Quirinale: la tela di Renzi per Prodi obiettivo: andare presto al voto

www.ilmessaggero.it del 19 aprile 2013

Nino Bertoloni Meli ( 19 aprile 2013 )

"Strategia in due tempi: prima l’indicazione per Chiamparino poi la carta vera dell'ex premier. Salta l’incontro con Bersani.."

Quirinale: la tela di Renzi per Prodi obiettivo: andare presto al voto

Strategia in due tempi: prima l’indicazione per Chiamparino poi la carta vera dell'ex premier. Salta l’incontro con Bersani



ROMA - Un senatore del Pd ex democristiano si avvia a tarda sera alla riunione della propria corrente e viene fermato da una collega renziana.
Lei gli chiede «sai dove si riuniscono i miei?» E lui fa: «Come raccontava Andreotti, il Padreterno due cose non ha mai saputo, quanti fossero gli ordini religiosi e quante fossero le correnti dc». E’ stata nottata di summit di correnti in casa democrat. I veltroniani si sono riuniti nella sede vicino al Pantheon; i prodiani si sono visti ai gruppi parlamentari per approvare il bilancio della scorsa legislatura; i bersaniani sono perennemente riuniti con Nico Stumpo che fa da riferimento, e via correntendo.

LE TRUPPE
La riunione più attesa e preparata è stata quella dei renziani, con tanto di annuncio che il sindaco prendeva il treno da Firenze per recarsi a Roma dove avrebbe incontrato Bersani, ma poi la cosa è saltata, sicché Matteo il giovane si è visto con i suoi oltre cinquanta grandi elettori in quel di Eataly, discutere e contemporaneamente mangiare qualcosa non guasta. Mi vedo con i miei parlamentari, mangerò qualcosa con loro, poi domani incontrerò alcuni del gruppo dirigente del Pd, ma non Bersani», informa il sindaco non appena mette piede nella Capitale. «Ma vi pare possibile che il segretario porti a votare i gruppi parlamentari per il Quirinale senza minimamente coinvolgere Matteo, che pure alle primarie ha preso il 40 per cento?», chiedeva e si chiedeva assai poco retoricamente Paolo Gentiloni, «ora come minimo va cambiato almeno metodo, se vuoi procedere su un nome e su una prospettiva, devi almeno assicurarti che il partito poi ti segua».

I NOMI
Ma a che cosa punta Renzi? Ha un candidato da sponsorizzare e, possibilmente, da contribuire a portare al Quirinale? E soprattutto: quale progetto politico affibbiare alla eventuale candidatura tale da facilitare il percorso renziano che porti a elezioni nel breve giro di pochi mesi? La tela del sindaco si compone di due strati: il primo è già stato sperimentato e riguarda il nome di Sergio Chiamparino, l’ex sindaco di Torino, seguace di Giorgio Napolitano quand’era nel Pds, ora grande sponsor di Renzi, nome che nelle due votazioni è lievitato passando dai 40 della prima conta ai 91 della seconda. Che significa? Pare che Renzi abbia fatto arrivare il nome sia a Bersani che a Berlusconi, ricevendone un poco entusiastico «ni» dal primo e un «non possumus» dal secondo. Chiamparino rimane comunque lì, anche come punto di raccordo con una parte di Scelta civica, quella non cattolica e modernista, che potrebbe ritrovarsi sulla candidatura di un riformista come l’ex sindaco di Torino. Ma dietro la sottile sagoma di Chiamparino, si comincia a stagliare la vera figura, il vero nome che Renzi ha in animo di sponsorizzare e facilitare: Romano Prodi.

Chiaro il significato politico: non sarebbe il candidato del gradimento di Berlusconi; non avrebbe incorporato il problema di dover dare poi l’incarico a Bersani per quel governo di minoranza sempre più evanescente; aprirebbe la strada a una qualche intesa con i 5stelle non foriera di chissà quali ricadute politiche («non è che poi dobbiamo farci un governo insieme», assicura il renziano Federico Gelli); spianerebbe la strada a elezioni a strettissimo giro. E Renzi rientrerebbe dalla porta principale nel gioco politico dentro il Pd, come co-autore facilitatore della candidatura vincente per il Colle. Un Prodi in grado di rinsaldare il fronte di centrosinistra, visto che Vendola al momento vota Rodotà, ma è pronto a convergere sul nome dell’ex premier. «Come si fa a dire no a Prodi?», diceva il governatore tra una pausa e l’altra in tv.

Nel Pd la confusione regna sovrana. I giovani turchi con Matteo Orfini attaccano: «Il Pd sta rischiando forte, e non c’è sorte personale del segretario che tenga, il bene del partito è superiore». Poco più in là Stumpo, l’uomo di Bersani per l’organizzazione, allarga le braccia e fa: «Bersani è ovvio che al congresso non si ricandida, l’ha già detto. Arriva Renzi? Mah, noi gli contrapporremo qualcuno, Barca, non so, e vediamo come va a finire».


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