Ma serve un pastore d’anime

"La Stampa" del 17 aprile 2013

Massimo Gramellini ( 17 aprile 2013 )

"Un cardinale di Curia o un pastore d’anime? A differenza dei porporati che hanno incoronato papa Francesco, i politici di Pd e Pdl intenti a ordire la tela del Conclave presidenziale sembrano rifiutarsi di cogliere la richiesta di uno strappo alle consuetudini che arriva dalla stragrande maggioranza dei cittadini..."

Ma serve un pastore d’anime

Un cardinale di Curia o un pastore d’anime? A differenza dei porporati che hanno incoronato papa Francesco, i politici di Pd e Pdl intenti a ordire la tela del Conclave presidenziale sembrano rifiutarsi di cogliere la richiesta di uno strappo alle consuetudini che arriva dalla stragrande maggioranza dei cittadini.



Da settant’anni la prassi è di spedire sul Colle un personaggio dell’establishment che nel corso della sua carriera abbia collezionato il minore numero di nemici possibile. In virtù della carica, il prescelto entra in contatto col popolo e con il tempo si trasforma da notabile elitario in padre della Patria. Ora però si avverte l’urgenza di uno scarto, di incoronare un Presidente che sia da subito in sintonia con la pancia e il cuore di questo Paese economicamente e psicologicamente allo stremo.



La scelta, prima ancora che politica, dovrebbe essere caratteriale. Il prossimo Capo dello Stato erediterà da Napolitano, che a sua volta l’aveva ereditata da Ciampi, l’ultima trincea istituzionale rispettata dagli italiani. L’elezione di una personalità percepita come esponente algido della Casta sarebbe masochista, perché romperebbe il filo esilissimo che attraverso il Quirinale tiene ancora l’Italia collegata al Palazzo. Saltato quel filo, colerebbe a picco tutto.



Pur di scongiurare la catastrofe, c’è chi propone di puntare su una figura completamente estranea a quei salotti romani dove politici e grand commis si incontrano di continuo per riconoscersi a vicenda l’appartenenza a una classe privilegiata. Non un Forrest Gump, ma uno che nella vita si sia realizzato per meriti propri e in ambiti diversi dalla frequentazione degli amici degli amici. Eppure sarebbe una soluzione ingenua e troppo rischiosa. La Presidenza della Repubblica non è un premio Nobel o un Oscar alla carriera. E’ un incarico che richiede senso e pratica delle istituzioni.



Prendiamo la bravissima giornalista Milena Gabanelli, che gli iscritti del movimento di Grillo hanno incoronato nelle consultazioni sul web. Chi non si sentirebbe rappresentato da una donna così tenace, capace e di buonsenso? Affiora però il dubbio legittimo che possa transitare di colpo dalla sala montaggio di Report al comando delle Forze Armate e alla presidenza del Consiglio Superiore della Magistratura. Per quanto la classe dirigente abbia dato pessime prove di sé, conoscere i meccanismi dell’amministrazione dello Stato rimane un requisito necessario per un Paese che non voglia trasformarsi in un set sperimentale. In fondo anche Francesco non è stato scelto fra le guardie svizzere, ma all’interno del collegio cardinalizio.



La sfida è trovare un Papa che venga idealmente dalla fine del mondo. Un uomo o una donna che, pur frequentando la Casta per dovere di ufficio, non ne sia stato contaminato nei comportamenti e nelle idee. Ciascun lettore gli impresti la faccia che vuole, ma il/la Presidente che oggi serve all’Italia deve avere come primo requisito una umanità profonda. Serve qualcuno che, pur essendo «uno di loro», sia fin dal primo giorno «uno di noi».


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