sorte di conoscerlo, il vuoto che Roberto Blumenthal lascia ha la misura dell'infinito, severo, disarmante e soprattutto chiarificatore azzurro del suo sguardo.
Uno sguardo che insegna il segreto dell’esistenza: camminare sottobraccio alla propria morte è un’impresa non solo possibile ma soprattutto feconda di vita.
La sua lezione più importante, Roberto Blumenthal l'ha passata così, lontano dai suoi allievi, una domenica sera, in silenzio. Per sempre.


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