I partiti, la rete e il cuore della democrazia.

www.unità.it del 15 aprile 2013

Giuliano Amato ( 19 aprile 2013 )

Riflessione di Giuliano Amato

I partiti, la rete e il cuore della democrazia.

Si continua a parlare (male) dei partiti, della democrazia al loro interno che manca e dei soldi che quindi non meritano, ma quello che a me sembra il tema centrale continua a non essere colto. Eppure è il tema che, soprattutto oggi, dovrebbe leggersi per primo nel pur laconico articolo della Costituzione che se ne occupa. L’art.49 indica infatti nei partiti lo strumento attraverso il quale “i cittadini concorrono alla determinazione della politica nazionale”.

Ebbene, non è proprio questo ciò di cui più ci si lamenta, e cioè il fatto che degli indirizzi politici i cittadini sentono parlare dai politici, ma loro hanno ben poche occasioni di concorrere a formarli e usualmente li si chiama soltanto per schierarsi con chi li ha formati? E non è contro questo andazzo, che mina al cuore la democrazia, che trovano la loro legittimazione i movimenti che si avvalgono della rete e delle possibilità che essa offre di far esprimere chi vuole farlo? Non tutti ci riescono, alcuni, come i Pirati tedeschi, lo fanno davvero, altri fingono di farlo. Ma tutti, in un modo o nell’altro, appaiono presenti nel grande vuoto di democrazia che hanno lasciato i vecchi partiti, i quali, quando funzionavano, servivano proprio a rendere partecipe la “base” degli orientamenti che si venivano formando.

Dopo di allora, grandi sondaggi, grandi primarie, ma la “democrazia”, cioè il popolo che concorre alle decisioni che si adottano, è sempre rimasta zoppa. Più partecipazione perciò nella scelta dei leaders a cui affidarsi. Ben poca partecipazione, però, alle scelte che essi poi fanno sui cittadini.

Proprio perché di questo si tratta, proprio perché i venditori di rete hanno successo anche quando non lo meritano, il bisogno di ristabilire processi interattivi fra chi rappresenta e chi è rappresentato, fra chi governa e chi è governato, includendo anche i tanti, tantissimi che la rete non la frequentano, è impellente. Ed è al suo soddisfacimento che i partiti dovrebbero essere vincolati. E’ perciò nell’organizzazione dei necessari processi che dovrebbe vedersi il fulcro della auspicata democrazia interna, invece di continuare a parlare soltanto di formazione degli organi, di primarie, di diritti delle minoranze.

Lo vado dicendo e scrivendo da tempo e l’ho scritto, fra l’altro nel rapporto che feci al Governo, in particolare sulla attesa legge destinata ad attuare i principi dell’art.49. Scrivevo al riguardo che dovrebbe essere ridefinita, proprio sulla base di quell’articolo, la missione dei partiti e che il primo punto dovrebbe essere proprio questo, l’organizzazione costante dei procedimenti attraverso i quali consentire agli iscritti di concorrere alla formazione degli indirizzi che poi i loro rappresentanti andranno a sostenere nelle sedi istituzionali. Si dovrà trattare di procedimenti, come dicevo, interattivi nei quali ciascuno, ascoltando gli altri e ascoltando opinioni anche diverse dalla sua, diviene corresponsabile di un orientamento comune. Ce n’è bisogno e, pensiamoci, la rete non sempre lo consente, anche perché in essa si tende a chiudersi in enclaves dove stanno insieme quelli che la pensano allo stesso modo, impermeabili agli altri ed anzi ostili agli altri. E questa non è democrazia, che è invece dialogo, scambio.

Scriveva Elias Canetti che le nostre teste sono diverse dalle palle di biliardo, perché dopo che si sono incontrate non sono mai, o non dovrebbero essere mai, com’erano prima. La rete è troppo spesso un tavolo da biliardo. Costringiamo i partiti, proprio avvalendoci delle contribuzioni private sulle quali sempre più dovranno contare per il proprio finanziamento, ad essere qualcosa di meglio e di più.

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